In uscita il libro-intervista: FRONTE DEL PALCO

In uscita nei prossimi giorni il libro intervista a Giulio Cavalli a cura di Sergio Nazzaro

Fronte del Palco: surgelati, trapani, antimafia (Editori Riuniti)

formato cm. 14×21 pagine 200 euro 15.00

Un “nipotino“ di Dario Fo nel mirino della mafia. L’unico attore europeo costretto a vivere sotto scorta e a recitare “sotto tiro”. Il libro partendo dalla sconcertante “attenzione” della mafia al teatro, narra di storie di mafia, camorra, soprusi e ingiustizie ma anche di persone che hanno scelto di non piegarsi agli uomini d’onore. Ricostruisce il percorso di Cavalli dal teatro intellettuale all’impegno diretto ed esposto del teatro civile.

Estratto

Scena I: entrano le minacce

Nazzaro: “Giulio, tu sei l’unico attore italiano che al momento vive sotto scorta, e forse l’unico in Europa. Che cosa è successo?”

Cavalli: “Su che cosa è successo ci sono in realtà più punti di vista. Nel momento in cui ti ritrovi ad avere bisogno dello Stato che ti tuteli, vivi una storia che è la tua, quello che sei, quello che stai facendo e quello che hai fatto, improvvisamente immerso in qualcosa che non ti saresti mai aspettato e che dal punto di vista psicologico, è assolutamente ingestibile. È qualcosa che ti sta succedendo ma che non conosci, per cui vedi solo gli spigoli. Poi c’è il lato strettamente giudiziario, e c’è la malattia di credere di aver bisogno, per una forma di legittima difesa, di costruirti una tesi tua, consapevole che sia assolutamente soggettiva, molto probabilmente incompleta, se non addirittura falsa.

Nazzaro: “Svolgiamo tutti questi tre punti, che mi sembrano molto interessanti: il fatto giudiziario, innanzitutto…”

Cavalli: “Il fatto giudiziario è che io, nel 2006, conosco Rosario Crocetta. Però va detta una cosa: io nel 2006 decido di espormi. Ero assolutamente consapevole: si sapeva che da quel momento il nostro lavoro avrebbe avuto delle regole molto diverse.

Nazzaro: “Esporti come?”

Cavalli: “Cominciamo a dedicarci al teatro, prima con il lavoro su Linate e poi con quello sulla pedofilia, spettacoli in cui la letteratura veniva accantonata rispetto all’urgenza della gravità dei fatti. Decidiamo di portare, proprio fisicamente, degli atti giudiziari in scena, sapendo che questo è un paese che in realtà gli atti non li espone mai. Non li dà in pasto al pubblico, perché piuttosto li trasforma in opinioni, o strumentalizzazioni. Di questo noi eravamo consapevoli. La minaccia a Giulio Cavalli, quando portiamo in scena il lavoro sulla criminalità organizzata, non è una minaccia orfana, che arriva all’improvviso e che ci trova impreparati: su Linate avevamo avuto delle pressioni, anche forti…”

Nazzaro: “Che tipo di pressioni?”

Cavalli: “Il comitato dei familiari aveva ricevuto, preventivamente, degli inviti pressanti affinché impedissero che lo spettacolo andasse in scena”.

Nazzaro: “Quindi c’era qualcuno, ad esempio su Linate, che seguiva già il lavoro preparatorio?”

Cavalli: “Certo, perché è questo che fa paura! Chi sa di poter godere di quel “lodo morale” coltivato grazie alla mancanza di comunicazione e quindi, come nel caso di Linate, si è difeso nei processi, e la sua difesa e l’entità della sua colpevolezza sono in quell’occhiello di giornale che dirà quanti mesi ha preso, come li ha presi e se è stato condannato o no, nel momento in cui ha certezza che qualcuno si metterà a raccontare, quel qualcuno inevitabilmente diventa pericoloso.

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