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Da IL CITTADINO: Cavalli incanta l’Itis: «La mafia può finire»

«La criminalità organizzata è anche qui tra noi»

La grande forza – forse il problema- di Giulio Cavalli è che dice le cose in maniera schietta, sferzante, direttissima. Si prenda sabato mattina: Cavalli incontra i ragazzi dell’Itis Volta di Lodi, è il classico incontro di sensibilizzazione di lotta alla mafia che già l’anno scorso l’istituto aveva proposto agli studenti. Gli alunni, seduti nell’aula Magna, accolgono l’attore con un bell’applauso di cortesia; questi sorride, prende il microfono ed esordisce così: «Questa sera, quando vi fumerete dell’erba o del “marocchino” per le strade, ricordate che avete appena dato dei soldi alla mafia, indirettamente. E voi, ragazze, quando prenderete una borsa di Gucci taroccata agli angoli dei corsi commerciali, avrete appena ingrassato i conti di qualche malavitoso». Cavalli piace agli adolescenti perché è giovane pure lui, ha la camicia sbottonata, il tatuaggio sul polso destro, quando parla non si incarta mai e dice pure qualche parolaccia. Non è questo che ha reso Cavalli famoso, stimato o inviso al punto da costringerlo a vivere sotto scorta: ma è questo che, unito alle straordinarie doti di comunicatore dell’attore lodigiano, serve a calamitare l’attenzione di ragazzi un po’ scettici; che già all’inizio dell’incontro sussurrano tra loro «speriamo la faccia breve, all’una ho il bus!». E Cavalli è breve davvero, parla meno di 45 minuti, ma è incisivo come un diamante. «È bello che guardiate il film Gomorra, o che leggiate il libro di Saviano; è bello che facciate slogan e cartelloni, che andiate in gita a Corleone. Ma al ritorno da quella terra bruciata, lì incomincia la sfida. Dovete riconoscere che la mafia è anche qui, tra noi. Dovete sapere che i figli dei mafiosi vengono a prendere con voi l’aperitivo, o pregano con voi la domenica in chiesa, nella panca di fianco». L’attore cita con un certo disgusto l’ultimo caso della scorsa settimana: le assegnazioni truccate di case popolari a Quarto Oggiaro; illecito scoperchiato grazie all’impegno dell’associazione Sos Racket e Usura. L’appello di Cavalli è fortissimo: «Bisogna mettere le mani nel portafogli della mafia; dovete esigere gli immobili confiscati che sì, sono anche nei nostri comuni così fieri di essere settentrionali e civili. Reclamate queste proprietà, usatele per sviluppare la società civile. Sarebbe bello, tra un anno, non essere qui ancora a parlare, ma inaugurare un nuovo spazio dell’Itis, nato dalla confisca di uno stabile mafioso. Impegnatevi perché questo possa accadere». Infine, stuzzicato dalle domande degli studenti, divenuti attenti e partecipi: «No, non sono un eroe, dovete togliervi dalla testa questo concetto. Se pensate che io sia un martire, o un eroe, mai farete come il sottoscritto. A chi va in fondo di fare la vittima sacrificale? Io sono solo uno che ha iniziato a dire la verità, e per questo lo prendono per pazzo. Fatelo anche voi, fatelo tutti e non ci sarà più bisogno di scorte».

Carlo Cerutti

Da ILCITTADINO L’ARTICOLO QUI

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One Response to “Da IL CITTADINO: Cavalli incanta l’Itis: «La mafia può finire»”

  1. Quella di andare nelle scuole è un'ottima iniziativa !

    Spero si ripeta ancora e ancora !

    Posted by Alex Buzzella | 25 maggio 2010, 12:22

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Le mie foto, i miei posti

  • Che la pietà non vi sia di vergogna (F. De André)
  • La lettera della figlia di un padre sotto la torre.
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  • La campagna di disarmo.org per dire STOP ai caccia F35: 183 asili spesi in armi.
  • Gli ultimi preparativi della scena. Anche stasera l'innocenza di Andreotti. Sul palco.
  • Andiamoci a prendere il cambiamento. Senza paure ma con l'orgoglio in questo tempo di grigi di essere differenti. Per costruire un 'sentire' comune come nuovo, urgente bene comune.
  • Un po' di sole, una raggera d'angelo, | e poi la nebbia; e gli alberi, | e noi fatti d'aria al mattino. (Salvatore Quasimodo, Acque e terre)
  • Potrebbe essere perfettamente lo 'stato' del Teatro italiano
  • In camerino del Teatro Asta di Vicenza. Con Libera per salire in scena con i nomi, i cognomi e gli infami e provare ad esercitare la memoria, e non limitarsi a commemorarla.
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