Il suicidio di Manu e quello che ci succede intorno

Dovrei scrivere un editoriale su ciò che succede. Avrei dovuto. Leggere la rassegna stampa, immaginare il tema prominente, studiare per costruirmi un’idea e poi prendere la penna che, tra l’altro, ha così poca poesia appiattita sulla tastiera di un computer. Poi avrei dovuto formare una visione cominciando da una storia minima per arrampicarmi su uno sguardo totale. Ecco. Il mio buongiorno, anche oggi, avrebbe dovuto essere così.

Invece è successo che un’amica, presenza di pomeriggi passati a casa mia, lei e la mia compagna nei pomeriggi passati a leggere insieme e poi noi a discutere del più o del meno (che è scienza popolare ma difficilissima e spesso esatta); insomma un’amica ha deciso di togliersi la vita. Suicidio. Che è una parola, il suicidio, che si tende a evitare come tumore, incidente, malattia o colpa. Una di quelle parole che attorciglia lo stomaco, chissà perché, qui da noi dove siamo abituati ala pornografia in tutti i settori.

Comunque è successo che una persona che incrociavo per casa, ultimamente sempre più silenziosa e persa, poi d’improvviso abbia smesso di essere. Così, di colpo. Si suicidano sempre quando molli la presa, le persone che conosci; come se giocassero ad allentare la corda tutto intorno per poi stringersela al collo. Ogni suicidio è un buco in un lago, un muro di traverso in un rettilineo di autostrada.

Mi domando, stamattina, se ci sia una modo di incastrare una cosa così in un lavoro, il mio, che consiste principalmente nel riordinare quello che mi succede intorno. E perdo, di fronte al suicidio di Manu. Non c’è senso, motivo, scrittura, filo rosso. Niente.

(il mio buongiorno per Left continua qui)


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Un commento

  1. Martina

    Caro Giulio, in questo mondo di aggrovigliamenti mentali, di corse affannose verso nn si sa cosa, tesi verso temi enormi che spesso nn hanno soluzione, ma le cerchiamo disperatamente e poi davanti a noi,vicino a noi, si consuma un dramma interiore quasi ogni giorno, ma ‘invisibile’. Sensi di colpa??? X aver potuto vedere e forse fare qualcosa??? Esistono colpe reali x nn aver visto, nè percepito addosso un caos di dolore portato cosi all’estremo?? Nn lo so. Naturale sentirsi cosi….! Ma….spesso, troppo spesso ‘il male invisibile’ sfugge al cuore, alla mente e alle sensazioni. Si tende a coprirlo a proteggerlo come fosse di cristallo, si custodisce quel male convinti che nessuno potrà mai comprenderlo,nemmeno l’amico più grande o una madre. Da lì, il nasconderlo, il soffocarlo ogni giorno di più fino a renderlo più insopportabile, e la mente e il cuore nn lo contengono piu’. Si spezzano i respiri che muoiono in gola, e il caos afferra le tue mani e le guida x la distruzione. Colpe….si sentono…ma a volte….spesso…nn c sn. X questo motivo.
    Stima. Rispetto. Ammirazione x un modo di scrivere diverso.
    Martina

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