Ilaria Alpi: forse sappiamo chi (non) è stato

hassan-omar-hashi-rai3Ora non ci sono più dubbi. Ahmed Ali Rage, alias “Gelle”, supertestimone del processo sulla morte della giornalista Ilaria Alpi e del cameraman Miran Hrovatin, è l’uomo di origini somale raggiunto dalla trasmissione “Chi l’ha visto?” che ha dichiarato di avere reso falsa testimonianza. La Procura di Roma, infatti, ha ricevuto la prima risposta dai periti, che hanno comparato la foto del cartellino segnaletico con le immagini del servizio televisivo. “Non è stato Omar Hashi Hassan ad uccidere Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Io non ho visto chi ha sparato, non ero lì” aveva rivelato, parlando dell’omicidio dei due italiani da parte di un commando a Mogadiscio, il 20 marzo 1994. “Gli italiani – si leggeva nella nota della redazione di “Chi l’ha visto?” – avevano fretta di chiudere il caso e gli hanno promesso denaro in cambio di una sua testimonianza al processo”. Ora è partita, da parte dei magistrati, la richiesta di rogatoria internazionale per il Regno Unito, dove Gelle vive. Il fascicolo è sulla scrivania del ministro della giustizia Andrea Orlando.

L’ennesima conferma del depistaggio operato sul caso Alpi-Hrovatin potrebbe ora essere l’input per la revisione del processo nei confronti di Hashi Omar Assan, colui che era stato accusato da Gelle. Grazie alla sua deposizione, infatti (rilasciata solo davanti alla Digos e al Pm romano Franco Ionta, ma mai confermata in Tribunale) Hashi era stato condannato a 24 anni di reclusione, accusato di aver fatto parte del commando che uccise il cameraman e la giornalista. Hashi Omar Hassan viene arrestato a gennaio del 1988 dalla Digos di Roma, dopo la testimonianza resa da Gelle, alla quale però mancava il riconoscimento da parte del teste e la conferma delle dichiarazioni nell’aula del tribunale. Nè l’uno nè l’altra, però, avranno luogo: a dicembre ’97, infatti, Gelle sparisce per 17 anni, per poi ricomparire qualche mese fa, rilasciando quell’intervista shock.
In realtà Gelle aveva già parlato di questo nel 2002 a un giornalista somalo, Sabrie, nel corso una conversazione telefonica registrata, ma secondo il tribunale di Roma non era certo che si trattasse proprio di Ahmed Ali Rage, essendo impossibile effettuare confronti e verifiche.
Gelle mise piede in in Italia quattro anni dopo la morte di Ilaria e Miran, nel 1997, dopo essere stato considerato teste chiave e attendibile dall’ambasciatore italiano Giuseppe Cassini, che ricevette l’incarico dal Governo Prodi. “Non ho registrato alcun indizio che possa suffragare la nota tesi del traffico d’armi legato alla cooperazione italiana” si legge nel verbale raccolto da Cassini. Le dichiarazioni di Gelle sarebbero state avallate da “incontri a Bosaso”, a Nord-Est della Somalia, e da “dichiarazioni di testimoni” non meglio precisati. A Bosaso, però, Ilaria Alpi ci sarebbe andata per raccogliere notizie sulla Shifco, la compagnia italo-somala che avrebbe trasportato armi dalla Lettonia alla Somalia. Un rapporto dell’Onu, infatti, attesterebbe che nei giorni in cui la Alpi si trovava a Bosaso un trafficante di armi sarebbe giunto in città proprio dalla Lettonia grazie a una nave Shifco.
“Vorrei vedere se adesso non si decidono ad andarlo a prendere. Sono anni che si sa che (Gelle, ndr) sta lì. Il procuratore Giuseppe Pignatone mi ha sempre promesso che avrebbe fatto luce sul caso Ilaria e Miran, e io sono sicura che riprenderanno l’inchiesta ora che esiste questa nuova prova” aveva detto Luciana Alpi, madre di Ilaria. Tanti sono i misteri che ancora circondano la sua morte e quella di Miran, e il depistaggio che è venuto dopo. L’intervista di Gelle, a 21 anni dal loro brutale assassinio, aggiunge ancora altri interrogativi. Chi ha pagato Gelle per dire il falso? E chi l’ha aiutato a fuggire dall’Italia?

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