Tanja Rahm

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Leggete la lettera di Tanja Rahm, ex prostituta, tradotta da Maria G. Di Renzo: ha passato tre anni in differenti bordelli danesi e ha lasciato la prostituzione a 23 anni diventando in seguito terapeuta, sessuologa e conferenziera.

Caro acquirente di sesso,

se pensi che io mi sia mai sentita attratta da te ti sbagli di grosso. Non ho mai avuto il desiderio di andare al lavoro, neppure una volta. L’unica cosa che avevo in mente era fare soldi, in fretta.

Non confondere questo con i “soldi facili”: non è mai stato facile. Veloce, sì. Perché io ho imparato rapidamente i molti trucchi per farti venire il più presto possibile, di modo che tu ti togliessi da sopra di me, da sotto di me o da dietro di me.

E no, non mi hai mai eccitata durante la faccenda. Ero una grande attrice. Per anni ho avuto l’opportunità di esercitarmi gratis. In effetti, la cosa ricade sotto il concetto di “multi-tasking”. Perché mentre tu giacevi là, i miei pensieri erano sempre da qualche altra parte. Una qualche parte in cui non avevo a che fare con te che succhiavi via il rispetto di me stessa, senza impiegare neppure 10 secondi per renderti conto di cosa la situazione era in realtà, o per guardarmi negli occhi.

Se hai pensato che mi stavi facendo un favore pagandomi per 30 minuti o per un’ora, ti sbagliavi. Preferivo averti dentro e fuori nel minor tempo possibile. Quando hai creduto di essere il mio nobile salvatore, chiedendo come mai una ragazza carina come me stava in un posto come quello, hai subito perso l’aureola con la frase successiva che mi chiedeva di stare sdraiata sulla schiena, e poi hai messo il maggior impegno possibile a tastare il mio corpo con le mani. A dire il vero, avrei preferito che tu ti fossi messo sulla schiena e mi avessi lasciato fare il mio lavoro.

Quando hai pensato che potevi incrementare la tua mascolinità portandomi all’orgasmo, sappi che fingevo. Avrei potuto vincere una medaglia d’oro da quanto bene fingevo. Fingevo così tanto che la receptionist quasi cadeva dalla sua sedia dal ridere. Che ti aspettavi? Forse quel giorno eri il numero tre, o il numero cinque, o il numero otto.

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26 Commenti

  1. La descrizione del tipo di uomo che va a prostitute o si accompagna con donne che non li amano ma stanno con loro per motivi diversi dal sano sentimento é molto realistica. Per quanto riguarda lei, c’è sempre un’altra scelta. Lei sceglieva di fare quel lavoro. È esattamente alla pari degli uomini che andavano con lei.

  2. Lettera di una che ha bisogno di andare lei da uno psicoterapeuta per riuscire ad accettare se stessa e il suo passato invece che cercare sempre la colpa negli altri.. poteva fare la commessa o la cameriera da mcdonalds… solo che in un mese avrebbe guadagnato quello che qui guadagnava in 2 giorni… nessuna pena.

  3. Mah.La trovo particolarmente ipocrita. Ovviamente non conosco la sua storia di vita ed i motivi che l’hanno spinta a prostituirsi, ma conosco molte persone tra cui ragazze giovani e belle , che piuttosto che vendere il corpo sarebbero morte. Chi SCEGLIE di farlo, per fare velocemente i soldi, non dovrebbe fare tanta morale. Una vecchia che non ha quella possibilità che fa? Beh.. Se uno ha la possibilità di scegliere dovrebbe ragionare come se non avesse fisicamente genitali. Zero, nulla da vendere. Come barbie. Come un uomo 30 enne che ha perso tutto e tutti, ma che non andrebbe comunque a battere. È una donna incazzata col mondo e con la vita, perché probabilmente non passa notte che non si riveda i vecchi bavosi che pagavano per stare con lei e ora deve dare assolutamente la colpa a qualcuno. Non capisco quale sia il fine di questo sfogo. Vorrebbe far passare la voglia si andare con le prostitute a tutti quegli uomini ( sfigati, maiali, vecchi o disabili che siano) che hanno solo ( purtroppo) quella triste alternativa ?

  4. Io non capisco perché tutto questo astio verso l’acquirente … a lei glielo aveva ordinato il dottore di dover fare soldi “veloci” ? in queste faccende di prostituzione io credo che entrambi gli attori, a pari merito, vadano assolti o condannati. Il giudizio e’ soggettivo. Ma entrambi …

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