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APOCALISSE RIMANDATA: LA VOCE intervista Giulio Cavalli

Giulio Cavalli porta nei teatri italiani la questione ambientale con “L’Apocalisse rimandata”, un testo di Dario Fo.

Tavazzano (LO) – La quotidianità è un insieme di abitudini che spesso impedisce di vedere più in là del nostro presente, che anestetizza la curiosità, l’indignazione e abbassa la soglia d’attenzione: una mancanza di prospettiva e progettualità che può lasciarci esterrefatti davanti ad eventi che sembrano imprevedibili, ma che in realtà sono la conseguenza di tutti quei segnali che, per disinteresse o dolo (entrambi comportamenti colpevoli), si sono ignorati.

Un esempio palese ed estremamente attuale è la crisi economica; un altro altrettanto palese e attuale è l’allarme ambientale. Per evitare che la quotidianità annulli la responsabilità (singola e collettiva) che ogni essere umano ha verso l’ambiente nel quale vive, l’attore e regista Giulio Cavalli sta portando in giro per l’Italia uno spettacolo teatrale sull’ambiente, tratto da un testo del premio Nobel Dario Fo. Il titolo, L’Apocalisse rimandata ovvero benvenuta catastrofe, è già esplicativo in merito al rischio che l’umanità corre nell’ignorare o nel sottovalutare le risposte che il nostro pianeta dà alle nostre azioni.

Il linguaggio pungente della satira, che mostra i paradossi dei nostri comportamenti anti-ambientali, mette a nudo le nostre vergogne, ma colpendo dove non abbiamo difese, ottiene l’effetto di smuovere le coscienze. Il teatro diventa il luogo dove poter fare anche cultura ambientale.

Un testo ironico, cinico, geniale nel trattare un argomento difficile come quello ambientale in termini chiari, comprensibili a tutti, perché per conoscere i problemi dell’ambiente non è necessario avere delle competenze scientifiche. Un testo, uno spettacolo sul quale abbiamo rivolto alcune domande proprio a Giulio Cavalli.

D: Il paradosso da cui parte il testo che stai portando in scena è che un giorno ci sveglieremo e il non sarà più come lo conosciamo: niente elettricità, niente benzina, nessuna risorsa da consumare, i soldi che perdono improvvisamente il loro valore e così via. Ma quanto è davvero paradossale questo scenario degno di un film su una società post-atomica?

Giulio Cavalli: Pochissimo. Tanto quanto è paradossale questa realtà. Ogni consumo dissennato prevede una fine drammatica e improvvisa delle risorse.

I problemi ambientali non vengono affrontati come un’emergenza o un qualcosa che ci riguardi da vicino. In fondo l’inquinamento (in tutte le sue forme) fa più vittime della micro-criminalità che, invece, è trattata come la piaga principale della nostra società. La percezione di un pericolo sembra inversamente proporzionale alla sua pericolosità: perché?

Perché non ci sono spari, non c’è sangue e non ci sono boss. Ci sono imprenditori spericolati e senza scrupoli che compiono omicidi non direttamente collegabili. Comandano “cosche” imprenditoriali senza l’esibizione di onore o “cupole” ma più semplicemente con l’indotto economico. Seminano morte in un subdolo modo lento e poco leggibile. Superano il tempo della responsabilità.

Qualche mese fa in Lombardia un’azione criminale ha causato una delle tragedie ambientali peggiori nella storia italiana. Spesso dietro un danno ambientale c’è un dolo, non necessariamente eseguito da organizzazioni criminali, che può colpire potenzialmente migliaia di cittadini. Eppure le pene previste dalla legislazione italiana per i reati ambientali non sembrano essere proporzionate alla loro pericolosità…

La disattenzione dell’opinione pubblica e della società civile si riflettono spesso in una legislazione inadeguata. Dove mancano le leggi ha vinto l’indifferenza o gli interessi personali.

Sono più le lacune dei media o la passività dei cittadini che impediscono il cambio di rotta necessario per evitare di “uccidere” il nostro pianeta? In fondo le informazioni, le teorie, gli studi sono disponibili da decenni, alcuni di questi li citi durante il tuo spettacolo.

Entrambe le cose; sono l’una figlia dell’altra. Il cambiamento di rotta è possibile solo con una forte presa di responsabilità.

Se è un attore, o un giullare come spesso ti definisci, a ritenere di dover affrontare un tema così vasto e importante; se l’unico linguaggio rimasto per portare avanti questa “missione civile” è quello del paradosso e della satira, significa che siamo davvero prossimi alla catastrofe di cui si parla nello spettacolo?

Non ci sono protagonisti nominati o delegati su una questione che investe la collettività. E’ la collettività tutta (e insieme) che deve muoversi. Ognuno secondo la propria inclinazione, professione e funzione. Ovviamente attori compresi.

Da poco, oltre che attore, sei consigliere regionale di una delle zone più inquinate del mondo (la Lombardia, ndr); non hai mai pensato che forse dovresti portare il tuo spettacolo nelle sale del Consiglio Regionale per fare didattica ambientale agli amministratori lombardi?

Gli amministratori lombardi sanno perfettamente, è importante che si sappia che la politica ne è consapevole. Da qui la gravità delle sue colpe.

Parlando di ambiente e cambiamenti climatici, qualche anno fa, il Dott. Antonio Navarra dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia si diceva pessimista sul futuro del clima, ma allo stesso tempo ottimista perché se ne poteva ancora parlare per cambiare la situazione. Tu come ti ritieni?

L’emergenza ci porterà ad escogitare soluzioni veloci e inique come succede sempre davanti all’impellenza della necessità. Ma la consapevolezza e la responsabilità ambientale è un tarlo che si sta diffondendo. Un virus benefico. Bisognerà dirgli all’orecchio che c’è poco tempo.

Mario Pasquali

14/6/2010

http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=53534&titolo=Va%20in%20scena%20l’Apocalisse

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