Nuove indagini sulla sparizione dell’archivio di Peppino Impastato

di Francesca Mondin – 10 gennaio 2015
impastato-fumetto-c-luigi-alfieriNuove indagini sulla sparizione dell’archivio dell’attivista Peppino Impastato ammazzato dalla mafia nella nelle prime ore del 9 maggio 1978. La notte stessa del 9 maggio un gruppo di carabinieri perquisì l’abitazione della famiglia Impastato, nel corso Cinisi, portando via tutto quello che trovò in riferimento a Peppino: appunti, lettere, volantini, dossier di denuncia e ricerche. Un irruzione che lasciò senza parole Giovanni Impastato ancora sconvolto per il corpo dilaniato del fratello ritrovato poche ore prima.
Da quella sera le carte di Peppino sparirono nel nulla.
Anche Salvo Vitale, amico e compagno di lotta di Peppino Impastato ricorda benissimo i giorni successivi all’omicidio e più volte ha raccontato di come vennero gestite le indagini dai carabinieri. Interrogatori feroci in caserma e perquisizioni nelle case dei ‘compagni’ anche prive di mandati di perquisizione. Furono proprio i compagni di Peppino assieme al fratello Giovanni a raccogliere informazioni e prove che a distanza di anni dimostrarono il depistaggio messo in atto nelle prime indagini.

A riguardo sono stati indagati per favoreggiamento il generale Antonio Subranni e per falso i sottufficiali che all’epoca condussero la perquisizione a casa Impastato: Carmelo Canale, Francesco De Bono e Francesco Abramo. Per i quali però il pm Francesco Del Bene è stato costretto a chiedere l’archiviazione poiché i reati erano caduti in prescrizione. Tra i quattro uomini dell’Arma solo Canale ha rinunciato alla prescrizione in quanto vuole essere assolto dal reato.
Ora però sul mistero della sparizione dei documenti di Peppino il giudice per le indagini preliminari Maria Pino vuole andare fino in fondo. Infatti a fine dicembre il gip ha scritto un ordinanza disponendo nuove indagini. Entro sei mesi la procura dovrà ascoltare i testimoni indicati dal giudice e acquisire nuovi documenti.
Quel materiale scomparso dopo il sequestrato dalla casa di Peppino, secondo il gip rappresenterebbe proprio l’inizio di tutte quelle ‘azioni particolari’, di cui parlano gli amici e compagni di Peppino, che depistarono le indagini sulla morte dell’attivista di Cinisi.
In particolare ci sarebbero due documenti che potrebbero dimostrare il reato. Sono due relazioni stilate dai carabinieri all’epoca dei fatti e consegnate dal comando provinciale dei carabinieri di Palermo nel 2000, dopoché la procura e la commissione parlamentare antimafia avevano chiesto all’Arma di consegnare copia di tutti gli atti su Impastato conservati in archivio.
Nella prima relazione, scritta in un foglio privo d’intestazione, senza data e firma troviamo un elenco di 32 punti che si apre con “Fotocopia di una lettera con timbro postale di Cinisi 23.11.1973 spedita a Impastato Giuseppe, contenente minacce da parte di un gruppo di muratori del luogo» e si chiude con: «Statuto del Circolo Arci». In alto prima dell’elenco c’è scritto: “Elenco del materiale informalmente sequestrato in occasione del decesso di Impastato Giuseppe, nella di lui abitazione”.
La seconda relazione, datata il 1 giugno 1978, è invece un’annotazione di servizio dell’allora comandante del nucleo informativo della Legione carabinieri di Palermo.
Il cui oggetto è «Controllo persone sospettate di appartenenza a gruppi eversivi». Nella carta si legge: «Si trasmette l’accluso elenco, sequestrato informalmente nell’abitazione di Impastato Giuseppe».
L’allora comandante del nucleo Informativo Enrico Frasca, interrogato nei mesi scorsi dal pm Del Bene, ha detto però di non ricordare per nulla quella relazione ed ha anche ammesso un certo stupore per l’espressione “sequestro informale”, termine infatti che non esiste in nessun manuale di diritto italiano.
Anche se i reati di favoreggiamento e falso sono prescritti si potrà forse arrivare a capire come mai e chi ha fatto sparire i documenti di Peppino Impastato.

(clic)

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