Il PD a sua immagine e somiglianza: un partito bullo

20150331_Matteo_Renzi

Io vorrei che per un attimo dimenticassimo gli attori in scena, un processo di anonimato per entrare nel senso delle cose che accadono in queste ore a Roma: un partito politico x candida un proprio esponente (fondatore del partito, tra l’altro) alla guida della capitale del Paese. Facciamo anche che non sia Roma e non sia in Italia, non è importante. Questo nostro signor Nessuno diventa sindaco e, poco dopo, si ritrova nel bel mezzo di un verminaio in cui escono anni di corrotti e corruttori, tra cui anche autorevoli membri del suo partito x. Ad un certo punto (succede nei Paesi in cui la politica crede che la stampa sia l’opinione pubblica) la situazione precipita e il partito x per non perdere la faccia chiede al sindaco di dimettersi per alcune sue leggerezze che stanno al sistema criminale tutto intorno come la particella di sodio nella bottiglia d’acqua. Il sindaco Nessuno chiede al partito x: “esattamente mi dite perché mi dovrei dimettere?”. E cosa fa il (suo) partito? Studia il modo per portarsi via il pallone chiedendo ai suoi consiglieri comunali di dimettersi e, siccome non bastano, racimolandone altri in giro.

Ecco: se gli interpreti fossero Berlusconi o Forza Italia ci sarebbero girotondi scodinzolanti che urlerebbero al “colpo di stato”, se fossero Grillo e Casaleggio con un Pizzarotti qualsiasi suonerebbero le trombe degli editorialisti sempre pronti a sentire puzza di fascismo (degli altri) e invece succede ai democraticissimi del Partito Democratico e allora tutti allineati a gridare allo scandalo del sindaco che non mantiene la parola e intanto ovviamente non rispondono alla domanda. Ma perché si sono spente le antenne critiche dei processi politici?

(continua qui)

52 Commenti

  1. Fateci caso, quando parlate del M5s non fate mai nomi o personalismi, quando parlate degli altri citate il nome e non il partito. Signori; l’uomo solo al comando è una bufala per definizione. Il paese deve essere governato su dei valori condivisi, scordatevi ONE MAN SHOW. Non funziona. Roma o l’Italia non si governano con un uomo. Onestà e condivisione di obiettivi, poi si rema tutti insieme e la gente capisce se deve o non deve fare sacrifici e ci sta, ognuno farà la sua parte. Renzi o Padre Pio che mi dicono fai tu il sacrificio che l’Europa te lo chiede mentre io/noi ce la spassiamo non funziona.

  2. La legge su questo aspetto è diversa a seconda delle dimensioni della città, ma non sono sicuro. In un piccolo comune della Sicilia (Acate) i consiglieri si sono dimessi per questioni di approvazione di bilancio e il sindaco è rimasto in carica, non e decaduto automaticamente, pur essendo i consiglieri dimissionari la maggioranza. A Roma accade il contrario, la maggioranza si è dimessa e il sindaco decade. In tutte e due le tipologie di città il sindaco è stato eletto con lo stesso metodo,dai cittadini. Che i consiglieri si dimettano, secondo me, non dovrebbe provocare la decadenza del sindaco eletto dai cittadini, ma semplicemente la sostituzione dei consiglieri con quelli che si sono piazzati al secondo posto.
    Questo dal punto di vista tecnico.
    Dal punto di vista politico Roma nello specifico non può essere gestita da un prefetto come quello di Milano, che poi è Palermitano. Roma ha necessità di un sindaco che la conosca, è una città complessa.
    Non si risolveranno i problemi che ci sono, si spenderanno una barca di soldi per affrettarci a gestire le emergenze ma la situazione è quello che è.
    Ci vuole un sindaco forte con una squadra di 100 persone nei posti chiave tutti di estrema serietà, affidabilità e capacità. Cosa non facile.
    Ci vuole il movimento 5 stelle.

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