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Marco Travaglio sostiene Giulio Cavalli

http://www.youtube.com/watch?v=uT484YQH9yY

Vorrei parlarvi di Giulio Cavalli. Giulio Cavalli ha 33 anni, è di Milano, anche se la prima volta che l’ho conosciuto, un anno fa quando mi ha invitato nel teatro di cui è direttore artistico a Tavazzano in provincia di Lodi, mi ha molto sorpreso perché ha cominciato a raccontarmi delle storie che più che da Lodi sembrano arrivare da Corleone.

Mi ha raccontato che gli avevano tagliato le gomme della macchina che stava in un cortile chiuso, che gli hanno dipinto delle croci sul portone dell’abitazione. Poi, nel frattempo, quando è andato con un suo spettacolo a Milano, perché lui è un attore, un regista, un cineasta, ha solo 33 anni ma già ha fatto molti spettacoli di impegno civile, ha subito altre intimidazioni, proiettili, volantini minatori su automobili vicino un comitato nato in sua difesa.

Infatti quando è venuto a prendermi alla stazione per portarmi a Tavazzano con la sua macchina ogni tanto guardava nello specchietto retrovisore. Alla fine ho detto “Ma che stai guardando, hai paura di essere seguito?” – “No, io spero di essere seguito, perché sono sotto scorta, ma non vedo la scorta.”. E a quel punto mi sono domandato “Ma dove sono capitato?”.

Poi mi ha raccontato che per uno spettacolo sui pizzini di Provenzano aveva ricevuto minacce terribili, non minacce di tipo mafioso ma minacce di tipo legale, aveva subito addirittura da Giampiero Fiorani solo per avere tentato di ospitare nel suo teatro uno spettacolo nato da un libro sullo scandalo dei furbetti del quartierino; sapete che a Lodi Fiorani era di casa, almeno quando era il patron della Popolare di Lodi.

Insomma mi sono trovato all’improvviso catapultato in un mondo che non conoscevo. Per la prima volta ho sentito puzza di mafia, ma proprio da vicino, alle porte di Milano, e mi sono immediatamente figurato a che cosa stiamo andando incontro di qui all’expo di Milano 2015 quando una fiumana di denaro pubblico diventerà un piatto, un banchetto allestito anche per le organizzazioni mafiose. Ed è lì che ho conosciuto Giulio Cavalli, poi ho cominciato a seguirlo e mi sono reso conto di quanto sia importante oggi il teatro nella lotta all’illegalità, alle mafie, alla corruzione e quanto poco ci pensiamo, noi che spesso capitiamo pure nei teatri, all’importanza di parlare di queste cose. E’ tragico che l’importanza della parola recitata, declamata, rappresentata, fabulata in teatro la colga per prima proprio la mafia e per primi proprio i malavitosi. Lo Stato arriva dopo. Prima sono i criminali a rendersi conto di chi sono e dove stanno i loro principali nemici e oggi i loro nemici, oltre che nei commissariati, nelle caserme delle forze dell’ordine, oltre che nelle procure della Repubblica e nei tribunali, i loro nemici stanno soprattutto nei giornali, in certi cinema e in certi teatri. Moto spesso, l’arte, l’arte della parola, parlare, far parlare, dunque far pensare, è diventata la prima arma di lotta alla mafia. Naturalmente se non ci fosse la mafia non ci sarebbe bisogno di Giulio Cavalli, o forse Giulio Cavalli si dedicherebbe a cose più amene, meno pesanti, tutti noi ci dedicheremmo a cose più amene e meno pesanti, quindi il fatto che lui sia pericoloso è direttamente proporzionale alla pericolosità della mafia. Colpisce l’indifferenza dello Stato, colpisce l’indifferenza di una gran parte del mondo della cultura che è specializzato nel parlar d’altro, mi fa piacere che l’Italia dei Valori, che io spesso ho criticato per certe sue candidature infelici, abbia deciso di candidare come indipendente Giulio Cavalli. Non è normale che un teatrante si candidi, sia pure come indipendente, in un partito, come non è normale che si candidino magistrati, non è normale che si candidino giornalisti. Però è bello sapere che c’è almeno un partito che nel momento in cui molte persone non riescono più a fare il loro mestiere o riescono a continuare a farlo con le pistole puntate, le minacce addosso trovano un “asilo politico”, trovano un rifugio. Credo che la scorta migliore che si può dare a Giulio Cavalli sia proprio quella di fargli sapere che siamo in tanti ad apprezzare quello che fa e che quindi le minacce che qualcuno rivolge a lui le rivolge a tutti noi.

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