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LEFT in edicola (da ieri!): cosa ci abbiamo messo dentro

Nell’ultimo numero di LEFT (è uscito ieri, eh, sono in ritardo io) ho avuto il piacere di intervistare Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ma soprattutto un amico. E nella nostra chiacchierata ad un certo punto gli ho chiesto se nonostante tutto fosse ancora ottimista e mi ha dato una risposta che mi ha inchiodato alla sedia dicendomi più o meno “se era ottimista Paolo sapendo di dover morire io ho l’obbligo di essere ottimista”. Ecco. In questo tempo in cui tutti ci ordinano di essere ottimisti (pena: rientrare nella folta schiera dei gufi) le parole di Salvatore Borsellino sono il paradigma di come il “dovere dell’ottimismo” nasce dalle grandi idee e dalle grandi persone, mica dagli ordini di scuderia.

Per il resto c’è tanto spazio dedicato alla riforma della scuola (e alla sua infida “comunicazione”) e poi storie, tante storie. Di un mondo che (come scrive Ilaria) ha il dovere di proporre l’utopia.

Buona lettura. E fatemi sapere le vostre considerazioni, se volete, qui.

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5 Commenti

  1. Commemorare, con lacrime di coccodrillo, chi hai condannato a morte anni prima, e nel contempo condannare a morte anche il suo erede e successore naturale. Ecco una delle “qualità” richieste; ecco cosa devono esser Capaci di fare coloro che ambiscono a sedere in certe poltrone, quelle più alte. Arroganza, omertà e ipocrisia senza vergogna. E così restiamo con Borsellini e Falconi vari, morti sepolti e Di Mattei vari morti che camminano. Con questi presupposti, essere ottimista è tanto stoico e ammirabile quanto assurdo e quanto meno un po surreale. Quasi Beckettiano… Allora forse si può provare a essere ottimisti, ma non senza una considerevole dose di sano incazzo feroce, più che semplice rabbia.

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