Da LA PROVINCIA DI VARESE: L’attore-candidato boccia il Pdl: «Che teatrino»

Giulio Cavalli (Idv) all’attacco: «Il decreto salvaliste è un segno di desolazione governativa»

La campagna elettorale? «Un teatrino», secondo Giulio Cavalli candidato consigliere regionale per Varese nelle liste dell’Italia dei Valori. «Da uomo che fa teatro posso dire che la querelle sulle liste elettorali regionali per via dei timbri è come un teatro messo in scena da chi governa la Regione e che certo non manca mai di mettere altri timbri. Avrei preferito una campagna elettorale sui programmi e sui contenuti invece che sulle firme. Il decreto salvaliste è segno della più generale desolazione governativa».

Cavalli, attore, scrittore e regista, è considerato una voce importante del teatro di narrazione civile in Italia. Ieri ha presentato allo spazio Coopuf il suo spettacolo «A cento passi dal Duomo» che analizza e svela le infiltrazioni mafiose e di Ndrangheta in Lombardia. A margine non s’è sottratto però ai commenti sulla campagna elettorale regionale, la manifestazione di sabato a Roma e le scritte poco rispettose rivolte al capo dello Stato: «Credo che le istituzioni vadano rispettate, ma se lo devono meritare. È anche vero che Schifani è presidente del Senato, ma lui stesso non ha grande rispetto per lo Stato».

Cavalli ha scelto di presentarsi agli elettori con il suo spettacolo. «La mia è una campagna anomala. Molto spesso non si capisce che lavoro facciano i professionisti della politica e così ho deciso di fare un programma politico spiegando quello che sono, facendo l’attore. Spesso si dice che i politici sono troppo teatrali, io propongo un teatro che fa politica». Sul tema infiltrazioni a Varese dice: «La ‘ndrangheta è presente ed è in buona saluta. Ma non voglio creare un irresponsabile allarmismo: a Varese il problema ndrangheta non è maggiore rispetto al resto d’Italia. Il problema è che sembra non tocchi il quotidiano, invece s’infila silenziosamente nell’imprenditoria e nell’economia. In ogni caso siamo lontani dell’idea di Castelli, che sostiene sia stata debellata».

A introduzione dello spettacolo spiega le ragioni della sua scelta di entrare in politica: «Se uno spettacolo teatrale che parla della ?ndrangheta fa paura allora si può mettere la faccia di un teatrante in politica. Me lo ha chiesto De Magistris, ma non ero convinto. Quando poi il sindaco Moratti ha detto sul Corriere della Sera che non avrebbe risposto alle provocazioni di un attore ho accettato la proposta. La battaglia ora è tra chi decide di rispettare le leggi e chi non lo fa».

Elena Botter

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