I sinistri dolori della sinistra (e Arturo Scotto)

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Mi segnalano un pezzo di Arturo Scotto (qui) in cui il capogruppo alla Camera di Sinistra Italiana scrive un tripudio di niente che si conclude così:

«Chi ci critica da sinistra ci considera un partito ai piedi del grande partito al potere, il Pd. Una sciocchezza di cui la storiografia di sinistra è piena. Come pure la storiografia della sinistra è piena di costole, in questo caso l’altro grande blocco, il M5s. Non c’è dubbio che lì dentro c’è un grande deposito di cambiamento, ma facciamo attenzione: l’Italia e l’Europa sono oggi attraversati, e lo saranno per lungo tempo, da una epocale questione che si chiama governo degli enormi flussi di persone che scappano dalle guerre, dalla fame, dal sottosviluppo. I cinque stelle dove si collocano? Quale Europa immaginano? Quale mediterraneo hanno in mente? Sono domande non solo legittime, ma cruciali, per una forza che aspira a governare il paese forse più esposto di Europa sul tema.

Il nostro profilo autonomo deve ripartire da queste questioni, non dalle vuote formule politiciste sulle alleanze. Appariamo ancora spiantati, distanti dall’elettorato, votati più al commento di quello che fanno gli altri che alle nostre proposte. Abbiamo bisogno di un nuovo inizio, altro che vuote formule appese come caciocavallo.»

Ora a parte i cacioCavalli mi verrebbe da chiedergli a Scotto (che è quello che si stanno chiedendo un po’ tutti) se per caso gli è sfuggito di vedere il risultato del suo partito a Milano.

Perché tra i cacioCavalli in cantina e i ciellini in Sala non vedo davvero politicismi o progetti di autonomia. E perché a sinistra abbiamo dirigenti (sic) che sanno tutto, prevedono tutto, pontificano tutti e poi perdono. E non è mai colpa loro. E vogliono ricominciare ogni volta. Da loro. Buona giornata.


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