Come quell’altro: a Reggio Calabria in lista c’è l’amante del boss

Qualcuno invoca la svolta a Reggio Calabria. La invoca soltanto però. Invece, nonostante il vestito nuovo dei candidati a sindaco, le 32 liste in corsa per il Comune sciolto per mafia nell’ottobre 2012 sono ancora piene di impresentabili. Dopo due anni di commissariamento, la puzza di ‘ndrangheta ricomincia a sentirsi a Palazzo San Giorgio a dispetto delle affermazioni del sottosegretario Marco Minniti che, pochi giorni fa, ha parlato di “liste a 24 carati”. Basta leggere i nomi per rendersi conto che non è così. Se poi si incrociano con gli atti giudiziari sfornati negli ultimi anni dalla Dda, si comprende bene come il monito del procuratore Federico Cafiero De Raho è stato completamente inascoltato dai vertici del centrosinistra, che candida il giovane Giuseppe Falcomatà del Pd (figlio d’arte dell’ex sindaco Italo) e del centrodestra che candida il presidente della Camera di Commercio Lucio Dattola. Falcomatà è favorito per una vittoria al primo turno, ma a tenere banco sono gli impresentabili infilati nelle sue liste. A partire dal carabiniere Roberto Roccella, che ieri pomeriggio ha ritirato la sua disponibilità a partecipare alla tornata elettorale. Il suo nome compare nella lista “A testa alta”, vicina al Pd. Nei confronti di Roccella è stato chiesto il rinvio a giudizio per i suoi rapporti con il commercialista Giovanni Zumbo, la talpa che forniva le notizie alle cosche Ficara e Pelle. Per la par condicio, “Sud” (lista collegata a Dattola) punta su Nicolina Zumbo, l’amante del boss Checco Zindato, detenuto al 41 bis e assolto in appello dall’accusa di aver ucciso Giuseppe Lauteta, fidanzato della candidata. “Ho un’altra entrata di seicento euro al mese e gliel’ho… gliel’ho fatta girare a lei perché… per il bambino!”. La voce è quella di Zindato, intercettato in carcere con la moglie mentre parla di Nicolina Zumbo che, per gli investigatori, avrebbe ricevuto denaro proveniente dalle attività illecita della cosca legata alla famiglia Libri. Nonostante la giovane età è un habitué delle candidature Claudio Miro Suraci, estremista di destra in lista con “Fratelli d’Italia”e condannato per aver lanciato una molotov contro una sezione dei Comunisti italiani. Se l’Ncd candida l’ex assessore al patrimonio edilizio Michele Raso, condannato a 2 anni di carcere per aver indebitamente assegnato un alloggio popolare alla cognata, la lista “Reggio Futura”punta su altri due “Scopelliti Boys”: Giuseppe Agliano e Michele Marcianò. Il primo, assessore al Bilancio di Scopelliti, è indicato dal pentito Roberto Moio come vicino ai fratelli Tegano, padroni di Archi. Marcianò, invece, è stato più volte intercettato con il boss Cosimo Alvaro al quale, all’interno della sua Smart, aveva dato indicazioni su come comportarsi in caso di un eventuale posto di blocco: “Tu documenti non ne hai… Sordomuto”. Le sue intercettazioni sono finite nel fascicolo del processo “Meta”. “Prima viene il rispetto e poi viene la politica con me…”. È la frase detta da Marcianò ad Alvaro al quale aveva chiesto di trovare giovani da tesserare in Forza Italia. Nella lista sarebbe stato candidato Nicola Paris se non avesse deciso di saltare il fosso e appoggiare Falcomatà. Adesso è con il “Centro Democratico” dopo aver schivato una sentenza di incandidabilità perché fratello di Tommaso Paris, condannato a 11 anni in quanto vicino alla cosca Zindato. Nella stessa lista c’è Stefania Eraclini (figlia di un ex consigliere “incandidabile”) e il medico Giuseppe Zuccarelli, un oculista citato più volte nell’inchiesta “Zap – pa” per i suoi rapporti con il boss narcotrafficante Santo Maesano. Il 26 ottobre si vota. E tanti “in odore” sono della partita.

(Lucio Musolino per  Il Fatto Quotidiano)

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