Pietro Cozzolino: il boss camorrista con il cuore sudicio di vestiti usati

C_4_articolo_2089649_upiImageppSmantellata dalla polizia un’organizzazione criminale dedita al traffico di “rifiuti speciali illeciti”. I “rifiuti” sarebbero i vestiti usati che vengono lasciati nei grandi cassonetti gialli per la raccolta di abiti da regalare ai poveri. Invece di essere consegnati, venivano venduti in Africa e nei paesi dell’Est. Quattordici gli arrestati tra Roma, Napoli e Salerno, per i reati di associazione per delinquere nell’ indagine coordinata dalla direzione distrettuale Antimafia di Roma. Gli affiliati all’associazione criminale ricevevano, trasportavano, cedevano e comunque gestivano abusivamente ingenti quantitativi di “rifiuti tessili speciali”, con “specifiche condotte di falsità materiale e ideologica in atti pubblici”. Per gli investigatori, tra i capi dell’organizzazione emerge Pietro Cozzolino, considerato elemento di vertice dell’omonimo clan camorristico che opera nelle zone di Portici ed Ercolano, in provincia di Napoli.

Dalle indagini risulterebbe che gli arrestati rivendevano nei paesi poveri gli indumenti lasciati nei secchioni gialli della raccolta degli abiti usati. Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Roma e dalla polizia provinciale, sono iniziate due anni fa e hanno documentato la partenza di container da Civitavecchia e Salerno diretti in Africa con oltre 3.000 tonnellate l’anno di indumenti. Dalle indagini sarebbe emerso inoltre che il materiale era provvisto di bolle di accompagnamento false sull’avvenuta igienizzazione e fatturato solo in parte.

Sono state sequestrate preventivamente anche alcune coop coinvolte, in particolare la “New Horizons Onlus” e “Lapemaia Onlus” e la società “B&B Ecology srl”. A quanto accertato, gestivano la raccolta dei rifiuti tessili speciali per conto del consorzio “Il Solco” delegato per il servizio da Ama, l’azienda romana della raccolta dell’immondizia. Tra gli arrestati dell’operazione di oggi c’è anche Danilo Sorgente, responsabile tecnico dell’impianto di recupero rifiuti gestito dalla “New Horizons” e alcuni dipendenti delle cooperative sottoposte a sequestro.

Ma c’è di più. Per gli investigatori, infatti, ci potrebbe essere la mano di Mafia Capitale nel traffico illecito di rifiuti. Il gip nell’ordinanza non esclude che l’affare degli abiti usati “non sia rientrato nel più ampio disegno dirigista e corruttivo di Salvatore Buzzi”, arrestato nell’inchiesta Mafia Capitale. “Non può non pensarsi -scrive il gip Simonetta D’Alessandro – che la delibera che aveva ripartito nel 2008 il territorio comunale in competenze ai consorzi dell’Ati Roma Ambiente non obbedisca alle logiche spartitorie” e “non abbia coltivato le finalità speculative, rientranti negli interessi di Buzzi”. “Di tanto non vi è la prova in atti mancando nella fase delle prime assegnazioni le intercettazioni – prosegue l’ordinanza – ma vi è una concreta emergenza documentale”.

Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, è stato arrestato nel dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta su Mafia capitale.

(fonte)

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