Ops, hanno trovato un De Chirico

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Da leggere il pezzo di Salvo Palazzolo:

Per la procura di Palermo è uno dei gioielli dell’impero Rappa sfuggito al sequestro del marzo 2014. Un prezioso De Chirico, “Il Trovatore”, olio su tela dimensioni 90 centimetri per 60, valore di mercato 500 mila euro. Venerdì mattina, gli investigatori della Direzione investigativa antimafia l’avevano cercato in un’abitazione di Vincenzo Corrado Rappa. Ma la perquisizione era andata a vuoto. Ieri è stato l’imprenditore a consegnare il quadro nella sede della Dia, Villa Ahrens. “Non c’è alcun mistero, nessuna irregolarità – dice l’avvocato Giovanni Di Benedetto – quel De Chirico non appartiene alla società, ma è un bene personale di Vincenzo Corrado Rappa”.

C’è un’inchiesta della procura sulla proprietà del quadro dipinto dal grande Giorgio De Chirico, un quadro che illustra l’uomo in un’insolita veste, quella di robot-manichino che si muove in un universo meccanico. E, intanto, è entrato in un momento cruciale il processo alle Misure di prevenzione sul patrimonio dei Rappa. Su istanza della difesa, la Cassazione ha dichiarato illegittimo una parte del sequestro da 800 milioni di euro, che comprende immobili, aziende, imprese radiotelevisive e concessionarie di automobili (leggi l’elenco dei beni). Per i giudici della Suprema Corte, i Rappa non sono tecnicamente eredi del nonno condannato per mafia con sentenza definitiva. La Cassazione ha bocciato la nozione utilizzata dai giudici di Palermo, “eredi di fatto”. Nella motivazione del provvedimento viene spiegato: “Deve escludersi qualsiasi interpretazione di tipo analogico, quale quella proposta dal tribunale”. Il riferimento è alla sezione presieduta da Silvana Saguto. Adesso, il nuovo collegio, presidente Giacomo Montalbano, è chiamato a prendere una decisione. Il 7 aprile, saranno in aula i periti nominati dal tribunale: hanno esaminato il patrimonio dei Rappa, soprattutto l’origine delle loro ricchezze. Un altro punto decisivo di questo caso, anche perché sul tesoro degli imprenditori palermitani c’è anche un secondo catenaccio messo dalla procura. Una misura di prevenzione è scattata direttamente per Filippo Rappa e per i figli Vincenzo Corrado e Gabriele, ritenuti dall’accusa “socialmente pericolosi”.

Ma, adesso, le attenzioni sono tutte sul De Chirico. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Dino Petralia, è nata qualche mese fa. Dopo una ricognizione sul patrimonio fatta dal nuovo amministratore sono saltate fuori alcune tracce del quadro, attraverso la fattura di un gallerista. Vincenzo Rappa sostiene che di quel quadro aveva già parlato con il vecchio amministratore nominato dal tribunale, l’avvocato Walter Virga (pure lui coinvolto nello scandalo Saguto), e che nulla era stato mai eccepito. “È un bene che non ha nulla a che fare con il patrimonio societario”, ribadisce la difesa. Ma la procura insiste. La perquisizione scattata giovedì era arrivata dopo diversi accertamenti svolti dalla Dia. Gli investigatori ritengono di aver ricostruito i passaggi che avrebbero portato i Rappa a “spogliare” il patrimonio del De Chirico. Anche su questo si preannuncia battaglia fra accusa e difesa.


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