(Anche) la ‘ndrangheta non sopporta i gay

Il figlio del boss viene scoperto dal padre su una chat gay ed è vivo grazie all’amore della madre. L’episodio è stato raccontato da Michele Prestipino, ex numero due della Direzione distrettuale di Reggio Calabria sotto la guida di Giuseppe Pignatone, a Klaus Davi durante il programma “KlausCondicio”. «Il ragazzo è salvo grazie alla madre. Ma se fosse stato per il padre, un potente boss locale, – ha detto Prestipino – non ci sarebbe stato scampo».

Il tutto perché il padre aveva scoperto che l’erede frequentava chat gay. «Essere omosessuale per uno ‘ndranghetista – ha raccontato Prestipino – ancora oggi è causa di vergogna, soprattutto se si è figli di un capo clan. Il giovane in questione ha potuto continuare a vivere la sua vita normalmente per un deciso intervento della madre. Se non fosse stato per lei il ragazzo sarebbe stato ucciso. Il figlio ora fa la sua vita, frequenta la scuola e nessuno l’ha mai toccato, nonostante tutti sappiano che è gay e frequenti chat per omosessuali. Quando si dice che c’è maschilismo, patriarcalità, la realtà è molto più complessa. Per uno che nella sua vita ha scelto non solo di essere mafioso ma anche di essere capo, rinunciare a fare del figlio maschio la propria appendice all’esterno o a dare la figlia femmina in matrimonio al figlio dell’altro boss per rafforzarsi ulteriormente non è una cosa semplice. Scoprire che il proprio erede è gay poi? Ma c’è una forza antagonista che interagisce, che è la forza di cui è portatrice la madre. Uccidere il figlio gay avrebbe comportato enormi rischi per la cosca in questione».

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