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Da quando essere buoni è passato di moda

gentilezza_bTra le trasformazioni spaventose di questi ultimi anni c’è questa devozione (nemmeno poi tanto più nascosta) per i cattivi. La cattiveria è diventata sinonimo di coraggio, ingrediente fondamentale del buon condottiero e nel mentre l’esser buoni è stato assorbito come cessione alla debolezza. In pochi ci hanno fatto caso, tra analisti ed editorialisti, che oggi in Italia essere buoni significa essere colpevoli, molli, disinteressati, apatici, non all’altezza e alla fine una virtù ormai è considerata (più o meno consapevolmente) un vizio. Sto preparando in questi giorni una raccolta di pensieri e scritti per analizzare esattamente quando e per cosa la bontà qui da noi abbia cominciato a degradarsi e anche la gentilezza sia diventata (per molti) una flemma dannosa. Se avete qualche idea in proposito potete scrivermela qui sotto o al mio indirizzo mail qui.

Intanto, da parte mia, continuo sempre di più ad innamorarmi dei buoni e dei secondi.

 

72 Commenti

  1. Insieme a tante altre parole, simbolo di un passato da cancellare. Si è buttato il bambino con l’acqua sporca, l’ipocrisia e’ stata sostituita da un’altra forma di ipocrisia, sono nati nuovi tabù fra cui parole impronunciabili, una fra tante la bontà. Mentre io penso che una persona profondamente autenticamente buona sia affascinante nel senso più vero della parola

  2. La bontà oggi non è più considerata una qualità. Bontà d’animo e gentilezza, quando espressi, sono occasioni per schiacciare l’altro e per deriderlo. Oggi vige la logica del potere e della furbizia. Il silenzio, poi, o l’assenza di diplomazia è vista come sottomissione o mancanza di coraggio o, peggio ancora, come depressione. E questo perché il senso delle parole è completamente stravolto, filtrato e mediato.

    Quando ho avuto la sensazione di essere fuori moda? Ogni volta che non sono stata capita, ogni volta che l’assenza di strategie o di diplomazia nel rapportarmi con gli altri è stato oggetto di scherno e derisione, ogni volta che ho visto l’allontanamento di chi mi stava attorno.
    E non è mica vittimismo, è consapevolezza! Viviamo in una società basata sulla competizione e sulla supremazia che privilegia l’arroganza alla cultura del buon senso e della comunicazione

  3. Nadia

    Credo che tenere una massa nell’ignoranza e coltivarla infame e incarognita, faccia molto comodo a chi manipola gli umori e i pensieri della gente, in mille modi e attraverso tutti i canali possibili. Personalmente, sono stata molto colpita dai contenuti che vengono veicolati al cinema. Era tanto tempo che non frequentavo le sale cinematografiche e, quando ci ho rimesso piede, ho avuto come una rivelazione: il tasso di violenza, aggressività, opportunismo, carrierismo, disprezzo di qualunque valore in favore di uno spinto relativismo, e’ elevatissimo e quasi insopportabile per chi, come me, ha sempre pensato con la propria testa ed ha sempre privilegiato i valori della convivenza civile. I ragazzi di oggi, vengono letteralmente intontiti da rumori, scoppi, deflagrazioni al di sopra di parecchi decibel rispetto a quello che sarebbe normale. Penso che sia una tecnica per impedire di pensare, per orientare i sensi verso gli eccessi, a tutti i livelli. Non parliamo poi della televisione: la banalità si unisce al pettegolezzo, allo scandalismo, in una povertà di contenuti tali, che facilmente il nostro QI verrà abbassato giorno per giorno, se seguiamo fedelmente questi programmi. Se analizziamo il mondo del lavoro: la competizione, l’azzoppare il collega, il vicino, azzannare al polpaccio lo sprovveduto o il distratto, il “buono” e papparselo con tutti i calzini. Questi sono in soldoni i parametri del mondo del lavoro contemporaneo. Altro che valore della squadra, collaborazione, ecc. ecc. Solo i gonzi ormai ci credono. I così detti ” buoni”, appunto.
    E la realtà sociale, come la inquadriamo? Laddove appare normale che migliaia di persone muoiano in fondo al mare e si da del coglione a chiunque si azzardi a fare qualche obiezione, laddove i poveri si scannano tra loro e si muovono per bande nei quartieri a danno gli uni degli altri (ad esempio occupazione abusiva delle case di altri), laddove ciascuno si sente legittimato a pensare solo a se stesso, ignorando qualunque criterio di solidarietà sociale e culturale, laddove noni solleva più neanche scandalo che migliaia di donne siano giornalmente scannate da maschi inferociti e sterminatori persino dei propri figli….dove succede tutto questo molto altro ancora senza che l’indignazione abbia il sopravvento, siamo in una società malata, che va ciecamente verso l’auto distruzione .
    Non c’è posto per la bontà in una società del genere, perché, seguendo Nietsche, siamo al di la del bene e del male, siamo in una sospensione di ogni morale.

  4. Come già detto da altri lo sdoganarsi del “cattivo” è cominciato con la furberia. Notoriamente il furbo,difficilmente,è intelligente e,soprattutto, acculturato. Quindi, un popolo di furbetti ignoranti è comodo,più manovrabile. Il concentrarsi sulla maleducazione e la cattiveria del popolo e la concentrazione sul doversi difendere da ciò distoglie l’attenzione e le energie da problematiche più importanti per le quali,se davvero si svegliassero le coscienze…………il ” tremate,tremate stregoni e streghe son tornati” sarebbe piuttosto pericoloso per classi sociali che, attraverso l’elogio della cattiveria, si sentono molto più al sicuro!!!!

  5. Sono stati sdoganati definitivamente i furbetti, quelli che se possono lavorano poco , che non vedono il vicino, l’essere umano e tutto ciò che sappiamo e che avete sapientemente descritto. Sono più di vent’anni che mi sento fuori da questo mondo costruito ad arte per abbassare il livello mentale ed umano collettivo, per distrarre ed allontanare dagli interessi collettivi affinché tutti siano trascinati nella vacuità di centri commerciali zeppi di merci……

  6. Non credo nelle definizioni..buono o cattivo..penso che la differenza sia data dal motivo che spinge a fare ed alle scelte che si fanno per raggiungere cosa si ha come obiettivo. Al lavoro spesso mi sento chiedere perchè ti cerchi da fare? Fai il tuo che il turno finisce lo stesso..tanto non siamo qui per salvarli..! Personalmente manderei a vendere scarpe ai colleghi che non ricordano più che lavoriamo su altri esseri umani. Ma non penso sia una questione di bontà, piuttosto di coscienza o menefreghismo.

  7. grazie Giulio Cavalli per aver aperto questa riflessione.molte volte.ormai da tempo.ci si scontra con parole che condannano la bontà d’animo. quando leghisti e presidenti operai hanno mostrato i muscoli predicando razzismo e l’immoralità si è messa in discussione la BONTA’.cambiando la sua fisionomia l’han chiamata ‘buonismo’.e da qui la bontà che s’accompagna con merito alla solidarietà.all’umanità ha avuto la peggio.e allora s’incolpano di bontà le persone altruiste. disinteressate le persone migliori.quelle che stanno salvando un mondo dallo sbando dell’egoismo e della corruzione.

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