Sedriano, Alfredo Celeste e la mafia inosservata (la sentenza completa)

imageHa urlato per anni al complotto, insultando il prefetto di Milano, il ministro degli Interni, gli oppositori politici, la stampa e persino i commissari mandati da Roma a Sedriano, per ‘ripulire’ quel comune del Milanese che nell’ottobre del 2013, primo e unico caso in Lombardia, era stato sciolto per mafia.

Ieri però per l’ex sindaco Alfredo Celeste (Forza Italia) è arrivata la doccia fredda: il Tar del Lazio ha confermato tutto (qui la sentenza ), respingendo il ricorso degli ex amministratori e aggiungendo particolari agghiaccianti su una cittadina di 11 mila abitanti a nord di Milano, che viene descritta come un villaggio della Locride, dove gli appalti finiscono nelle mani di aziende in odor di mafia, dove gli assessori vengono affiancati da ‘tutor’ esterni decisi dal sindaco (in un caso la scelta cade su un personaggio accusato di vicinanza alle cosche), dove il primo cittadino promette favori a un ‘boss’ della ‘ndrangheta in cambio di aiuti per fare carriera politica, per diventare deputato. E sottomette ai suoi voleri pure i funzionari pubblici, compreso il segretario comunale che resta in silenzio di fronte ad atti amministrativi illegittimi. Un sindaco che, nel giro di quattro anni, affida al suo avvocato personale, divenuto l’unico consulente del comune in materia giuridica e urbanistica, incarichi per 430 mila euro. Uno scenario da tregenda, fino a ieri sconosciuto nei suoi dettagli più incresciosi.
“E’ tutto da dimostrare, sono innocente”, ripete Celeste. Che oggi è imputato a Milano per corruzione nel processo sui rapporti tra la politica e la ‘ndrangheta, assieme all’ex assessore regionale del Pdl, Domenico Zambetti, accusato di voto di scambio mafioso. Ma se sulle responsabilità individuali decideranno i magistrati, sulle ragioni dello scioglimento per mafia di Sedriano hanno già deciso tre diverse istituzioni: il prefetto che lo propose nel luglio del 2013, il governo di Enrico Letta che lo decise nell’ottobre dello stesso anno e, ieri, il Tar del Lazio che l’ha confermato: “Gli elementi – scrivono i giudici del Tribunale amministrativo – sono concreti, in quanti fondati su esame documentale, evidenze probatorie acquisite nelle indagini penali e audizione dei diretti interessati; (gli elementi sono) univoci, perché evidenziano che la direzione verso cui si muoveva l’organizzazione comunale (anche con le sue omissioni, parzialità e illegittimità diffuse) era stabile a beneficio, sia pure indiretto ma incontestabile, di esponenti della malavita stanziale di origine ‘mafiosa’; (gli elementi sono) rilevanti, dato che riguardavano la gestione dell’intreccio economico-finanziario che è particolarmente ambito dalla criminalità organizzata, anche ai fini di riciclaggio”.Una brutta storia, quella andata in scena a Sedriano. Comincia nella primavera del 2009, quando il centrodestra torna al potere dopo 13 anni di digiuno. Sindaco è Alfredo Celeste, nato in Puglia a Fasano nel 1953 e giunto al nord da ragazzo. Fa l’impiegato alle Poste del paese, dove viene accusato dal parroco di sbirciare nella sua corrispondenza. Ex socialista, Celeste si converte alla fede dopo l’incontro con l’esorcista monsignor Emmanuel Milingo. Così se ne va a Lugano e torna con un diploma in scienze teologiche. Nel 1994 una nuova conversione, stavolta al verbo di Forza Italia dopo aver ascoltato il discorso di Silvio Berlusconi sulla sua discesa in campo. In municipio la musica cambia. Fa il suo ingresso trionfale una statua della madonna di Medjugorje. Fra lo stupore di dipendenti e cittadini viene collocata nell’ufficio del sindaco, il quale si rifiuta di celebrare i matrimoni civili: “Insegno religione. Non posso dare certi insegnamenti in classe e poi non applicarli nella vita. Per me il matrimonio è quello davanti a Dio, punto”. Deve intervenire il prefetto, minacciando il commissariamento.

E’ un personaggio eccentrico e bizzarro, il primo cittadino. Ostenta fede e valori, vestendo i panni del moralizzatore. Ma le sue pubbliche ‘virtù’ nascondo i suoi ‘vizi’ privati. Secondo la relazione riservata del ministero degli Interni, richiamata nella sentenza del Tar, “il sindaco e altri membri dell’amministrazione frequentavano soggetti ‘controindicati’”. Uno di loro è Eugenio Costantino, imputato assieme a Celeste a Milano e detenuto in una clinica psichiatrica: “Soggetto che aveva assunto uno ruolo di rilievo nell’associazione criminale ‘ndrangheta, avendo rivestito una partecipazione nell’attività di riscontrato ‘voto di scambio’ per le elezioni regionali lombarde del 2010. (Costantino) era riuscito anche a ottenere l’elezione nel giugno 2009, nel corso di un patto ‘politico-mafioso’, di sua figlia a consigliere del comune di Sedriano”. Altro personaggio ‘pericoloso’ frequentato dal sindaco è “un medico chirurgo marito di consigliera comunale di Sedriano”. Si tratta di Marco Scalambra, anche lui imputato nel processo politica-mafia, esperto di urbanistica, edilizia e cooperative, nonché marito di Silvia Fagnani, già capogruppo di maggioranza a Sedriano. Famoso un sms che Scalambra invia a un candidato alle elezioni comunali di Rho nel 2011: “Ho cercato di portarti i voti della lobby calabrese ma purtroppo sono già impegnati. Ne rimangono circa 300, fai sapere entro domani se ti interessano come elettori”.

Secondo la relazione riservata Celeste non si limita a frequentare personaggi ‘oscuri’. Ma promette “di compiere una pluralità di atti contrari ai suoi doveri d’ufficio”. Come per esempio “la promessa, a sostegno degli interessi del sodalizio criminale operante sul territorio, dell’assegnazione di un appalto della manutenzione delle aree verdi comunali, pur se l’assegnazione risultava definitivamente in favore di altro soggetto, comunque imparentato con altra famiglia ‘mafiosa’; la promessa al suddetto medico chirurgo (Scalambra) di assegnazione di lavori di ristrutturazione di alcuni immobili”.

Il sindaco agiva inoltre da ‘dominus’ sui dipendenti del comune: “Generalizzata e illegittima ingerenza degli organi politici sull’operato di quelli burocratici, soprattutto in settori economici”. E ancora: “Risultavano tra le varie figure professionali ausiliarie del comune diversi soggetti con precedenti penali”. Inoltre: “Riorganizzazione uffici comunali nel 2009 e area tecnica divisa in due settori, di cui uno assegnato a soggetti vicini ad ambienti ‘controindicati’ (…) Lavori di messa in sicurezza di un manufatto comunale affidati a impresa i cui soci presentavano legami con criminalità”. L’elenco è lungo. Si legge anche di un “generale contesto di illegalità negli appalti”, di “affidamento lavori ad aziende prive di documentazione antimafia” e di una presenza inquietante: “Risultava operativa anche nel territorio di Sedriano un’organizzazione criminale facente capo a famiglia originaria di Platì, il cui ambito criminale riguardava il monopolio del movimento terra, il controllo dei cantieri, il settore dell’intermediazione immobiliare, con infiltrazioni negli appalti di servizi e opere pubbliche”.

Neppure gli assessori erano liberi di agire senza il permesso del sindaco. Al punto tale che alcuni di loro sono affiancati da un ‘tutor’, scelto dal primo cittadino in persona: “In particolare, risultava che all’assessore ai Servizi sociali era affiancata una consigliera comunale, moglie del medico chirurgo che esercitava notevole influenza sul Sindaco (il citato Marco Scalambra, oggi imputato a Milano nel processo mafia-politica, ndr); all’assessore ai Lavori pubblici risultava affiancato un geometra, all’epoca coordinatore del partito politico di appartenenza del sindaco; all’assessore all’urbanistica ed edilizia privata era affiancato proprio il detto medico chirurgo (…) Non si comprende per quale ragione il Sindaco aveva proceduto alla nomina dei componenti della giunta per poi avere l’intenzione di affiancare loro altri soggetti di supporto, salvo non ritenere una concezione personalistica e dirigistica della struttura comunale e di tutta l’amministrazione, finalizzata, più che al perseguimento degli interessi della collettività, al perseguimento di interessi personali e privatistici”.

A completare un quadro di sottomissione ai voleri di un sindaco amico (lui dice senza saperlo) dei ‘boss’, ci sono pure i silenzi complici dell’allora segretario comunale, Susanna Pecorella, colei che avrebbe dovuto esercitare il controllo sugli atti: “In riferimento alla figura del segretario comunale con funzioni di direttore generale (si rileva) la sua responsabilità per il silenzio serbato su alcune illegittimità da cui erano affetti provvedimenti emanati dall’amministrazione comunale (…) in ordine ad alcuni appalti assegnati, limitando la sua attività all’apposizione del ‘visto’ sotto un profilo meramente formale, risultando così evidente accondiscendenza ai voleri del sindaco e della giunta”.

E non finisce qui. In quello che è stato definito “il regno di Sua Maestà Alfredo Celeste”, c’è spazio pure per gli incarichi legali assegnati fra il 2009 e il 2013 a Giorgio Bonamassa. Si legge nella sentenza: “Il consulente legale del comune e avvocato difensore del sindaco in pregressi procedimenti penali a suo carico otteneva numerosi incarichi giudiziari e di consulenza extragiudiziale dal comune medesimo, di notevole rilievo e per consistenti importi totali, già dal 2009, a fronte di risultati non proporzionati agli importi ricevuti”. L’amico-avvocato di Celeste, per essere più precisi, ha incamerato in 4 anni la bellezza di 430 mila euro: una cifra surreale per una cittadina di 11 mila abitanti. A lui, che è un penalista, fu affidata addirittura la stesura dello strumento urbanistico comunale, una consulenza costata ai cittadini circa 100 mila euro e poi cestinata nel 2013, dopo lo scioglimento per mafia.

Sognava in grande, l’ex sindaco Celeste. Parola del ‘boss’ della ‘ndrangheta Costantino, che svela al telefono i suoi progetti per l’amico Alfredo: “Fare il sindaco non gli basta, ha attorno persone molto megalomani, vogliono portarlo a Roma come senatore”. Oggi è tutto finito. Eppure Celeste non si arrende: prepara il ricorso al Consiglio di Stato e annuncia la sua ricandidatura a sindaco per le elezioni di fine anno. Intanto, per volontà della Curia, può continuare sereno a insegnare religione ai ragazzi del liceo europeo di Arconate (Milano) e dell’istituto tecnico di Castellanza (Varese). Alla Diocesi, da mesi, insistono nell’affermare che, del caso Celeste, non ne sanno nulla. Aggiungono però che si informeranno.

(fonte)

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