“Sim sala bim”: il ponte!

Se vi aspettavate che il differimento della data per il prossimo referendum sulla riforma costituzionale fosse una mossa per inventarsi iperboliche promesse per cercare disperatamente di recuperare voti e posizioni allora mettetevi comodi perché il gran momento è già qui. Matteo Renzi oggi promette: la nuova sfida è la vecchissima e berlusconissima idea del ponte sulla stretto, tra Calabria e Sicilia. Quello stesso ponte che è riuscito nell’ordine a portare in piazza tutto il centrosinistra contro il Cavaliere e la sua banda, quel ponte sullo stretto a lungo osteggiato dal PD (che, davvero, non era nella forma gassosa in cui ci appare oggi) e quello stesso ponte sullo stretto che a Messina ha portato alla poltrona da sindaco Renato Accorinti, uomo slegato da tutti i partiti e attivista in prima fila proprio contro lo scempio voluto da Forza Italia e Cosa Nostra.

«Vogliamo un Paese che preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto; che dica no al consumo di suolo e sì al diritto di suolo» diceva nel 2010 Matteo Renzi, ma quel Renzi, si sa, non esiste da un pezzo e nonostante la pervicace servitù di alcuni suoi sostenitori non rendersene conto ormai è un’ingenuità imperdonabile. E dove poteva lanciare la sua ultima sparata il premier? Alla festa di Impregilo, ovviamente, dove gli squali del cemento sono stati ben contenti di saltare fuori dall’acqua per ingoiare il boccone inaspettato. Se serviva una mossa per mettere in crisi l’elettorato di centrodestra orientato al no per il referendum questa del ponte (non potendo legalizzare la mafia) è la stoccata perfetta: come potranno ora i colonnelli siciliani anche solo simulare di osteggiare un premier che (nucleare a parte) ha ripreso in mano pedissequamente il loro antico programma elettorale?

Ma Renzi, attenzione, non è uno sprovveduto. Sa bene che nonostante la levata di scudi di queste ore da parte dei “gufi” e i “pessimisti” (come finemente analizza i dissidenti) i vantaggi che gli arriveranno saranno consistenti: quella vecchia oligarchia di imprenditori Chew confidano nel cemento come unica salvezza vendono nella maxi opera la possibilità di un riscatto alla crisi. Il cemento come testosterone dell’imprenditoria è il trucco della politica fin dagli anni ’70, da Andreotti a Craxi, da Berlusconi a Renzi. Sarà curioso osservare gli stessi che manifestavano con le magliette No Ponte e che insistono nel raccontare Renzi come cambiamento: chissà cosa ci diranno ora. Certo qualcuno proverà con la carta del fraintendimento, anzi il plotone di twittargli ha già abbozzato una cosa del genere se frugate sui social.

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