Quel padre seduto sul marciapiede

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Torino, zona Crocetta, un uomo sta seduto con un materassino sul marciapiede. Niente di sporco o vizioso: è in posizione yoga ed è vestito elegante, solo un piumino per quando si fa freddo. Si chiama Stefano, ha 37 anni ed è sprofondato nel solito burrone di una brutta depressione. Poi si è ripreso, ha cambiato lavoro e si è separato. Non mendica, Stefano, sul marciapiede. Non chiede solidarietà, anche se la solidarietà arriva con chi ormai ci passa regolarmente, lì dal padre seduto sul marciapiede, per bersi un caffè e farsi una chiacchierata. Dentro quel palazzo piantato sul marciapiede Stefano ha la figlia e la sua ex moglie. Una separazione come tante in cui i telefoni smettono di squillare e ci si parla solo per avvocati e le liti poi ricadono sui figli. E la figlia di Stefano, che un giudice ha detto che deve stare con il padre ogni due settimane, si ritrova nella morsa dei litigi e alla fine quei giorni “stabiliti per legge” non sono stati rispettati.

Lui, Stefano, non fa la guerra. Ha vissuto il buio e figurati se è disposto ancora ad entrare nel cunicolo della rabbia. E allora rimane lì. «Per fare sentire a mia figlia che comunque io sono vicino», dice. E l’ha scritto con gesso bianco, ripassato, sul marciapiede. Un padre sul marciapiede. Senza urla, senza strepiti, senza vendette. Roba da letteratura, di sabato mattina.


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