‘Ndrangheta patetica: il boss che pesta la moglie perché chiede gli alimenti

Per fortuna esistono giornalisti come Lucio Musolino che non lasciano correre notizie così:

operazione-siderno-675Usura e ‘ndrangheta. La guardia di finanza di Reggio Calabria e del gruppo Locri e lo Scico di Roma hanno stroncato la cosca Rumbo-Galea-Figliomeni federata con la pericolosa famiglia mafiosa dei Commisso di Siderno. Diciotto le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Teresa De Pascale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

L’inchiesta “Bacinella 2”, coordinata dal procuratore Federico Cafiero De Raho, dall’aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto Antonio De Bernardo, ha smantellato un’orgazzazione di usurai e ha portato al sequestro di beni mobili e immobili per circa 3 milioni di euro. Associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, estrosione e abusiva attività finanziaria. Sono questi i reati contestati nel provvedimento di arresto eseguito stanotte nella Locride dove alcune delle vittime di usura hanno collaborato con gli inquirenti rendendo dichiarazioni che, assieme alle intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno incastrato gli usurai della cosca Commisso.
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Le vittime che non hanno collaborato, invece, sono state indagate per favoreggiamento personale.
Un distributore di carburante a Siderno era la base operativa del sodalizio criminale composto dal titolare dell’esercizio commerciale Domenico Infusino (42 anni) e da Santo Rumbo (26), Isidoro Marando (57), Davide Gattuso (40), Giuseppe Antonio Figliomeni (67), Vincenzo Figliomeni (53), Cosimo Vincenzo Albanese (63), Cosimo Figliomeni (50), Rocco Iennaro (43), Leonardo Policheni (66), Francesco Prochilo (48) Riccardo Rumbo (53).

Per tutti il gip ha ritenuto necessario la misura cautelare del carcere. Alcuni di loro non sono stati arrestati poiché attualmente in Canada a conferma della presenza della cosca Commisso anche oltreoceano. Per gli altri sei indagati, invece, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Si tratta di Massimiliano Minnella (43 anni), Daria Piscioneri (28), Domenico Audino (58), Francesco Racco (49), Salvatore Ursino (68), e Giuseppe Saverio Zoccoli (59).

La guardia di finanza ha applicato i sigilli anche ai loro beni. Oltre al distributore di benzina, infatti, il gip ha sequestrato 6 ditte individuali (operanti nel settore pubblicitario, della ristorazione e nel commercio all’ingrosso di abbigliamento), 6 immobili, numerosi terreni, 10 autovetture, 4 motocicli, numerosi conti correnti e polizze assicurative e orologi preziosi. In sostanza, nel periodo di crisi e di contrazione dei consumi, la ‘ndrangheta si era sostituta agli istituti di credito convenzionali. In alcuni casi il tasso di interesse applicato dalla cosca Rumbo-Galea-Figliomeni superava il 400%.

Chi non pagava veniva minacciato di morte. Lo stesso trattamento veniva riservato anche agli intermediari come Isidoro Marando che, è emerso dalle intercettazioni, si lamentava con una delle vittime che aveva ricevuto 100mila euro a strozzo. “Totò, – registrano i finanzieri in una telefonata – vedi che a me qua hanno dato un ultimatum. Vedi che qua a me mi uccidono”.

E a dimostrazione che il rispetto delle donne non rientra nella logica della ‘ndrangheta, la Dda riesce a ricostruire l’episodio in cui uno dei principali indagati, Davide Gattuso, ha aggredito Teresa Figliomeni, moglie di Cosimo Figliomeni latitante in Canada. La donna aveva lasciato il marito dopo scoperto una sua relazione extraconiugale. Rientrata in Calabria, però, l’uomo non ha provveduto al mantenimento dei figli e, alle lamentele di Teresa Figliomeni, Davide Gattuso ha risposto aggredendola.

“Si avventato su di me – ha raccontato la donna al pm De Bernardo – e ha cominciato a percuotermi. Dopo avermi scaraventato a terra, mi ha preso a pugni, calci, mi ha preso dai capelli, mi ha stretto le mani al collo. I colpi che ho sentito di più sono stati all’addome e alle gambe. Mentre mi colpiva minacciava di ammazzarmi, mi intimava di stare zitta perché urlavo. Gattuso non si è fermato neanche quando ha udito le urla di mio figlio di sette anni”.

Nelle oltre mille pagine di ordinanza di arresto, inoltre, la Dda ha ricostruito il giro di usura mascherata dietro il paravento dell’agenzia di mediazione creditizia “Quinto rapido”.

(fonte)

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