GIULIO CAVALLI INTERVISTATO DA LA LIBERTA’: «Non sono più ammesse ignoranza e indifferenza»

La “rivincita” di Giulio Cavalli

MILANO – L’abbiamo ascoltato quattro mesi fa a Cassinetta, dove era venuto a presentare “A cento passi dal Duomo”. Nomi, cognomi, date, fatti, connivenze, per spiegare che la Lombardia è una regione ad alta densità mafiosa. Giulio Cavalli, per colpa (?) di quello spettacolo, è costretto a vivere sotto scorta. Ora però, dopo gli arresti degli ultimi giorni, quel grido che chiude il suo monologo (scritto con Gianni Barbacetto), «Non resterete impuniti!», suona quasi come una rivincita degli onesti contro i collusi. L’attore-autore, diventato anche consigliere regionale dell’Idv, sorride amaro per tutto ciò che sta venendo a galla. Fa una certa impressione vedere tra gli arrestati e gli intercettati molti dei personaggi che racconti in “A cento passi dal Duomo”. Vorrà dire che d’ora in poi invece di leggere i giornali andremo a teatro.

«In questi giorni mi sembra di essere il Puffo Quattrocchi, quello che ripeteva sempre “Ve l’avevo detto!”».

A parte gli scherzi: cosa hai pensato leggendo le prime agenzie? «Borsellino diceva che ci sono fatti che possono avere dei risvolti giudiziari, e spesso li hanno, ma in ogni caso hanno la puzza del compromesso morale… Noi abbiamo raccontato queste cose con i nostri mezzi».

Ci sono anche risvolti inattesi. «Sono stato sorpreso da alcuni spigoli che non conoscevo. La ‘ndrangheta si sta evolvendo, non si può più dire, come ha fatto in passato il prefetto Gian Valerio Lombardo, che si tratta di “criminalità di passaggio”. La ‘ndrangheta si è organizzata in Lombardia. Anzi, ha deciso di chiamarsi proprio “Lombardia”. Non sono mai stati dei grandi creativi… Sapevamo che Carmelo Novella era stato ammazzato per le sue intenzioni secessioniste. Ma poi il processo di secessione c’è stato lo stesso, anche se rimane un cordone ombelicale con la Calabria. Mi auguro solo che stavolta la Lombardia si prenda le sue responsabilità e non si accontenti del primo livello. Sono implicati anche uomini delle forze dell’ordine e politici».

Che aria si respira in Consiglio regionale in questi giorni? «Quando un attore diventa la persona più credibile, quasi profetica, c’è un rovesciamento delle parti… La difesa della politica è solo sul piano della comunicazione, non è basata sui fatti. I politici citati nelle intercettazioni sono tranquilli, senza sensi di colpa, senza preoccupazioni. L’impunità, che è l’arma più forte della criminalità e della politica collusa, è qualcosa di culturale, creato ad arte per anni, toccando la pancia dei cittadini».

E adesso? «La speranza è che l’onda emotiva suscitata dagli arresti, diventi un’onda di consapevolezza. Non sono molto ottimista. Ma sono contento che giornali e giornalisti stiano dedicando un grande spazio all’argomento, prendendosi le proprie responsabilità».

Cosa bisognerebbe fare per dare il colpo decisivo alla ‘ndrangheta? «C’è una cosa che nessuno dice: sconfiggere la ‘ndrangheta costa. Gestisce un enorme consenso popolare: chi è disposto a perderlo? Gestisce servizi e opportunità economiche: siamo disposti a dire no? Dopo la manovra finanziaria, servirebbe una “manovra della dignità”: rinunciare al 3% di tutto per battere la mafia».

Si farà la commissione anti-mafia regionale che avete chiesto in passato? «Io l’ho richiesta ancora… L’obbligo è fare sistema. Se le istituzioni non riescono a essere “sistema istituzionale”, lo faremo fuori, tra i cittadini».

Ma tu noti una voglia di reagire tra la gente? «Sento una voglia di cambiamento. C’è gente a libro paga della mafia e della politica aziendale che si è comprata il servilismo di tanti. Ma non posso credere che siano la maggioranza».

Nel nostro territorio, si continua a dire che si tratta di poche mele marce, che la mafia non ci riguarda. «Dopo quello che è successo, che è solo l’inizio, non si può far finta di niente. L’ignoranza e l’indifferenza non sono più ammesse. Mi prendo la responsabilità di affermare che se un amministratore dice “non è qui”, “non ci riguarda”, vuol dire che è colluso. Tutti, dall’ultimo assessore del più piccolo paese al politico più potente, ci devono dire che posizione prendono. Metteteli con le spalle al muro!».

Fabrizio Tassi

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