L’angelo custode (musulmano) degli italiani a Tunisi

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Hamadi ben Abdelssalam

Nelle ore successive all’attacco al Parlamento e al Museo del Bardo di Tunisi si sono moltiplicati i racconti dei sopravvissuti e dei tanti testimoni, per la maggior parte turisti stranieri.
 È emersa così la storia di Hamadi ben Abdelssalam, guida turistica del gruppo di italiani in visita nella capitale tunisina.

Da musulmano praticante – che sostiene la totale estraneità dell’Islam da questi atti estremisti – Hamadi imputa a un miracolo il salvataggio dei turisti. Ma è stato invece proprio lui a metterli al sicuro.

Dopo aver udito i primi spari, il gruppo di 47 turisti sul bus 26 della Costa Fascinosa si divide; trenta restano con lui, lo seguono. Grazie alla sua conoscenza del Museo del Bardo, l’uomo riesce a condurli attraverso un’uscita sul retro. Passando per una grotta sotterranea, li conduce nel Palazzo del Parlamento: insieme ad un’altra guida, Hamadi li sottrae alla violenza spostando continuamente il gruppo in diverse aule del palazzo. Dopo circa 4 ore, riesce a scortarli ai pullman e a riportarli sulla nave.

Il ricordo dei turisti italiani, profondamente segnati dall’esperienza, va quindi anche ad Hamadi – che non esitano a definire “un angelo custode” -, commosso davanti alla gratitudine inattesa di coloro che ha salvato senza nemmeno rifletterci. Dopo gli esempi di Lassana Bathily e Ahmed Merabet, uomini “giusti” durante le stragi di Parigi, la storia di Hamadi si inserisce tra quelle dei musulmani che alzano la testa contro l’estremismo e dichiarano con forza la lontananza del loro credo da questi inni di violenza: una dichiarazione di fede, comunione, dove non c’è alcuno spazio per la sopraffazione.

(clic)

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