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Giulio Cavalli interviene all’Assemblea Generale di SEL

Abbiamo passato questi ultimi anni a sentirci ripetere quanto la Lombardia fosse la regione pioniera di un nuovo modello di imprenditoria illuminata e severità sociale. Abbiamo ascoltato il partito degli imprenditori (con il berlusconismo che qui in Lombardia è stato progettato, impastato e confezionato pronto per essere venduto) e gli autonomisti (con la Lega e tutte le sue ultime leghe interne) sventolare la retorica dell’eccellenza lombarda come stella polare di una politica liberale, simpatica come una trasmissione in prima serata e vincente, dedicata a tutti vincenti.

Non so quanto coraggio abbiamo avuto, noi, mentre andava in scena tutto questo. Non so se forse non ci siamo perduti nei banali (e peraltro falliti) inseguimenti sui temi del centrodestra per provare a dimostrarci all’altezza, se qualcuno non abbia pensato che fosse una buona cosa imparare bene ad essere dei buoni perdenti e passare all’incasso o se semplicemente mancasse lo slancio e la fantasia.

Certo non abbiamo osato. Certo in Lombardia, e non solo in Lombardia, abbiamo passato più tempo al tavolo della matematica, inseguendo la formula del cinquantuno per cento senza tenere aperta la finestra al paese che scorreva: segreterie di partito, riunioni di coalizione a cercare la matematica con un Paese che intanto privatizzava i diritti, liberalizzava i doveri, ha impacchettato i servizi in confezioni da dieci pezzi pubblicizzati con il sorriso del Governatore di turno. In vent’anni di Governo spericolato con i ricchi e sempre timido con gli altri, in Lombardia, ci hanno già raccontato la favola triste della liberalizzazione salvifica, della finanza come unica cura dell’economia e della ricchezza come valore e la povertà come costo.

Ricchezza come ‘valore’: le parole di Monti hanno lo stesso spaventoso retrogusto di un sistema che è già in atto, giù al nord, nella sanità di prima e seconda classe, nel lavoro diviso (e non più condiviso) tra gli acquirenti bulimici e chi può solo elemosinare di essere ancora spendibile, tra la politica che è l’ancella spudorata di un’imprenditoria sempre meno etica e le mediazioni sociali che sono solo trattative d’affari.

Per questo credo che la Lombardia sia lo spettro che già c’è del nostro quadro nazionale; il vaccino da cui partire per ricominciare ad osare, per prendersi la responsabilità di tenere la barra dritta senza inseguire strani matrimoni, senza scorciatoie, per dire forte senza remore e senza impauriti moderatismi che abbiamo già visto la liberalizzazione che fissa il prezzo ai diritti e che non ha niente a che vedere con la liberalizzazione che sta nel ‘rendere liberi tutti di accedere ai servizi’: l’unica liberalizzazione che potrebbe essere accettabile.

Noi non possiamo stare nei toni di grigi. Non possiamo accettare di collaborare con chi sta in mezzo non per virtù ma per speculazione. Non possiamo blandire questa moda del dichiararsi oltre le ideologie per non garantire l’omertà di posizioni. Noi stiamo a sinistra. Della sinistra che sta nell’idea che preserva il suolo, l’ambiente, l’acqua e l’aria come bene comune. Che crede nell’impegno dell’uguaglianza: uguaglianza di possibilità, uguaglianza sociale e uguaglianza nei diritti e nei doveri. Della sinistra che trova inaccettabile questo paese come laboratorio del totalitarismo moderno. Che crede nel valore della laicità e vigila sulla libera professione delle fedi, che coltiva la ricchezza delle differenze, che pretende dignità nel lavoro, che crede nelle leggi come opportunità di convivenza e di tutela, che condanna lo sfruttamento e il mercimonio e che ha una storia di persone e di valori, che si spende sulle infrastrutture sociali come uniche urgenti grandi opere. Così, tanto per chiarire.

Perché non esistono modi banali per potersi mettere insieme. Perché questa crisi è una recessione sociale e culturale, e solo dopo economica. Perché non è credibile e non ci appartiene questo gioco banale e vuoto di infilare nel cassetto della post-ideologia qualsiasi operazione di costruzione di un pensiero comune, di una forma collettiva di azione e di pensiero che, se infastidisce chiamarla ideale o ideologia, a noi basta chiamarla idea. Perché la trasparenza, la partecipazione, l’etica e la legalità sono le sentinelle di un indirizzo sociale e politico che non possono da sole bastarci come contenuto. Il momento storico del nostro Paese (e della desolante credibilità del nostro Paese nel mondo) chiama una generazione alla responsabilità di sostituire i modi (e le persone) del fallimento ma soprattutto alla responsabilità di costruire un nuovo modello. Di raccontare un’altra direzione e declinarla ognuno nel proprio campo.

Non accettiamo di aspettare che il terremoto dia a noi l’occasione da usare. Vogliamo costruire la prospettiva da osare. Insieme.

Confiscare la bellezza. Presidiare con fenomeni di stampo antimafioso. Non occuparsi di infiltrazioni ma delle convergenze.

In un tempo di corruzione, mafie, riciclaggio e mala politica con lo stesso spirito ispiratore, in un momento di emergenza morale oltre che economica scegliere da che parte stare è un obbligo. L’indifferenza, il compromesso e l’ossessione della mediazione sono solo un diverso grado di collusione: allora rivendichiamo con forza da che parte stare. Essere di parte com’è nel senso della storia e delle parole: essere partigiani.

Perché è il nostro modo, il nostro obbiettivo e perché come dice l’articolo 4 della Costituzione ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. La Costituzione ci dice che essere indifferenti è incostituzionale: questo è il nostro tempo di essere differenti.

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Discussion

2 Responses to “Giulio Cavalli interviene all’Assemblea Generale di SEL”

  1. bellisimo il tuo intervento, da sottoscrivere parola per parola. Tuttavia tu sai meglio di me che Robespierre storicamente non ha aiutato
    il popolo francese, perciò non ripetiamo errori oggi evitabili. l' indignazione suscitata dal governo Berlusconi non può essere paragonata alle critiche che il nuovo governo suscita. Personalmente credo che il grande impegno che ci attende (indubbiamente più difficile che liberare la Lombardia da Formigoni e soci, e quindi difficilissimo) sia lavorare per la nascita di una coscienza in ciascun italiano.

    Posted by paola maggi | 24 gennaio 2012, 19:01
  2. Citare Gramsci e credere ancora possibile un'alleanza con il PD è illusorio.

    Posted by popinga | 23 gennaio 2012, 21:44

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Le mie foto, i miei posti

  • Il 3 marzo 2012 a Milano presso il Teatro della Cooperativa (dalle 14.30) il consigliere regionale Giulio Cavalli (SEL) lancia l’iniziativa NON MI FERMO attraverso una “agorà” dedicata a etica e politica. All’evento interverranno, fra gli altri, Luigi De Magistris, Sonia Alfano, Daniele Biacchessi, Loris Mazzetti, Jole Garuti, Giovanni Giovannetti, Vladimiro Boselli.  L’evento, il primo di una serie che toccherà altre importanti città, nasce con l’obiettivo di creare un luogo di analisi e confronto sempre in fieri dove cittadini e comitati possano esprimere esperienze e idee alle quali corrispondere poi azioni concrete attraverso mozioni, ordini del giorno e proposte di legge. “Un luogo dove riaffermare il primato della politica. Della buona politica. Soprattutto quella che ci arriva dall’attivismo, dalla cittadinanza e dai comitati”. Fra i temi che saranno affrontati il 3 marzo: la difesa del mandato costituzionale, la tutela del territorio, il diritto e il reddito di cittadinanza, la legalità, il consumo solidale.
  • Alba lodigiana. Oggi. Sopra al primo caffè.
  • Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante (F. Nietzsche)
  • La banalità del male non fa altro che smutandare la nostra poca consapevolezza del bene
  • Le mafie si sconfiggono con la bellezza (incontro Circolo SEL Nord Pavia)
  • Sotto il cielo di Lombardia l'amore di tutti nonostante Formigoni
  • I banchi della maggioranza durante la discussione della legge antikebab. Fuori manifestano i lavoratori.
  • Che la pietà non vi sia di vergogna (F. De André)
  • La lettera della figlia di un padre sotto la torre.
  • Giornata di formazione con Libera al Liceo Cavalieri. Per saper scegliere.
  • La campagna di disarmo.org per dire STOP ai caccia F35: 183 asili spesi in armi.
  • Gli ultimi preparativi della scena. Anche stasera l'innocenza di Andreotti. Sul palco.
  • Andiamoci a prendere il cambiamento. Senza paure ma con l'orgoglio in questo tempo di grigi di essere differenti. Per costruire un 'sentire' comune come nuovo, urgente bene comune.
  • Un po' di sole, una raggera d'angelo, | e poi la nebbia; e gli alberi, | e noi fatti d'aria al mattino. (Salvatore Quasimodo, Acque e terre)
  • Potrebbe essere perfettamente lo 'stato' del Teatro italiano
  • In camerino del Teatro Asta di Vicenza. Con Libera per salire in scena con i nomi, i cognomi e gli infami e provare ad esercitare la memoria, e non limitarsi a commemorarla.
  • Dormo per gran parte dei giorni del mio anno in stanze in affitto per una notte o due. Se perdessi una briciola a notte sarei come Pollicino a contare le tappe sperando in un buon arrivo. Ed è una favola misteriosa e buona.
  • La scenografia che sogno per il mio nuovo spettacolo.
  • Un tramonto da bilancio di fine anno.
  • Questo Natale scopro una passione innata per le cose sgarruppate. Sono la bellezza da confiscare.

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