L’uomo in piedi si arrende

L’Uomo in piedi? È finito anni fa. A suo tempo quella protesta ha avuto forza, io ho indicato una strada. Che la gente la segua oppure no, devono deciderlo da soli”. C’è amarezza nelle parole di Erdem Gunduz, 37 anni, il coreografo autore nel giugno del 2013 di uno straordinario atto di protesta, insieme civile e artistico, in Piazza Taksim.

Nei giorni drammatici di Gezi Park, quando la gente di tutte le fedi politiche, i movimenti, i tifosi di squadre di calcio tra loro avversarie, occuparono lo spazio verde che l’allora premier conservatore islamico Recep Tayyip Erdogan voleva spianare per costruire un grande centro commerciale, l’artista turco fece una cosa molto semplice che colpì tutti. Si mise in piedi, in silenzio, per sei ore di fila, a osservare in alto la grande foto di Mustafa Kemal, detto Ataturk, Padre dei Turchi, il fondatore della Turchia laica e moderna.

Fu un’immagine potentissima. Gunduz, con la camicia un po’ fuori dai pantaloni, il filo del cellulare appeso alla tasca, lo sguardo libero, guardava negli occhi il Padre della patria. Come per richiamarsi al suo pensiero. E l’Uomo in piedi fu subito seguito da una folla che imitò il suo gesto: donne, giovani, anziani, tutti dietro di lui. A migliaia. La Turchia, in ogni piazza, in tutte le città, si riempì di cittadini che, in silenzio, seri, composti, pacifici ma determinati, affollavano le strade rimanendo fermi, ritti, a protestare contro la repressione in atto (10 i morti, centinaia i feriti in tutto il Paese, quando infine i blindati sfondarono il cordone umano al parco di Gezi).

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