Etica pubblica e non persistenza della memoria

L’amico Giuseppe Mendicino mi scrive e limpido come sempre racconta di una burocrazia che si complica da sola. E ogni volta che sentite la retorica contro i funzionari pubblici (ormai da destra e sinistra, evidentemente) pensate che per fortuna in Italia abbiamo ancora teste così:

genealogia2Ormai è un problema cronico per i Comuni: ritrovarsi come interlocutori in gare pubbliche o in convenzioni urbanistiche, ex politici o ex funzionari pubblici condannati anni addietro per reati contro la Pubblica Amministrazione. Eclatanti i casi Greganti e Frigerio, riemersi nel caso tangenti Expo, ma la diffusione del fenomeno è davvero molto estesa. La stampa non può segnalare i casi all’opinione pubblica per via del cosiddetto diritto di oblio, che prevede la non diffondibilità, senza particolari motivi, di precedenti pregiudizievoli dell’onore di una persona, ad esempio i precedenti giudiziari di una persona. Sarebbe utile una sorta di Daspo che escludesse per sempre i soggetti condannati per gravi reati contro la PA, su tutti concussione e corruzione, dal partecipare a gare pubbliche (neppure dando furbescamente la titolarità formale dell’impresa a un familiare) e stipulare contratti e convenzioni con la Pubblica Amministrazione. Altro problema, per escludere una ditta da una gara, occorre oggi la definitività della condanna (sentenza Cassazione quindi o decorso termini per il ricorso alla medesima), così oggi risulta lindo il casellario giudiziale di soggetti condannati in primo e in secondo grado per gravi reati contro la PA. E le loro ditte non possono essere escluse dalle gare pubbliche. Così, può succedere che, chi dovrebbe garantire serietà e affidabilità sia in realtà e in modo acclarato da un giudice, un disonesto. Sarebbe equo e consono ai principi di etica pubblica, anticipare quantomeno al secondo grado di giudizio l’esclusione dalle gare pubbliche, anche perché il giudizio della Cassazione non riguarda il merito delle vicende ma solo la legittimità delle procedure seguite nel procedimento giudiziario.

3 Comments

  1. beppe

    C’e’ un piccolo errore: andrebbe eliminato il secondo “sia in realtà”. Oppure togliere il primo, modificando leggermente la frase.

    Così, può succedere che, chi dovrebbe garantire serietà e affidabilità sia in realtà e in modo acclarato da un giudice, sia in realtà un disonesto.

  2. Giuseppe

    odio quanto sento parlare , solitamente male e purtroppo non solo dalle persone della strada, della burocrazia in genere facendo di tutte l’erbe un fascio. Ci sono perone e persone, situazioni e situazioni, regole e regole.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *