Si riesce a crescere digerendo l’invidia

1418078439-0-invidia-e-gelosia-conferenza-a-modicaC’è lo scrittore che siccome vende tantissimo abbiamo bisogno di convincerci (e convincere più persone possibili) che sia un incapace che ha avuto solo fortuna. C’è l’attore di teatro civile che “costa tantissimo” e “mio dio fa il comunista con i soldi degli altri”. Poi c’è il politico “che non capisce un cazzo” e l’assessore che è “un incapace”. il dirigente “figlio di papà” o “quella che l’ha data all’uomo giusto”. In auto, alla guida, c’è quello con il macchinone “e poi guida come un pensionato” oppure quello che “mi piacerebbe sapere con che soldi mantiene quella macchina”. Poi c’è quella “bella ma rifatta”, quella “chissà a chi l’ha data” o semplicemente quella “che l’ha data a tutti”. Gli uomini, invece, annoverano quello “che venderebbe sua madre” oppure il “chi si crede di essere” per finire con qualcuno con “più culo che anima”.

Viviamo nell’ossessione di essere in competizione con il resto del mondo senza sapere leggere quanto sarebbe più potabile il mondo se divenisse un posto migliore. Subiamo la concorrenza di gente che fa tutt’altro in tutt’altro modo semplicemente per trovare credibili giustificazioni. Scrittori che incrociano le dita per il fallimento degli altri prima ancora di un riconoscimento proprio oppure giornalisti che confidano nello scoop sbagliato del collega poco sopportato. Gente (dottori, professori, figli d’arte, ex protagonisti ormai in naftalina) che vive con le dita a forma di corna augurando malasorte. Miserabili che non sanno nemmeno immaginare che gusto abbia l’essere contenti semplicemente perché “accontentati”, sgombri da una concorrenza che è solo bile, sindrome di complotto oppure complesso d’inferiorità.

Che bella cosa l’ecologia intellettuale: il dare il giusto peso alle cose. A se stessi in primis.

17 Commenti

  1. Però purtroppo tutte le categorie citate esistono, eccome. Dallo scrittore che (davvero!) non si capisce come faccia a vendere a quello col SUV che si piazza in mezzo alla strada pensando che il mondo sia suo. Per non parlare della nostra classe politica. Poi sicuramente c’è lo scrottore che incrocia le dita perché il collega fallisca, ecc… Ma per la gente comune, più che di invidia, si tratta di giusta indignazione e amara consapevolezza di certi ormai consolidati meccanismi.

  2. Non so, non ho capito il motivo di questo commento. A chi si riferisce, chi ritiene che sia roso dall’invidia e da altri sentimenti bassi? Perchè usare sempre il plurale accomunando cavoli e capre in un minestrone disgustoso?
    Mi infastidisce molto il voler attribuire a tutti le frustrazioni che, anche solo per un attimo, passano per il cervello. Insisto sempre che raccontare le miserie o le glorie umane va benissimo, ma, per favore, non addebitate ‘invidia’ o ammirazione a tutti indistintamente.
    Ecco, fare ‘ecologia mentale’ – bella associazione di parole – è un esercizio da compiere ogni mattina ed ogni sera. Quasi come le preghiere.
    Buona giornata affettuosamente.

    1. Teodora, io, a dire il vero sento spesso espressione i dettate dal l’invidia o dall’intolleranza dettata da chissà che “che si è comprato a fare un macchinone così grosso per vivete in centri storico? “, ” perché fanno i figli se non sanno educarli?”, “fa il comunista con.i soldi degli altri”.
      Le macchinone se le comprano quelli che se le possono comprare, buon per loro, se abitano in centro storico dovrebbe comprare solo Smart? Perché?
      I bambini si mettono al mondo perché si desidera averli, educarli non vuol dire fagli fate i soldatini o le belle statuine ma fargli fare i bambini : è loro diritto, se parlano e tu (tu generale, non rivolto a te) ti infastidisci il roblema sei tu,

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