La ‘ndrangheta che viaggia in Australia

Schermata 2015-06-29 alle 23.04.17Nel corso degli ultimi anni, la ‘ndrangheta calabrese sarebbe riuscita a prendere sempre più piede in Australia, arrivando a corrompere politici sia a livello federale sia nei singoli Stati grazie a “falle” nel sistema di raccolta fondi: lo ha rivelato un’inchiesta durata oltre un anno di Fairfax Media Abc.

Secondo il reporter Nick McKenzie, autore dell’inchiesta, che è anche andato in Calabria per cercare i parenti dei boss australiani e ha parlato con i magistrati italiani, gli affiliati alle ‘ndrine australiane ricorrerebbero agli stessi mezzi usati nel nostro paese: «Il gruppo opera ricorrendo alle minacce e alla violenza sia in attività economiche lecite, come il commercio di frutta e ortaggi, sia in quello illegale della droga».

L’inchiesta ha scoperto legami tra «riconosciuti e sospetti criminali» appartenenti alla ‘ndrangheta e politici di primo piano. Addirittura, un uomo «direttamente legato alla mafia (calabrese, ndr)» avrebbe incontrato l’allora primo ministro australiano, John Howard (1996-2007) e altri leader di partito a eventi di raccolta fondi per il Partito Liberale nei primi anni Duemila. Nulla, però, lascia credere che l’allora premier fosse a conoscenza della sua vera identità, ha sottolineato McKenzie.

Politici di entrambi i due importanti partiti australiani, Laburisti Liberali, sarebbero stati oggetto di “pressioni” da donatori legati alla ‘ndrangheta per favorire i loro affari, legali o illegali che fossero: secondo un rapporto della polizia del 2013, la mafia calabrese avrebbe usato un numero di finanziatori ben conosciuti di partiti politici «che hanno offerto la loro immagine pubblica e del tutto legale» per coprire le loro attività. Prestanome, insomma.

Gli inquirenti hanno scoperto che il figlio «di un sospetto boss mafioso», un religioso, fece un’esperienza di lavoro all’ambasciata australiana a Roma, quando capo della delegazione era l’ex esponente dei Liberal, Amanda Vanstone. Tutto questo nonostante che le autorità italiane avessero condiviso con l’ambasciata le informazioni che avevano sul boss.

La stessa Vanstone, quando era ministro dell’Immigrazione nel governo Howard fece «ottenere un visto per un boss più tardi arrestato per traffico di droga e implicato in un assassinio. L’uomo è il fratello di un uomo d’affari conosciuto di Melbourne, con una storia criminale nota in Italia, ma nel 2005 ottenne il visto per l’Australia per ragioni umanitarie».

(fonte)

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