Da quando essere buoni è passato di moda

gentilezza_bTra le trasformazioni spaventose di questi ultimi anni c’è questa devozione (nemmeno poi tanto più nascosta) per i cattivi. La cattiveria è diventata sinonimo di coraggio, ingrediente fondamentale del buon condottiero e nel mentre l’esser buoni è stato assorbito come cessione alla debolezza. In pochi ci hanno fatto caso, tra analisti ed editorialisti, che oggi in Italia essere buoni significa essere colpevoli, molli, disinteressati, apatici, non all’altezza e alla fine una virtù ormai è considerata (più o meno consapevolmente) un vizio. Sto preparando in questi giorni una raccolta di pensieri e scritti per analizzare esattamente quando e per cosa la bontà qui da noi abbia cominciato a degradarsi e anche la gentilezza sia diventata (per molti) una flemma dannosa. Se avete qualche idea in proposito potete scrivermela qui sotto o al mio indirizzo mail qui.

Intanto, da parte mia, continuo sempre di più ad innamorarmi dei buoni e dei secondi.

 

72 Comments

  1. Nadia

    Credo che tenere una massa nell’ignoranza e coltivarla infame e incarognita, faccia molto comodo a chi manipola gli umori e i pensieri della gente, in mille modi e attraverso tutti i canali possibili. Personalmente, sono stata molto colpita dai contenuti che vengono veicolati al cinema. Era tanto tempo che non frequentavo le sale cinematografiche e, quando ci ho rimesso piede, ho avuto come una rivelazione: il tasso di violenza, aggressività, opportunismo, carrierismo, disprezzo di qualunque valore in favore di uno spinto relativismo, e’ elevatissimo e quasi insopportabile per chi, come me, ha sempre pensato con la propria testa ed ha sempre privilegiato i valori della convivenza civile. I ragazzi di oggi, vengono letteralmente intontiti da rumori, scoppi, deflagrazioni al di sopra di parecchi decibel rispetto a quello che sarebbe normale. Penso che sia una tecnica per impedire di pensare, per orientare i sensi verso gli eccessi, a tutti i livelli. Non parliamo poi della televisione: la banalità si unisce al pettegolezzo, allo scandalismo, in una povertà di contenuti tali, che facilmente il nostro QI verrà abbassato giorno per giorno, se seguiamo fedelmente questi programmi. Se analizziamo il mondo del lavoro: la competizione, l’azzoppare il collega, il vicino, azzannare al polpaccio lo sprovveduto o il distratto, il “buono” e papparselo con tutti i calzini. Questi sono in soldoni i parametri del mondo del lavoro contemporaneo. Altro che valore della squadra, collaborazione, ecc. ecc. Solo i gonzi ormai ci credono. I così detti ” buoni”, appunto.
    E la realtà sociale, come la inquadriamo? Laddove appare normale che migliaia di persone muoiano in fondo al mare e si da del coglione a chiunque si azzardi a fare qualche obiezione, laddove i poveri si scannano tra loro e si muovono per bande nei quartieri a danno gli uni degli altri (ad esempio occupazione abusiva delle case di altri), laddove ciascuno si sente legittimato a pensare solo a se stesso, ignorando qualunque criterio di solidarietà sociale e culturale, laddove noni solleva più neanche scandalo che migliaia di donne siano giornalmente scannate da maschi inferociti e sterminatori persino dei propri figli….dove succede tutto questo molto altro ancora senza che l’indignazione abbia il sopravvento, siamo in una società malata, che va ciecamente verso l’auto distruzione .
    Non c’è posto per la bontà in una società del genere, perché, seguendo Nietsche, siamo al di la del bene e del male, siamo in una sospensione di ogni morale.

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