Eroi

Non si vedono in TV, i giornali ne parlano raramente. Tuttavia non sono degli sconosciuti, anzi, c’è tutta una serie di persone che di questi ficcanaso ne sa moltissimo e ne vorrebbe sapere ancora di più. Per fermarli. Sì, perchè quando si comincia a pensare, a parlare e, soprattutto, a far pensare gli altri, è difficile non farsi dei nemici.  Nemici che ti rendono la vita impossibile, ma contro i quali ci sono tante persone che hanno deciso di lottare a carte scoperte, perchè, come diceva Paolo Borsellino, “chi ha paura muore ogni giorno. Chi non ha paura muore una volta sola”.

C’è Gianni Lannes, direttore di un giornale on line. Da tempo segue la vicenda delle navi dei veleni e degli inceneritori del Sud Italia, per i quali ha aperto un’inchiesta. Il primo avvertimento a Luglio: l’automobile in fiamme. Pochi giorni fa, la replica: a Orta Nuova, circa 23 km da Foggia, un esplosione distrugge la sua macchina.

C’è Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela. Quando parla delle intimidazioni subite dalla mafia, dice che “non sono minacce, sono condanne a morte”. Crocetta ha creato, durante la sua magistratura, un’associazione antiracket a cui hanno aderito più di 120 imprenditori e commercianti, che hanno iniziato a denunciare le estorsioni, contribuendo all’arresto di oltre 950 mafiosi. Non sa nepppure cosa significhi vivere normalmente, o forse lo sa meglio di tutti: “Non è facile vivere con questo pensiero” – ammette – “Non puoi avere una vita normale, non puoi andare a mangiare un gelato, io vivo a 300 metri dal mare e non posso più andare a farmi il bagno. Non posso nemmeno affacciarmi sul balcone. E’ un pensiero talmente costante, che mi sono quasi abituato all’idea”.

C’è Giulio Cavalli, 32 anni, attore e regista. Migliaia di pagine di intercettazioni lette, raccontate nelle piazze di Gela, Alcamo e Corleone, mettendo alla berlina Bernardo Provenzano, Totò Riina e i loro picciotti. Cavalli non ha paura. Si chiede, semmai, “se è giusto far pesare questa vicenda su quanti mi stanno intorno”. Da mesi vive nella consapevolezza che ogni suo spostamento è vigilato da persone incaricate di osservarlo: gli “avvertimenti” non si contano più. Bare disegnate sulla porta, gomme dell’auto squarciate. A Ottobre è tornato sul palcoscenico, ma a Milano, con un monologo (Cento passi dal Duomo) dove racconta trent’anni di ‘ndrangheta in Lombardia, partendo da Calvi e Sindona ed elencando nomi di ciò che oggi c’è, più che mai, nel Nord Italia.

C’è Lia Beltrami, assessore della provincia di Trento, rea di impegnarsi per la convivenza, l’integrazione e l’accoglienza dell’altro (come gli stranieri, richiamati anche in Trentino dalle esigenze dell’economia e del lavoro). Queste cose non piaccioni a tutta una schiera di fanatici razzisti: minacce, buste con proiettili e pedinamenti. Impossibile continuare a vivere se non sotto scorta.

C’è Don Luigi Ciotti, che è anche scrittore ed editorialista. Da anni non è libero di muoversi da solo perchè non esita a farsi dei nemici: trafficanti di droga, mafiosi, sfruttatori di prostitute. “Sono solo un cittadino che sente prepotente dentro di sé il bisogno di giustizia”, minimizza. Nel ‘95 nasce Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, un network che oggi coordina nell’impegno antimafia oltre 700 associazioni.

Cinque piccole storie. Di persone che oggi vivono sotto scorta in Italia ce ne sono 570. Molte di esse occupano le alte istituzioni della politica, ma altrettante sono giornalisti, scrittori, sindaci, panettieri, educatori. Uomini e donne che tengono entrambi gli occhi bene aperti e che, per invogliare le altre a fare lo stesso, hanno rinunciato a una vita normale. Pur sapendo che a molti di loro non piacerà, è difficile esimersi dal definire queste persone eroi.

Pietro Crippa

fonti: www.europarl.europa.eu

da IL FARO MAGAZINE L’ARTICOLO QUI

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