Tobagi, le domande che è giusto porsi

La tv italiana non ha fatto grandi sforzi per ricordare Walter Tobagi, freddato trent’anni fa in un agguato da un gruppuscolo terrorista di estrema sinistra, manovrato da non si sa chi (ma il pentimento non comporterebbe l’onere della verità?). Si vede che ci sono altre urgenze… La7 ha riproposto lo «Speciale Omnibus – Walter Tobagi. Giornalista» (era andato in onda nel settembre del 2009) condotto da Antonello Piroso, una sorta di orazione civile, sulla scia di quelle di Marco Paolini. La memoria deve essere tenuta viva con continue domande, molte delle quali non hanno ancora ricevuto risposta: ad esempio, perché, negli anni, c’è sempre stata più attenzione per gli assassini (Marco Barbone è uscito subito dal carcere, Caterina Rosenzweig non è stata nemmeno processata), per i loro veri o presunti pentimenti, per le più grottesche giustificazioni sociologiche? La signora Stella Tobagi sostiene ora che furono sì quei ragazzotti sciagurati a sparare, ma ha «il sospetto che qualcuno li abbia lasciati fare ». Adombra persino lo spettro della P2. È stata RaiStoria a proporre le immagini più interessanti. Sentendo parlare Tobagi di persona, osservandolo discutere con operai e sindacalisti, confrontandolo con altri colleghi che gli sedevano a fianco in qualche dibattito si capisce subito la sua grandezza e il senso della tragedia che ancora ci opprime. Perché il terrorismo di sinistra ha sempre scelto i suoi obiettivi fra i migliori e gli indifesi? Non è andato allo scontro con i «poteri forti» ma ha fatto mattanza fra coloro che erano impegnati a migliorare la società e credevano nelle riforme. Perché Milano ha permesso a quattro rampolli della sua «buona borghesia» di eliminare uno dei più intelligenti e preparati giornalisti? PS/ Nel giorno dell’anniversario della morte di Tobagi, «Matrix» di Alessio Vinci ha fatto un’intera puntata sullo yacht di Flavio Briatore. È giornalismo!

CORRIERE DELLA SERA

Aldo Grasso

30 maggio 2010

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