Da “Redattore Sociale”: Giulio Cavalli visita Opera

Giulio Cavalli, attore sotto scorta per le minacce della mafia e consigliere regionale della Lombardia, ha visitato oggi il carcere di Opera, dove moti reclusi sono in regime di 41bis. “A Opera 2 per cella a San Vittore anche 6-7”

MILANO – “Più hai commesso un reato grave e più sei garantito”: così Giulio Cavalli, attore sotto scorta per le minacce della mafia e consigliere regionale (Idv) in Lombardia, commenta la situazione al carcere di Opera, che ha visitato oggi con una delegazione di radicali e di rappresentati di associazioni di volontariato. Un carcere in cui ci sono molti reclusi sotto il regime del 41 bis (per reati di mafia o terrorismo). “In tutto la struttura ospita 1200 detenuti, in media due per cella –racconta -. A San Vittore, dove ci sono detenuti comuni, invece sono anche 6 o 7”. A Opera dunque non c’è sovraffollamento. “L’unico problema è l’assistenza sanitaria -racconta-. I posti letto sono tutti occupati e se qualcuno d’altro si ammala non so dove possano metterlo”. Spetta alla Regione garantire l’assistenza sanitaria in carcere: “Porterò la questione in Consiglio regionale”.

C’è inoltre carenza di personale, 500 agenti sugli 800 necessari, e delle 14 stanze per le video conferenze per i processi di mafia, solo 7 sono funzionanti. “Così in certi giorni accade che siano tutte occupate e alcuni detenuti che devono testimoniare o che sono imputati vengano portati ad Aosta o in altre carceri più piccole”, aggiunge Giulio Cavalli. Il carcere di Opera non è sovraffollato per due ragioni: il 41bis richiede misure di sicurezza molto rigide e “poi questi mafiosi hanno i soldi per pagare buoni avvocati che fanno le pulci all’amministrazione penitenziaria”. Giulio Cavalli vive sotto scorta per i suoi spettacoli contro la mafia. “Ho visto oggi da dove vengono le intimidazioni che mi stanno condizionando la vita -sottolinea-. Avevo facoltà, come consigliere regionale, di parlare con i detenuti, ma ho preferito non farlo questa volta, proprio perché ci sono rappresentanti delle famiglie che vorrebbero farmi fuori”. (dp)

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