Uno dei produttori della fiction “Gomorra” rischia l’arresto: ecco perché non ci servono gli idoli.

Almeno non proponeteci una fiction come “feticcio” della legalità. Almeno.

img1024-700_dettaglio2_gomorra-la-serie-skyMa che cosa dice, oggi, che la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Napoli contro il “no” alle misure cautelari nei confronti di Matteo De Laurentiis, uno dei produttori della serie tv “Gomorra”, indagato per favoreggiamento al clan Gallo nell’ambito della vicenda del pagamento del “pizzo” per le riprese nella villa del boss Francesco Gallo a Torre Annunziata?

Resterebbe sempre dell’opinione che “la realtà è già oltre, non è la fiction che può indurre qualcuno a intraprendere la strada del crimine nella vita”?

Giusto per chiarire un po’ i termini della questione: la Seconda sezione penale della Suprema Corte ha annullato con rinvio al tribunale di Napoli “per nuovo esame” l’ordinanza con la quale il tribunale della libertà, il 20 novembre 2014, aveva negato le misure coercitive per De Laurentiis ed altre cinque persone.

Anche per questi ultimi, la Procura di Napoli ha reclamato in Cassazione contro il “no” all’arresto, ma questa parte del ricorso non è stata accolta dalla Suprema Corte. Riguarda il location manager della società di produzione “Cattleya”, Gennaro Aquino, il produttore Gianluca Arcopinto e tre vigili urbani di Torre Annunziata che avrebbero accettato una mazzetta di cento euro per chiudere una strada e facilitare le riprese.

De Laurentiis era stato sentito dal pm e secondo l’accusa, avrebbe svelato l’indagine sul “pizzo” al clan Gallo pregiudicando li buon esito dell’inchiesta. Ad avviso del gip, però, gli indagati avevano solo lo scopo di proseguire le riprese e mandare avanti la produzione, e non quello di favorire il clan. Per questo il gip non aveva dato il via libera alle misure coercitive giudicando questo comportamento non penalmente rilevante. Con il verdetto dei Supremi giudici, adesso, è da riesaminare la posizione del solo De Laurentiis. Che ora rischia l’arresto.

(clic)

18 Commenti

  1. Questa fiction non credo sia stata proposta da qualcuno come “feticcio” della legalità. Che dia fastidio per tanti motivi è una certezza e i motivi spesso non sono nobili. Di idoli ce ne sono tanti, caso strano le polemiche in questo paese sono sempre su Gomorra.

    1. Scusami Bruna, scrivi che motivi non “nobili” ci spingono a scrivere delle colpe della produzione e credi che non ti risponda? Con la mia storia che non è fiction? Le polemicche sono su Gomorra perché un elemento della produzione è accusato di favoreggiamento mafioso, ti pare poco? O dobbiamo discutere sul fatto che se ne possa discutere? Perché io ho sempre paura delle persone che hanno intoccabili da venerare. Di qualsiasi tipo e di qualsiasi specie. Detto questo, siccome noi (che ci occupiamo di questi temi per lavoro o per destino) puntiamo sempre il dito agli altri credo che sia giusto è obbligatorio anche guardare in casa propria. E credimi che se mi capiterà (farò di tutto perché non accada ma mi potrebbe succedere) che qualcuno che lavora ad una mia produzioni abbia di questi contatti sarò il primo a denunciarlo e condannarlo, pubblicamente.

    2. Chi sarebbero gli intoccabili da venerare? Chi venera chi? Non mi riferivo a lei quando parlavo di motivi non nobili, ma gli attacchi che subisce in questo paese chiunque si esponga per la legalità. La stimo e pensavo fosse chiaro di chi stessi parlando, ma se non è così va bene lo stesso e credo sia meglio chiuderla qui, non volevo fare polemiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *