Montanari scrive a Franceschini: «Rischia di essere il peggior ministro della storia»

“Signor Ministro, non è senza sgomento che mi trovo a a scriverLe che Lei sta raggiungendo un obiettivo che si sarebbe detto impossibile: sostituire Sandro Bondi al vertice della classifica dei più nefasti ministri per i Beni culturali della storia repubblicana”.

Così inizia l’amara lettera aperta che lo storico dell’arte Tomaso Montanari ha indirizzato al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, pubblicata su MicroMega 4/2016, in edicola in questi giorni.

Innanzitutto il ministro Franceschini è accusato di aver passivamente accettato tre provvedimenti del governo Renzi che mettono in serio pericolo la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio:

“Primo: Lei ha subìto senza battere ciglio lo Sblocca Italia, che ha creato un’autostrada normativa emergenzialistica per aggirare le regole vigenti, e semplificare la cementificazione del paese (…). Secondo: La legge Madia, che ha previsto la trasformazione delle prefetture in ‘uffici territoriali dello Stato’. (…). Tradotto in pratica, vuol dire che anche le soprintendenze confluiranno nelle prefetture, e che i soprintendenti saranno sottoposti ai prefetti, gerarchicamente superiori.(…) quel che c’è in gioco non è (solo) l’estetica delle città, delle coste o delle colline italiane: ma la tutela della stessa salute umana, così strettamente connessa alla salvaguardia del territorio. (…) Terzo. La legge sulle esportazioni delle opere d’arte presentata dal Suo partito nella primavera 2016: un clamoroso passo indietro, che ci fa rinunciare all’eccezione culturale al Trattato di Maastricht (1992) grazie alla quale non siamo stati finora obbligati a trattare le opere d’arte del passato come merci qualsiasi.(…) Se Berlusconi e Bondi avessero proposto anche uno solo di questi tre provvedimenti, saremmo tutti andati in piazza con i forconi: probabilmente anche Lei, che allora rivestiva la carica di vicedisastro (copyright di Matteo Renzi) del Partito democratico”.

Poi ci sono le responsabilità dirette e personali di Franceschini:

“La prima è la fatale contrazione delle soprintendenze. Prima che il Suo governo si insediasse ne avevamo tre: quella che si occupava del paesaggio e dei monumenti, quella che si occupava dei musei e delle opere d’arte, quella che si occupava dell’archeologia. Con due mosse successive e non coordinate tra loro, provocando un caos indescrivibile e senza investire un euro nell’operazione, Lei le accorpate tutte: ottenendo una «tutela» tuttologica (alcuni astrologi di corte accampati nei corridoi del Collegio Romano preferiscono chiamarla «olistica») che abdica radicalmente al principio fondamentale della competenza tecnico-scientifica. (…) La seconda mossa distruttiva è stata la creazione di trenta supermusei autonomi del tutto sradicati dal territorio, e misurati solo con il volume dei biglietti (e non sulla capacità di produrre e redistribuire a tutti conoscenza). (…) per concentrare risorse sui musei, si è del tutto sguarnito il territorio: cui non toccheranno più dirigenti di prima fascia (il che equivale a una condanna a una perpetua minorità) e su cui rimangono poli museali slabbrati e disorganizzati (perché costruiti secondo l’unico criterio di farci confluire tutto ciò che non sembra eccellente: cioè redditizio), soprintendenze allo stremo, archivi e biblioteche che vanno avanti solo grazie all’elemosina del volontariato. (…) Tutto questo, mentre il finanziamento ordinario della macchina del ministero non è aumentato di un euro”.

“In questo quadro”, conclude lo storico dell’arte, “si comprende quale sia il motore ideologico del complesso di leggi e «riforme» che, di fatto, sta rimuovendo l’articolo 9 dalla Costituzione: se la Costituzione pone alla Repubblica un traguardo altissimo (il pieno sviluppo della persona umana: art. 3), ora, invece, per chi guida la Repubblica le persone e la loro formazione sono funzionali al mercato, signore unico delle nostre vite”

(*) Si tratta di alcuni stralci della lettera pubblicata, integralmente, su MicroMega 4/2016.


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26 Commenti

  1. Io ero/sono d’accordo per l’abolizione degli ordini professionali, abolirei una delle due camere, toglierei alla politica ogni privilegio, abolirei perfino le prefetture ma chi vorrebbe abolire le sovraintendenze (e gli credo sulla parola quando leggo che sono inefficenti) non crede che butta il bambino con l’acqua sporca? Hanno una funzione importante. Sminuire una funzione importante “a mó di dispetto” non è giusto! Siano denunciate le inefficenze! Siano chiamati a rendicontare il loro operato. Siano messi alle “strette” da tutte le associazioni che a vario titolo gravitano attorno a loro per avere comuni interessi ma …. la scelta di Franceschini è oggettivamente dubbia. Quanto lo è quella sui musei. Il parametro, quando è solo economico, è la negazione della cultura. I soldi servono per fare cultura ma se la cultura deve essere misurata per la sua capacità a fare soldi per me è inconcepibile

  2. Mi sembrano proteste puramente corporative di una casta potente. Fino ad ora le soprintendenze era un potere sovrano non soggetto a nulla e nessuno. e non mi sembra che ne abbiano fatto un buon uso per tutalere l’Italia. Il fatto che ora debbano sottostare all’autorità dello Stato come tutti gli altri evidentemente brucia alla categoria.

  3. ahahahaha… il collega montanari non ha evidentemente mai avuto a che fare con le soprintendenze, covo di arroganza e burocrazia. Le soprintendenze che spesso per la loro ignavia permettono la distruzione del patrimonio artistico italiano e contemporaneamente bloccano il progresso del paese. Certo Renzi ha sbagliato, non doveva sottoporle alle prefetture, doveva abolirle…

  4. Le critiche di Montanari, che è un esperto a differenza di franceschini, sono precise, puntuali e argomentate. È da anni che si batte per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, che comprende anche quello paesaggistico. Anziché sparare cavolate chi non è d’accordo risponda con le sue argomentazioni.

  5. Ormai in Italia basta poco per diventare eroi, fai una lettera contro qualche ministro o, se vuoi più onore, contro il presidente del consiglio e l’aureola è assicurata. Da noi c’è sempre un esperto che ne sa più di tutti, e quarda caso è sempre uno contro il governo. Ormai viviamo nel regime dell’opposizione. Succede anche questo, non ci stupisce più niente.

    1. una nazione che possiede tanta storia,cultura,monumenti,paesaggi da mozzare il fiato,cucina che non ha paragoni in tutto il mondo……nessuno e’ stato in grado di farle fruttare economicamente e creare posti di lavoro.non bisogna cercare eroi…bisogna cacciare gli incapaci.vivo in un piccolo paesino di 26 mila abitanti in Uk,qui c’e’ la casa natale di William Shakespeare,una cacata di casa,l’ultimo anno e’ stato visitato da oltre 4 milioni di turisti creando un business allucinante….e noi in italia con tutto il ben di dio che abbiamo,che famo?…….tanto uno come te non puo’ capire

    2. Nicola meno male che ci sono persone come te, che capisci tutto. Per quanto riquarda Tomaso Montanari ho letto e sentito diverse sue interviste, sicuramente mi piace e mi appassiona sentirlo parlare di beni culturali, per la sapienza e l’amore che dimostra. Però mi da l’impressione che per lui i nostri beni dovrebbero essere protetti e fatti fruire solo da esperti, insomma non sfruttati turisticamente.

      1. Angela Galeano

        Santo Bertino per fortuna ti sbagli, Montanari non ha mai affermato che il nostro patrimonio storico-artistico e il paesaggio dovrebbero essere destinati solo ad un pubblico elitario di esperti ma al contrario sostiene che devono essere partecipati da tutti noi, perchè il patrimonio culturale è di tutti gli uomini che ne riconoscono il valore (non in termini economici) e che se ne prendono cura, insomma del popolo che ama l’ arte e la cultura. Inoltre stiamo parlando di beni storici e artistici che non possono essere tenuti in considerazione principalmente come mezzi per fare soldi ma soprattutto perchè unici e insostituibili portatori della nostra storia della nostra identità e del nostro futuro e quindi per questo vanno tutelati e non abbandonati, non dimenticati o peggio mercificati e sfruttati come alcuni tristemente vorrebbero.

    3. Il tutto condito dal fatto che (probabilmente per un disguido postale) la lettera arriva con quasi due anni di ritardo: lo “Sblocca italia” risale a settembre 2014: decisamente l’interpretazione di Santo Bertino sulle motivazioni della letterina è quella giusta.

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