Varese Notizie intervista Giulio Cavalli: l’antimafia è un impegno quotidiano

VARESE – In provincia di Varese c’è un candidato particolare a queste elezioni regionali. Corre con l’Italia dei Valori, è di Lodi e si chiama Giulio Cavalli, professione attore. Segni particolari: vive sotto scorta ormai da anni, perché nei suoi spettacoli, soprattutto con l’ultimo “A cento passi dal Duomo” (in scena al Teatro Condominio di Gallarate il prossimo 11 marzo alle 21), racconta con estrema precisione le infiltrazioni mafiose nel nord Italia, in particolare in Lombardia.

“Estrema precisione”, perché Cavalli non si tira indietro, e fa nomi e cognomi. Per questo si è meritato minacce continue da parte della mafia. Ma a queste elezioni ha deciso di partecipare in prima persona.

Giulio, come mai hai deciso di candidarti alle elezioni regionali, e perché proprio con l’Italia dei Valori?

Perché me lo hanno chiesto. Da parecchio tempo Luigi De Magistris, il presidente Di Pietro e Sonia Alfano (figlia di Beppe, giornalista ucciso dalla mafia nel 1993, n.d.r.) insistevano perché mi candidassi. Ho scelto le regionali perché qui si esprimono ancora le preferenze: mi sembrava importante mettermi in gioco in prima persona.

Non hai paura che venga intaccata la tua credibilità? È un rischio che corre chi “si butta in politica”.

Non penso che la mia credibilità subirà danni, proprio perché ho scelto il meccanismo delle preferenze: la gente che mi vota deve scegliere proprio me. E io, anche da candidato, non fingo di avere un manifesto politico. Il mio lavoro, i miei spettacoli, lo sono di per sé. Non credo esistano gli “eroi” dell’antimafia. Dobbiamo esserlo tutti, tutti i giorni. È vero anche che la politica è vista spesso come una cosa “sporca”: la mia battaglia, allora, sarà quella di non lasciare che la mia immagine venga sporcata dall’idea che altre generazioni di politici hanno creato, e cioè che l’impegno politico voglia dire per forza basso compromesso. La politica deve tornare ad essere quello che è per me, cioè un impegno vero per il proprio Paese. Tutti i partiti devono dimostrare di essere contro la mafia con i fatti: questa sarà la nuova onestà della politica.

Perché hai scelto di candidarti anche nella nostra provincia?

Perché Milano, Monza e Varese sono le provincie lombarde a più alta infiltrazione mafiosa. Perché sono ricche, e poi in provincia di Varese c’è Malpensa: un’occasione ghiotta per chi, come la mafia, vuole fare grandi affari. Oggi la mafia non fa più tanto rumore, perché ha capito che allungare una mazzetta all’impiegato comunale è più efficace e più redditizio piuttosto che ammazzare o minacciare qualcuno. Ed è questo il vero pericolo: il silenzio è la scusa a portata di mano per dire che qui “la mafia non è arrivata”. Invece il silenzio della mafia va affrontato. Io però sono ottimista: i lombardi sono gente operosa, saranno capaci di liberarsi di questo cancro per tornare a prendere in mano il proprio futuro.

La tua candidatura, però, ha scatenato un piccolo terremoto all’interno dell’Italia dei Valori di Varese.

A me le beghe di partito non interessano. Quello che è successo è un fatto spiacevole legato ad una vecchia concezione della politica, quella che pone le tessere al centro dell’azione di partito, non gli interessi della gente. Io non sono interessato a farmi coinvolgere. Per me l’impegno è bellezza.

Torna quindi, con Giulio Cavalli, il confronto tra la bellezza e l’inferno, che un altro simbolo dell’antimafia, Roberto Saviano, ha approfondito in un libro e in uno spettacolo teatrale. Ed è davvero interessante notare come la bellezza in tutte le sue forme sia ritenuta anche da Giulio Cavalli l’arma principale contro la mafia.

Chiara Frangi

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