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Arte

Wakeupnews intervista Giulio Cavalli

Ed ecco a voi il saltimbanco della modernità

di Claudia Landolfi

Teatrante, attore, regista, scrittore. Sono tante e sempre limitate le definizioni che possono circondare la figura di Giulio Cavalli. Nella sua vita sembra quasi esserci un connubio totale con la parte artistica, e non si parla di una coerenza etica che si traspone nelle sue opere ma quasi di una missione, una strada intrapresa dalla quale probabilmente non si può fare ritorno. Sul palco, prima ancora di presentare un attore,  presta il suo volto e le sue idee.

Per questo gli chiediamo se crede che questo percorso, nel suo caso, sia davvero inscindibile e lui ci risponde, con massima chiarezza, che non può esistere, nel suo lavoro costante, una scissione tra il personaggio che sale sul palco e la persona che ogni giorno porta avanti una battaglia che si chiama “onestà prima di tutto”. È onestà e coerenza il lavoro quotidiano che in primis impegna il suo mestiere. Un percorso lungo e difficile che non può essere insegnato né appreso da maestri o uffici ufficiali. Questo è il percorso di una vita che si trasmette e si riceve ogni giorno dalla strada, nello scenario che fa da sfondo a questa Italia e non solo.

Ecco da dove proviene il teatro di Giulio Cavalli, il suo spirito nel raccontare e risvegliare le vicende che ci circondano. E come lui stesso dice : “Io non ho mai studiato recitazione, il mio mestiere non è quello dell’attore e di certo non è questo che sto inseguendo” . Proprio in quest’ottica dobbiamo cogliere il volto della scena: un palcoscenico come mezzo o come piazza per continuare a raccontare realtà e fatti che si incontrano in un’unica voce.

Più volte definito “Teatro civile”, Cavalli insiste come non sia nella forma ma nei contenuti che si sceglie il proprio posto. Se si vogliono utilizzare definizioni allora meglio quella di “Teatro partigiano”, e non perché si scelga uno schieramento ma perché ci si schiera, si sceglie d’essere e la parola, allora, diventa azione.

Non ci stupisce, quindi, la reazione forte e le intimidazioni provenienti dal mondo mafioso arrivate dopo la messa in scena del suo spettacolo Do Ut Des, riti e conviti mafiosi, debuttato nel maggio del 2008. Se la parola scavalca la narrazione ed esce dai giochi romanzeschi allora anche il teatro può diventare un luogo di minaccia; e Giulio Cavalli risulta essere il primo artista posto sotto scorta a seguito delle intimidazioni ricevute a fronte del suo spettacolo.

Ma è questa “la bellezza dell’impegno”. Un tutt’uno sulla scena e nella vita, senza mai rinunciare alla propria integrità e coerenza, anche quando la prepotenza prova a mettere silenzio e a bendare gli occhi. Siamo lontani dal teatro d’intrattenimento, dai trucchi di scena e dallo spettacolo del fuoco d’artificio.

Oltre al teatro Giulio Cavalli prosegue il suo lavoro d’informazione e denuncia tramite un programma d’emittente radio, Radio Mafiopoli.  Ma la novità più forte e di poco recente è la scelta della candidatura alle elezioni regionali in Lombardia, nelle province di Milano e Varese. Perché “se la bellezza dell’impegno non è un concetto teorico o una frase ad uso della stampa o delle televisioni” – come scrive lo stesso Giulio Cavalli- è giusto, allora, trasformare la teoria nei fatti.

“La politica è il mezzo con cui si può creare un cambiamento reale e profondo. La politica è la possibilità di elevare la qualità di vita di tutti, è la possibilità di creare una solidarietà che non compare solo per le emergenze ma è costante come l’avvicendarsi delle stagioni. Può essere vista come impopolare la candidatura? Può essere vista come contaminazione o addirittura corrosione di una mia integrità artistica ed esistenziale? Bene, che lo sia”.

http://www.wakeupnews.eu/public/wordpress/?p=8061

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