ho avuto modo questa mattina di leggere il Suo giornale, come ogni mattina e mi sono ritrovato citato nell’articolo “Torna la Binetti ma e’ con Casini” a firma del giornalista Carlo Bertini in cui vengo inserito tra le candidature appartenenti al mondo dello “Show business” a fianco dell’igienista berlusconiana Nicole Minetti e altri “colleghi”.
Le confesso, direttore, che sono più che abituato alle diverse e banalizzanti etichette che in questi anni mi sono meritato da semplicistiche penne che hanno incrociato la mia storia; non ultima quello dell’”attore minacciato dalla mafia” che anche il Suo giornalista e’ andato a ripescare. Per questo Le confesso che sono preparato a leggere in gran quantità accostamenti più o meno in malafede con “uomini di spettacolo” che dovrebbero essere solo note di colore e di costume di questa prossima campagna elettorale.
Non riesco pero’ (per la stima che ho per Lei, la Sua storia, e il Suo giornale) a trattenermi dall’esprimerle il mio rammarico nel scoprire che proprio Voi avete aperto questa strada.
Chieda a mia moglie o ai miei figli o ai miei collaboratori quanti lustrini delle show business hanno in una giornata che e’ scandita dalla scorta e dalla mancanza di libertà e serenità. Chieda ad Addiopizzo, Libera e le altre associazioni con cui mi onoro di collaborare da anni nelle piazze, nelle scuole e nei convegni, quanto ci sia di “spettacolare” nelle nostre attività. Chieda ai famigliari delle vittime di mafia con cui abbiamo elaborato testi e progetti quanto la preservazione della memoria sia un lavoro carbonaro e non certo merce da palcoscenico.
Le etichette banalizzanti e gli accostamenti incauti sono molto più sconfortanti delle pallottole anonime, caro direttore. E Lei questo dovrebbe saperlo bene. Accostare il mondo che con umiltà e fatica cerco quotidianamente di rappresentare a vallette o quant’altro e’ perlomeno ardito.
Certo di un Suo riscontro.
Con immutata stima
Giulio Cavalli
VARESE – In provincia di Varese c’è un candidato particolare a queste elezioni regionali. Corre con l’Italia dei Valori, è di Lodi e si chiama Giulio Cavalli, professione attore. Segni particolari: vive sotto scorta ormai da anni, perché nei suoi spettacoli, soprattutto con l’ultimo “A cento passi dal Duomo” (in scena al Teatro Condominio di Gallarate il prossimo 11 marzo alle 21), racconta con estrema precisione le infiltrazioni mafiose nel nord Italia, in particolare in Lombardia.
“Estrema precisione”, perché Cavalli non si tira indietro, e fa nomi e cognomi. Per questo si è meritato minacce continue da parte della mafia. Ma a queste elezioni ha deciso di partecipare in prima persona.
Giulio, come mai hai deciso di candidarti alle elezioni regionali, e perché proprio con l’Italia dei Valori?
Perché me lo hanno chiesto. Da parecchio tempo Luigi De Magistris, il presidente Di Pietro e Sonia Alfano (figlia di Beppe, giornalista ucciso dalla mafia nel 1993, n.d.r.) insistevano perché mi candidassi. Ho scelto le regionali perché qui si esprimono ancora le preferenze: mi sembrava importante mettermi in gioco in prima persona.
Non hai paura che venga intaccata la tua credibilità? È un rischio che corre chi “si butta in politica”.
Non penso che la mia credibilità subirà danni, proprio perché ho scelto il meccanismo delle preferenze: la gente che mi vota deve scegliere proprio me. E io, anche da candidato, non fingo di avere un manifesto politico. Il mio lavoro, i miei spettacoli, lo sono di per sé. Non credo esistano gli “eroi” dell’antimafia. Dobbiamo esserlo tutti, tutti i giorni. È vero anche che la politica è vista spesso come una cosa “sporca”: la mia battaglia, allora, sarà quella di non lasciare che la mia immagine venga sporcata dall’idea che altre generazioni di politici hanno creato, e cioè che l’impegno politico voglia dire per forza basso compromesso. La politica deve tornare ad essere quello che è per me, cioè un impegno vero per il proprio Paese. Tutti i partiti devono dimostrare di essere contro la mafia con i fatti: questa sarà la nuova onestà della politica.
Perché hai scelto di candidarti anche nella nostra provincia?
Perché Milano, Monza e Varese sono le provincie lombarde a più alta infiltrazione mafiosa. Perché sono ricche, e poi in provincia di Varese c’è Malpensa: un’occasione ghiotta per chi, come la mafia, vuole fare grandi affari. Oggi la mafia non fa più tanto rumore, perché ha capito che allungare una mazzetta all’impiegato comunale è più efficace e più redditizio piuttosto che ammazzare o minacciare qualcuno. Ed è questo il vero pericolo: il silenzio è la scusa a portata di mano per dire che qui “la mafia non è arrivata”. Invece il silenzio della mafia va affrontato. Io però sono ottimista: i lombardi sono gente operosa, saranno capaci di liberarsi di questo cancro per tornare a prendere in mano il proprio futuro.
La tua candidatura, però, ha scatenato un piccolo terremoto all’interno dell’Italia dei Valori di Varese.
A me le beghe di partito non interessano. Quello che è successo è un fatto spiacevole legato ad una vecchia concezione della politica, quella che pone le tessere al centro dell’azione di partito, non gli interessi della gente. Io non sono interessato a farmi coinvolgere. Per me l’impegno è bellezza.
Torna quindi, con Giulio Cavalli, il confronto tra la bellezza e l’inferno, che un altro simbolo dell’antimafia, Roberto Saviano, ha approfondito in un libro e in uno spettacolo teatrale. Ed è davvero interessante notare come la bellezza in tutte le sue forme sia ritenuta anche da Giulio Cavalli l’arma principale contro la mafia.
Chiara Frangi
«Devono avere la forza di diventare loro la politica» Giulio Cavalli, regista, attore e candidato «indipendente» dell’IdV in Lombardia: «È dal 500 che si va in piazza per le ingiustizie. La società civile non deve essere “ospite” in casa d’altri» – Il colloquio
di Eduardo Di Blasi
Giulio Cavalli, classe 1977, attore teatrale, autore e interprete di quel cosiddetto «teatro civile» che lo ha portato per vie scomode, affrontando nei propri spettacoli temi difficili, primi fra tutto quello della mafia. Ha subito ritorsioni. E per questo vive sotto scorta. A Milano, due settimane fa, hanno rinvenuto nei pressi del teatro dove andava in scena il suo spettacolo «A cento passi dal Duomo» (scritto con Gianni Barbacetto), una busta con 23 proiettili. Ennesima minaccia. Giulio, che è candidato per l’IdV al consiglio regionale della Lombardia, spiega così la sua «discesa in campo», sponsorizzata anche da Luigi De Magistris e Sonia Alfano: «Mi ero stancato di essere accusato di fare teatro troppo politico…». Lui, candidato indipendente, figlio della cosiddetta società civile, cosa pensa del Popolo viola che scende in piazza per la giustizia? «La piazza è stata per me è stata una cassa di risonanza importante, soprattutto se contenuta nei modi civili. E il Popolo Viola ha anche aggiunto vette estetiche magnifiche come il manifesto sul “compagno Fini”. Quello che serve è che faccia lo scatto e diventi “politica”». Quella del No B-day è stata definita una piazza antipolitica. «No, era l’alternativa politica, che però deve “entrare” ancora nella politica. A me fa arrabbiare la distinzione tra società civile e politica. Io, ad esempio, sono un candidato indipendente, nuovo prodotto di marketing. Si dice: “La politica apre alla società civile”, come se fosse un piacere che le fa. Non è un danno enorme pensare che il professionismo politico può poi fare delle concessioni alla società civile? No, adesso bisogna reclamare il proprio posto. Siccome io mi incazzo sulle parole. E noi siamo riusciti a farcele fregare, credo che il candidato indipendente faccia il paio con il giusto processo, l’impedimento legittimo . Un giorno mi aspetto la giraffa alta… Il candidato indipendente viene accolto in una casa ma lo arreda. io non voglio fare il coinquilino a sbafo». Che speranza ha di essere eletto? «Non ne ho la più pallida idea». È una battaglia praticabile? «Per me sì, ma sta parlando con uno che si è buttato dentro anche alla battaglia contro la ‘ndrangheta in Lombardia, che vedo praticabile…». A Milano non c’è la mafia, dicono le istituzioni cittadine… «La mafia in Lombardia è così conclamata che basta mettere in fila cinque subappalti. E per questo che la società civile deve avere un proprio posto al Pirellone, dove le carte dei subappalti passano. Si tratta solo di rendere tutto trasparente. Io voglio essere quello che in siciliano si direbbe uno scassaminchia. Uno scassaminchia con una sua estetica. Non un urlatore da piazza, ma uno scassaminchia con poesia. Voglio essere il Ponte di Messina tra la società civile e il Pirellone». Le ultime notizie di cronaca ci consegnano un quadro inquietante… «Che Di Girolamo fosse vicino agli Arena, basterebbe alzare il telefono e chiamare Pino Masciari. Si vedrebbe anche come in Italia vivono i testimoni di giustizia e come vivono corrotti e corruttori. La cosa che mi stupisce è che ogni volta ci debba essere questa fatica a dover convincere che la ‘ndrangheta è vicinissima alla politica. Quelle intercettazioni hanno alzato il tappeto e ci hanno fatto vedere i veri rapporti di forza in questo Paese». Queste informazioni non sembrano muovere l’opinione pubblica… «È che c’è troppa poca gente che vota, ed è frutto dell’impermeabilizzazione che la televisione ha fatto». Il Popolo viola scende in piazza per la giustizia… «Uno degli aspetti più sorprendenti del Popolo viola è stato quello di aver reso “la giustizia” un problema di pancia. La giustizia! Che di solito è vista come un problema tecnico delegato ai tecnici. E invece è dal Cinquecento che il popolo scende in piazza per le ingiustizie». La mobilitazione è nata sulla rete. Pensa possa essere una nuova piattaforma di scambio di idee? «Non riusciranno a fermarlo. A differenza della televisione che l’hanno educata loro, che l’hanno male-educata come loro conveniva, la rete è difficile da educare. La rete è uno dei valori da difendere». ROMA
25 febbraio 2010
pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 19) nella sezione “Cronaca italia”
Noi cittadini vogliamo esprimere il nostro dolore e la nostra rabbia per la selvaggia aggressione al fiume Lambro, alle sue sponde, al fragile ecosistema che faticosamente stava cercando di recuperare la sua vitalità dopo decenni di inquinamento.
La catastrofe ecologica di questi giorni rischia di vanificare l’opera di risanamento necessaria a riportare la vita nel fiume più inquinato d’Italia.
Noi non ci rassegnamo e chiediamo una risposta rapida e determinata alle istituzioni.
Per questo lanciamo un appello a tutte le forze sane del Paese, agli imprenditori, alle associazioni, agli amministratori locali e regionali, al Governo, al mondo della politica e ai semplici cittadini, perché ciascuno si impegni in una straordinaria opera di attenzione e risanamento del fiume e del suo territorio.
C’è bisogno dello sforzo congiunto di tutta la comunità, di un grande abbraccio che stringa forte il nostro fiume, lo liberi dai veleni, gli restituisca la vita e gli faccia sentire l’affetto di chi lo ama.
Aderiscono le associazioni: Legambiente, WWF, Italia Nostra Milano, CIA Milano -Lodi – Monza e Brianza, Slow Food Milano, ARCI Milano, Terre di Mezzo, Fa’la cosa giusta
Appuntamento sabato 27 alle ore 11.30 nel Parco Lambro di Milano:
indignati per la selvaggia aggressione al fiume e al suo prezioso ecosistema stringiamo in un abbraccio simbolico il Lambro con una lunga catena umana.
Partecipate!
Firmate l’appello per chiedere che ci sia restituito il nostro fiume curato e pulito!
Vogliamo riavere il nostro fiume, curato e pulito
Una lunga catena umana che stringe in un abbraccio simbolico il fiume Lambro. E’ l’iniziativa che stiamo organizzando per sabato 27 febbraio dopo la catastrofe ecologica che ha investito questo corso d’acqua e che ora sta drammaticamente colpendo il Po.
L’onda nera di idrocarburi, partita martedì dalla ex raffineria di Villasanta, in provincia di Monza, ha già percorso 150 chilometri, lasciandosi alle spalle una terribile devastazione ecologica. Nelle prossime settimane il Lambro sarà pieno di macchie oleose e inquinato dagli scarichi del depuratore fuori uso di Monza.
Vogliamo, insieme ai cittadini e alle altre associazioni, denunciare la gravissima sottovalutazione della catastrofe ambientale, le omissioni della politica, l’incredibile ritardo degli interventi ma soprattutto vogliamo dire che per il Lambro è arrivato il momento del cambiamento: le responsabilità della catastrofe devono essere riconosciute e punite, ma subito dopo la rinascita del fiume deve diventare una sfida per l’intera comunità della Lombardia.
Invita cittadini, associazioni e comitati che hanno a cuore la salute di questo fiume ad unirsi in un abbraccio, una catena umana che si snoderà nel Parco Lambro di Milano sabato 27 febbraio ore 11.30 per informazioni 02 87386480 – 349 1074971
Intervento a Lodi, febbraio 2010. Una paio di cose che da un paio di anni dovevo dire alla mia città.
Un mese fa, nel consiglio comunale di Pieve Emanuele del 26 Gennaio scorso, è stata rifiutata la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano e a Giulio Cavalli, con le opinabili motivazioni già riassunte qui nel blog urbano pievese.
Spiace come sia risultata fin troppo evidente la motivazione puramente ideologica del rifiuto: tra i vari pregiudizi, Saviano -che è dichiaratamente di destra- (qualsiasi cosa questa definizione significhi…) è stato impropriamente definito -di sinistra- (ibidem), come se poi c’entrasse qualcosa con la motivazione di una cittadinanza onoraria…!?!
Si è dunque pensato, pacatamente, serenamente (cit.), di fornire ai consiglieri che ancora non lo conoscono, qualche biglietto omaggio per il prossimo spettacolo dell’artista (e da poco ormai anche candidato) Giulio Cavalli, anche per rispolverare il sempre valido principio di Luigi Einaudi (”Conoscere per deliberare“), che nel consiglio comunale Pievese, purtroppo, non sempre si applica con successo.
Contattato nel merito, lo staff di Cavalli ha replicato di voler invece regalare lo spettacolo a tutta la città (”E perché solo ai consiglieri?!”), anche per far conoscere meglio il suo lavoro di artista che già coincide con il proprio manifesto elettorale (infatti è l’unico con questa caratteristica…).
E se non si può regalare una copia del libro “Gomorra” o “La bellezza e l’inferno” di Saviano a tutti quei consiglieri comunali che ne ignorano i contenuti e, men che meno, gli utilissimi significati socio-politico-economici, sarà però possibile regalare a tutti i cittadini interessati lo spettacolo “umoristico” (eufemismo…) di Giulio Cavalli, scritto in collaborazione con il giornalista Gianni Barbacetto, e intitolato (ironicamente, appunto) “A 100 passi dal Duomo“, parafrasando il celebre film dedicato a Peppino Impastato.
Poiché anche l’uso della sala consiliare (nella quale un mese prima gli era stata rifiutata la cittadinanza onoraria) è stato respinto dall’amministrazione Pievese (che ha negato pure il patrocinio all’iniziativa), segnalo dunque date e luoghi delle due rappresentazioni straordinarie che Giulio Cavalli terrà gratuitamente nel sud Milano, la prima in una struttura teatrale, mentre la seconda proprio a Pieve Emanuele:
=> Sabato pomeriggio 27 Febbraio h.15:30
Cinema-Teatro “Eduardo” – via Giovanni XXIII, 5 – Opera (MI)
=> Domenica sera 28 Febbraio h.21:00
Cooperativa “La Familiare” – via Roma, 14 – Pieve Emanuele (MI)
Diffondete pure liberamente, poiché unitamente alla stampa e alle associazioni, proprio i cittadini (e ovviamente anche i loro amministratori pubblici) sono tutti invitati.
E nell’attesa (solo per chi vorrebbe saperne di più) suggerisco qualche rapido trailer informativo su Giulio Cavalli:
-Carlo Lucarelli (Blu Notte) su Cavalli e Saviano
- Intervista Corriere.it dopo l’intimidazione a Cavalli con il ritrovamento di 23 proiettili
- Serata speciale “Aperto per mafia” con Dario Fo, Eugenio Finardi, Paolo Rossi, Enzo Iannacci, Marco Balbi, Maddalena Crippa, Flavio Oreglio, Walter Leonardi, Renato Sarti, Gian Carlo Dettori, Massimo De Vita, Andrèe Ruth Shammah e altri esponenti dei teatri milanesi:
- Giulio Cavalli ad Annozero parla dei contenuti dello spettacolo “A 100 passi dal Duomo“
- I “vantaggi” del candidato regionale scortato
La Lombardia è una delle regioni più ricche d’Italia. Lombardia è la patria del capitalismo italiano, del benessere, del liberismo e delle opportunità. Dicono. Eppure questa opulenta Regione non riesce ad assicurare ai suoi studenti un sistema scolastico dignitoso e accessibile a tutti. Prima di analizzare la situazione delle istituzioni scolastiche lombarde, mi preme citare e ricordare due articoli della Costituzione Italiana:
Gli artt. 33 e 34 della Carta Costituzionale dovrebbero essere i pilastri sui quali edificare il sistema scolastico regionale, invece in Lombardia ci si trova di fronte a situazioni opposte al modello costituzionale.
Il comma 3 dell’art.33 è quello che mi colpisce di più, in quanto assolutamente disatteso dall’esecutivo della nostra Regione. Si afferma che enti e privati possono istituire scuole senza oneri per lo Stato. Il bonus scuola dato “per la libertà di scelta” dalla Regione Lombardia per pagare le rette delle scuole private non è un onere per lo Stato? Gli 827 milioni di Euro erogati dal 2001 sotto forma di bonus scuola non pesano sul bilancio regionale?
E poi mi chiedo quale sia la libertà di scelta di cui continua a parlare Gianni Rossoni, l’Assessore all’istruzione della Regione Lombardia. Quale famiglia può scegliere di pagare 8.000, 9.000 Euro all’anno per una scuola paritaria o privata con un contributo regionale di soli 1.050 Euro? Non vi è alcuna libertà di scelta in questo, bensì il bonus rappresenta un dono per famiglie che non ne hanno bisogno.
Vorrei, a questo punto, chiarire che non sono contrario alle scuole private, sono contrario al fatto che i soldi pubblici debbano finanziarle, soprattutto in un momento in cui le istituzioni scolastiche pubbliche stanno crollando. Il crollo della scuola pubblica non è una semplice immagine suggestiva, è quello che realmente accade. Il Liceo classico Rebora di Rho (zona Fiera) quando piove si allaga, sul tetto vi è l’amianto e ci sono tegole di eternit rotte. Da dieci anni alunni e insegnanti aspettano una nuova sede. A Milano in zona San Siro cinque anni fa è stata rasa al suolo una scuola media ad indirizzo musicale, perchè vi era il progetto di ricostruirla in chiave più moderna. La scuola non è stata mai ricostruita e al suo posto vi è un enorme buco di acqua stagnante. Sono solo due esempi, tuttavia rappresentano perfettamente la situazione delle istituzioni scolastiche in Lombardia. Mi chiedo come sia possibile finanziare scuole private, seppur in modo indiretto, e lasciare la scuola pubblica in queste situazioni di estrema difficoltà. Mi chiedo quanto risponda ai principi della politica per la collettività la scelta che uno studente di una scuola privata costi circa 478 Euro, mentre il suo collega alla scuola pubblica solo 3,31 Euro.
Mi sembra fondamentale erogare finanziamenti alla scuola pubblica per farla sopravvivere, vivere, crescere e renderla competitiva anche a livello internazionale. Le risorse che si gettano a fondo perso per i bonus, ovvero per una libertà di scelta che in concreto non esiste, dovrebbero essere opportunamente erogate per le scuole pubbliche.
Molti demagoghi della politica continuano ad affermare che vi è equiparazione tra scuola pubblica e privata, si sdegnano di fronte alle critiche parlando di libertà di scelta. Eppure se vi fosse equiparazione ci dovrebbero essere gli stessi diritti e gli stessi doveri per le scuole pubbliche e per quelle private. Ebbene non è così. La scuola pubblica, ad esempio, non può rifiutare l’iscrizione di un bambino portatore di handicap, mentre le scuole paritarie possono. La direttrice de “La zolla”, scuola privata di Milano, afferma: “ci sono scuole che per scelta non accettano i bambini disabili perché, comunque, accettare un disabile richiede delle risorse finanziarie, perché un disabile richiede un insegnante di sostegno pagato interamente”. E’ forse il riflesso di una libertà di scelta il fatto che nelle scuole private i disabili siano l’1% e gli extracomunitari in numero pari allo 0%?
La scuola ex art. 34 c.1 Costituzione non dovrebbe essere aperta a tutti?
GIOVEDI’ 25 FEBBRAIO ‘10 ore 10.30, aula 302 Università Statale, via Festa del Perdono (MI)
presentazione del libro
MAFIA EXPORT
COME ‘NDRANGHETA, COSA NOSTRA E CAMORRA HANNO COLONIZZATO IL MONDO
di Francesco Forgione
ne discuteranno con l’autore:
GIULIO CAVALLI, scrittore e regista, già autore dello spettacolo “A cento passi dal duomo”;
ANNA CANEPA, Sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia;
NANDO DALLA CHIESA, giornalista, pubblicista, docente di sociologia della criminalità organizzata presso l’Università Statale di Milano;
La prima trattazione globale del made in Italy mafioso, completa delle mappe della diffusione delle mafie italiane nel mondo e delle rotte della droga.
Quasi ogni giorno, giornali e tv danno notizia di operazioni antimafia con arresti in diversi Paesi. Brevi servizi che non lasciano traccia nell’opinione pubblica, assuefatta e indifferente. In fondo, si pensa, sono storie che non toccano la nostra vita.
Eppure, se si raccontasse che dietro queste operazioni c’è una realtà in cui narcotrafficanti della ’ndrangheta movimentano tonnellate di cocaina dal Sud America e comprano mercantili come fossero auto usate; che mafiosi condannati in Italia e ricercati vivono come imprenditori «coccolati» in Sudafrica; che la camorra ha creato una multinazionale del falso di marchi prestigiosi con filiali in tutto il mondo; che in Germania il traffico di droga degli ultimi vent’anni è passato per le pizzerie calabresi; che la Spagna è terra di conquista per i boss nostrani, che ne cementificano le coste e le usano come approdi per le loro partite di droga. Di fronte a questo scenario – in cui il fatturato annuo di ’ndrangheta, Cosa Nostra e camorra, circa 130 miliardi di euro, è superiore al Pil di tre piccoli Stati europei, e quasi il 10% della popolazione attiva nel Mezzogiorno lavora nell’«industria mafiosa» – si resta sgomenti. Qual è il confine fra economia pulita e criminale? Di cosa parliamo quando ci riferiamo alle mafie italiane nel mondo? E fin dove sono arrivate?
A tali interrogativi, Francesco Forgione risponde raccontando i principali progetti di «colonizzazione» economica mafiosa, chi li ha portati avanti e come sono andati a finire. E grazie alla mappatura completa della dislocazione globale delle «famiglie», fotografa lo stato attuale della «globalizzazione occulta» delle tre mafie italiane.
Francesco Forgione, 49 anni, calabrese, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia dal novembre 2006 al febbraio 2008. Dal 1996, per due legislature, è stato deputato e capogruppo parlamentare di Rifondazione comunista all’Assemblea regionale siciliana, e componente della Commissione regionale antimafia e della Commissione per la trasparenza nella pubblica amministrazione. E’ stato responsabile nazionale per i problemi del Mezzogiorno e per la lotta alla mafia del Prc. Da settembre 2008 insegna Storia e Sociologia delle organizzazioni criminali all’Università degli Studi de L’Aquila.
Giornalista, ha pubblicato, con Paolo Mondani, Oltre la Cupola. Massoneria, mafia e politica (1994), Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica (2004) e, per Bcde, ’Ndrangheta. Boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo. La relazione della Commissione Parlamentare Antimafia (2008), tradotto in diversi paesi.
Rassegna stampa nazionale ed internazionale sul libro
Il fatto quotidiano (05/02/10)
Il Corriere del Mezzogiorno (16/12/09)
La Provincia di Como (20/01/10)
Mercoledì 24 febbraio alle ore 21.00 su LA7 Giulio Cavalli sarà ospite della puntata di TETRIS, il programma condotto da Luca Telese. La puntata tratterà il tema dell’immigrazione.
