LA PROVINCIA DI VARESE su Giulio Cavalli: «La mafia ha paura di gente come voi»

Giulio Cavalli riempie il Teatro di Besnate «Combattiamola con le parole»

Emilia Carnaghi

besnate«Una sala piena di gente che vuole informarsi». E’ semplice la risposta di Giulio Cavalli (a sinistra nella foto) a una signora del pubblico che chiede cosa fa paura alla mafia. Non poteva che iniziare e terminare con un richiamo al potere della parola l’appuntamento di venerdì sera al Teatro Incontro di Besnate con l’attore, scrittore e regista lodigiano, paladino della legalità. «La parola è fondamentale – ha spiegato Cavalli – perchè è una battaglia che tutti possiamo combattere e che mette la mafia con le spalle al muro. La solidarietà ha il potere di sconfiggere la criminalità: siamo un esercito senza armi, ma non vuol dire che siamo pacifisti!».

La sua curiosità e il suo “vizio” di interrogarsi, di andare a fondo delle questioni, di “fare i nomi”, gli hanno procurato minacce e bossoli, facendo di lui il primo “giullare” – definizione che non gli piace – sotto scorta: «E’ uno Stato coraggioso quello che tutela la parola» afferma con riconoscenza.

Sollecitato dalle osservazioni del giornalista Vittorio Colombo (a destra), responsabile di edizione de «La Provincia di Varese», Cavalli ha raccontato come il suo “lombardismo” abbia dovuto presto scontrarsi con la constatazione che la criminalità organizzata è qui: «Sono tutti da te – si è sentito dire durante un viaggio nel meridione a proposito dei malavitosi – al sud non ce ne sono più». Nonostante il suo innato ottimismo, l’attore sostiene che sia prematuro parlare di anti-mafia nella nostra regione, perchè mancano le basi, cioè la conoscenza del fenomeno: «La sensazione diffusa è che il problema non ci tocchi, perchè la mafia è sommersa». Eppure gli indizi abbondano: velate intimidazioni agli imprenditori, campagne elettorali non del tutto trasparenti e palazzine che crescono come funghi, salvo poi rimanere invendute. Persino la devozione popolare sta subendo delle mutazioni: a Lonate Pozzolo è stata portata in processione la statua di San Cataldo arrivata da Cirò Marina, in provincia di Crotone, beato rispettabilissimo, ma forse non propriamente locale.

Eletto consigliere regionale come indipendente per «L’Italia dei Valori» con quattromila preferenze (“al netto di ‘ndrangheta”), Cavalli ammette di non avere soluzioni, ma di voler segnalare i meccanismi criminali prima che sia troppo tardi: la politica è infatti il nuovo terreno di gioco della criminalità. L’usura è un altro campo sul quali i mafiosi si stanno concentrando: mentre lo stato legale non ha più soldi, lo stato illegale ne possiede così tanti, che il problema diventa investirli.

La forza di Cavalli sta nella capacità di alternare aneddoti divertenti («quando arrivo in aeroporto con la scorta mi credono un pentito») ad accuse pesantissime: «La condizione della mia famiglia è colpa della vostra pavidità – dice, scusandosi, alla platea – Non bisogna delegare la lotta alle persone sotto scorta». Una parziale giustificazione alla diffusa mancanza di coraggio esiste: «Lo Stato deve tutelare le persone oneste. Una denuncia non può essere un atto rivoluzionario, faticoso e persino pericoloso».

Frasi che fanno riflettere, soprattutto perchè a pronunciarle è un giovane trentaduenne, con due figli piccoli, che avrebbe potuto fare semplicemente il comico e invece ha deciso di usare il suo talento per ricordare alle persone di tenere la testa alta e riprendersi l’onore, magari ridendo della mafia.

Gli spettacoli teatrali di Cavalli – attualmente sta scrivendo con Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli un testo su Giulio Andreotti, titolo provvisorio «L’innocenza di Giulio» – si sono occupati anche di altri temi, il turismo sessuale, la strage di Linate, la pedofilia, il G8 di Genova, definito «una storia di errori». Da quest’ultimo ha preso spunto per rendere omaggio alle forze dell’ordine: «Questa serata è dedicata a chi combatte, quindi a tutti loro – il sorriso è rivolto agli uomini che lo proteggono – Ci deve essere una memoria unica per i giusti di questo paese».

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