Responsabilità civile dei magistrati: finalmente ecco che parla Mattarella

Il presidente all'Altare della Patria

Non è un’invasione di campo. Ma certo sono parole che pesano rotolando giù dal Colle fin dentro Palazzo Chigi. “Le recenti modifiche alla legge Vassalli andranno attentamente valutate alla luce degli effetti concreti dell’applicazione della nuova legge” dice Sergio Mattarella. Il Presidente della Repubblica, e Presidente del Csm, è quasi alla fine del discorso che riserva ai 346 giovani magistrati tirocinanti convocati su al Colle e in attesa di iniziare il mestiere del pm o del giudice. E da questo preciso momento la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati diventa ufficialmente “osservata speciale”, appena una settimana dopo la sua entrata in vigore. Il Quirinale minimizza, fa notare che le stesse parole furono già dette del ministro Guardasigilli. E però il taciturno Mattarella le ha volute dire. La cronaca ci dirà, nel tempo, se quella di oggi sarà da considerare la prima vera esternazione del Capo dello Stato. Certo si tratta di un’importante – e attesa – rassicurazione per la magistratura sul piede di guerra perché vede nella legge una “lesione della propria autonomia” e “un’intimidazione del servizio giustizia”. Ed è un’ammonizione per l’operato di palazzo Chigi che, nonostante le richieste di modifica avanzate da mesi dai vertici di tutta la magistratura e prima del voto finale, ha voluto andare avanti lo stesso e consegnare lo scalpo di una magistratura che deve obbedire ad esecutivo e legislativo.

Gli addetti ai lavori, Anm e Csm, attendevano queste parole. Parlando ai giovani magistrati Mattarella precisa che l’idea del “tagliando” alla legge sulla responsabilità civile “era già stata avanzata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando”. Il Guardasigilli aveva parlato la notte in cui la legge fu approvata. “Ma come si fa a credere a un ministro che avanza l’idea del tagliando mentre sta votando quella legge sostenendo che è una buona legge?” denunciò l’Anm. In questa settimana di vita della legge devono essere state molte le sollecitazioni arrivate al Colle. Direttamente al Presidente. Tramite i suoi consiglieri giuridici. Tramite il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. Ciascuno si è fatto a suo modo portavoce di preoccupazioni, timori, paure di fronte alle quali il Presidente non poteva più tacere. Così ha voluto tranquillizzare. E far sapere lui da che parte sta. “Seguire il modello di magistrato ispirato all’attuazione dei valori etici – ha detto ai giovani seduti nella sala dei Corazzieri – vi aiuterà ad affrontare con serenità i compiti che vi aspettano e a non lasciarvi condizionare dal timore di subire le conseguenze di eventuali azioni di responsabilità nella consapevolezza di essere soggetti, nell’applicazione delle vostre funzioni, unicamente alla legge”. In ogni caso, ha aggiunto, “sarò sempre attento custode nella duplice veste di Presidente della Repubblica e di Presidente del Csm”. Il ministro Guardasigilli Andrea Orlando ascolta e annuisce in silenzio in prima fila. Tra i membri del Csm ugualmente presenti nella sala c’è chi scrolla la testa: “Non è mai stato fatto un monitoraggio di una legge appena approvata. Ma che senso ha? Gli effetti distorsivi della legge andavano risolti prima”. Sarà il Consiglio superiore della magistratura a svolgere il cosiddetto monitoraggio.

La parole di Mattarella arrivano in fretta all’orecchio di David Ermini, responsabile Giustizia del Pd e fedelissimo del premier Renzi. “Non mi pare ci sia nulla di nuovo nelle parole del Presidente: ha confermato quanto già detto Orlando. La modifica della Vassalli era necessaria, non è stata fatta in 27 anni, la nuova legge adesso c’è e se c’è qualcosa che non va, faremo le correzioni necessarie”. Chiedere un monitoraggio significa ammettere che ci sono dei problemi in quel testo. E logica vorrebbe che il legislatore raccogliesse prima certe osservazioni. Ma Ermini non ci sta. “Intanto l’abbiamo fatto – sottolinea. “Poi appartiene all’umiltà della politica, al buon senso, fare eventualmente un passo indietro”. È il motto renziano declinato in tutte le sue forme: “Intanto si fa, poi si vede”. La nuova legge sulla responsabilità civile stabilisce che ogni cittadino, indagato o imputato, a cui è stato sequestrato un bene, possa fare subito azione civile contro il magistrato, giudice o pm, che ha esercitato l’azione penale. Non c’è un filtro di ammissibilità e la causa sarà valutata da un giudice civile. Le alte cariche della magistratura e la magistratura associata hanno previsto carichi di lavoro in controtendenza con la volontà di togliere l’arretrato, il rischio paralisi per via di ricusazioni e autosospensioni e il rischio, nel lungo periodo, di un lavoro da parte di giudici e pm sempre in difesa e burocratico per evitare guai.

Il Presidente che parla poco ha quindi parlato. Ed è il terzo intervento, si fa notare al Colle, dedicato a questioni di giustizia, uno al Csm e due ai giovani magistrati. Pochi giorni fa, nella Villa Castelpulci di Scandicci sede della Scuola della Magistratura, aveva ricordato che il magistrato non deve essere “né burocrate, né protagonista”. Oggi ha chiesto “coraggio e umiltà” perché “una società complessa chiede giustizia, e in tempi rapidi”. E’ un discorso come sempre breve ma essenziale quello di Mattarella. Indica i tratti fondamentali del magistrato che deve essere “artefice del diritto vivente e non più solo giudice bocca della legge”. Ne indica alcune priorità come la “lotta alla corruzione che blocca lo sviluppo economico e corrode la convivenza civile”. A palazzo dei Marescialli, sede del Csm, sono ancora in attesa di sapere quando il capo dello Stato andrà a tenere il suo atteso discorso sulla giustizia. Questi sono solo alcuni anticipi.

(fonte)

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