«Queste due Camere rigurgitano di inquisiti, nocivi e ricattabili, questo è il problema»: Erri De Luca sul referendum

(intervista a Erri De Luca di Giacomo Russo Spena, fonte)

Dopo istigatore alla violenza e cattivo maestro, adesso verrà definito anche un parruccone o, addirittura, “conservatore” perché, secondo lui, è un grave errore toccare la  nostra Costituzione. Erri De Luca – scrittore, poeta impegnato e uomo di cultura – prende posizione sul referendum costituzionale del 4 dicembre dove si recherà al seggio per esprimere il suo NO, un voto principalmente contro Renzi, reo di aver personalizzato la partita. Non ha competenze specifiche in materia, lo ammette lui stesso, ma è sicuro che questa classe dirigente – con la corruzione ormai diffusa nelle istituzioni – non sia legittimata e idonea a revisionare la Carta: “Considero la Costituzione italiana l’equivalente laico di un testo sacro, perciò intoccabile”, ci dice.

De Luca, che idea si è fatto della discussione sul referendum costituzionale? 

Il dibattito è tra sordi, come si conviene al nostro Paese. Per me resta più un referendum sul governo e meno sulla materia costituzionale. È in corso un assaggio di campagna elettorale.

Saranno molti gli elettori che come Lei voteranno NO per le condizioni di disagio socio-economiche del Paese, senza entrare nel merito del quesito referendario? 

Assolutamente, del resto confermo il mio voto: il NO è un pronunciamento contro il governo in carica.

Voterà NO come Salvini e Brunetta. La imbarazza?

Se è per questo, mettiamoci pure D’Alema tra i votanti che sperano di trarre vantaggio politico dal NO. Io, invece, non ho nessun vantaggio da ottenere, solo la difesa di quel nobile pezzo di Carta.

Ma perché, mi scusi, boccia nettamente il governo Renzi tanto da far passare in secondo piano le ragioni della riforma costituzionale? 

Non lo boccio, ma spero in un Parlamento prossimo venturo meno compromesso. Insisto: a me interessa solo l’integrità della Costituzione.

“Se perdo il referendum me ne vado” aveva detto Renzi personalizzando, in una prima fase, il voto del 4 dicembre. Sarà veramente così?

Non è necessario, potrà  proseguire ma sarà certamente più debole.

Ha avuto modo di vedere il dibattito televisivo tra il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky e il premier Renzi? 

Sì e Zagrebelsky ha perso il confronto perché intimidito e di poca presa televisiva, almeno rispetto a Renzi.

Più in generale, secondo Zagrebelsky se vincesse il SÌ rischieremmo una deriva oligarchica. Non è un’esagerazione paventare svolte autoritarie?

Ogni ritocco alla Costituzione ne indebolisce l’intento democratico. Siccome è  la migliore possibile, al punto di essere continuamente disattesa, ogni ipotesi di riforma diventa restaurazione di un potere meno democratico. Pure da inapplicata, preferisco tenerla così, una via aperta verso il suo traguardo.

Non crede che la situazione italiana sia ben diversa da quella, ad esempio, turca e la nostra democrazia sia sostanzialmente più sana?

Al peggio non c’è fine e la democrazia turca si è suicidata consegnando la maggioranza al sultano Erdogan. La Turchia non c’entra nulla con i casi nostri, noi siamo malati di corruzione. È il guasto del nostro Paese, questa è la tirannia penetrata nelle fibre della società, che produce inerzia.

Per Salvatore Settis – che ha scritto una lettera all’ex presidente Giorgio Napolitano – questa riforma coincide in alcuni punti essenziali con la riforma Berlusconi-Bossi. Lei che ne pensa?

Non me ne intendo, non mi ricordo e non mi sono interessato di quella faccenda. Non chiamerei riforma alcuna legge che sia provenuta da quel duo.

In sostanza, lei manterrebbe in vita il bicameralismo paritario? Non crede che la “navetta” tra le due Camere rallenti l’iter legislativo e serva maggiore semplificazione?

L’iter legislativo sa essere molto spedito quando fa comodo – aumento di denaro ai parlamentari, per esempio – dunque non è un problema di bicameralismo. Queste due Camere rigurgitano di inquisiti, nocivi e ricattabili, questo è il problema.

Il Senato, secondo la riforma renziana, passa da 315 a 100 esponenti ma godranno dell’immunità parlamentare. Una giusta scelta garantista o così rischiamo un Parlamento pieno di indagati?

Voglio credere che il prossimo Parlamento sarà meno pieno di indagati di questo. Mentre, di principio, resto favorevole alla immunità di un parlamentare, tutela che può decadere per voto stesso del Parlamento in caso di incriminazione.

(6 ottobre 2016)


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32 Commenti

  1. Forse occorre spiegare il senso della frase , bellissima come solo lui riesce a fare, dell’equivalente laico di un testo sacro. E qui ci aiuta Calamandrei, che nel suo discorso sulla Costituzione del 1955, la definisce “Il testamento di centomila morti’ e ancora ” un programma politico CONCORDATO” che avrebbe dovuto indurre a maggior cura e rispetto nella sua revisione, nel metodo , nella forma e nella sostanza. Oltre ai discorsi di piccolo cabotaggio che negli slogan del Sì sì ravvisano, quello che fa rabbrividire é la sostanza, mascherata da frasette di antipolitica in stile grillino: si passa bellamente da democrazia parlamentare a governo parlamentare. Il sistema che risulta ha un sostanziale sbilanciamento verso il potere del governo, che alla fine ha l’ultima parola. Io voto NO.

  2. Che tristezza vedere e leggere che le ragioni del no dipendono dalla idiosincrasia nei confronti di Renzi e non dalla “difesa” della NS. Costituzione. Quanti di coloro che voteranno no danni che le modifiche sottoposte al referendum sono relative alla IIA parte e ciò per poter realizzare quanto previsto nella Ia parte, quella dei principi fondanti che è bellissima e questa si intoccabile?

  3. Che tristezza vedere e leggere che le ragioni del no dipendono dalla idiosincrasia nei confronti di Renzi e non dalla “difesa” della NS. Costituzione. Quanti di coloro che voteranno no danni che le modifiche sottoposte al referendum sono relative alla IIA parte e ciò per poter realizzare quanto previsto nella Ia parte, quella dei principi fondanti che è bellissima e questa si intoccabile?

      1. Gabriella tornatore

        Il linguaggio sarebbe rimasto (e non rimaneva) meramente colloquiale anche con l’uso del modo giusto. Non è una questione di opinioni si chiama grammatica.

  4. basterebbe solo questo pezzetto d’intervista per capire:”…non ha competenze specifiche in materia, lo ammette lui stesso, ma è sicuro che questa classe dirigente – con la corruzione ormai diffusa nelle istituzioni – non sia legittimata e idonea a revisionare la Carta: “Considero la Costituzione italiana l’equivalente laico di un testo sacro, perciò intoccabile”, ci dice.”

  5. Seriamente… anch’io sono propensa a votare NO, in primis per la mia antipatia nei confronti di Renzi. Però in questi giorni mi chiedo se non sia il caso di votare SI. Da tempo vorrei mandarli a casa tutti, proprio tutti. La legislazione italiana è lunga e alla fine passano le leggi più assurde, ugualmente. Paghiamo i Senatori fino a cent’anni, perché il non lavorare li rende longevi. Non sarebbe il caso di mandarli a casa per davvero? Se considero poi che tra i senatori c’è pure Giovanardi, la scelta non dovrebbe essermi difficile. Eppure la è.

  6. Ho letto la prima parte … “non sono esperto in materia ma voto no contro Renzi” … ecco perché l’Italia va in rovina, c’è ne fosse uno che da delle ragioni nel merito ( ieri Salvini ridicolizzato dalla Boschi, settimana prima era toccato ad Onida , Zagrebelsky perde il confronto con Renzi …) forse in realtà, a prescindere dalla fede politica chi dice no ha davvero poche motivazioni.

    1. (Albertini)Il senatore Ncd pretende di essere salvato dal processo penale per calunnia aggravata ai danni del magistrato Robledo: “Se la maggioranza non mi sostiene tolgo i miei voti”. Il caso, raccontato da Repubblica, esplode nella giunta per le immunità del Senato. Ma è solo l’antipasto di quel che succederà con la riforma che estende agli amministratori le prerogative parlamentari. “Un nodo irrisolto e pericoloso”, spiega il costituzionalista Antonio D’Andrea

    2. “Il problema nasce con la scelta di cambiare la composizione e il metodo di elezione dei nuovi senatori ma non le garanzie immunitarie connesse alla carica, così come definite dall’art. 68 della Costituzione”. Non è una questione da poco, perché “quella prerogativa non discende più da una effettiva capacità rappresentativa dell’elettorato e comporta una evidente estensione delle deroghe al principio di legalità e uguaglianza che un pilastro su cui si fonda lo Stato”.

    3. Sebastiano Chierchia se dice “ecco perché l’Italia va in rovina, c’è ne fosse uno che da delle ragioni nel merito” allora ci spiega perchè da 2 anni e otto mesi più i sei mesi di Letta (voluti entrambi da Napolitano) questo paese è ancora fermo sullo “zero virgola”? Dovrebbe -visto che governa Renzi- essere l’esatto contrario. De Luca ha espresso la sua opinione chiara e limpida: “voto NO per mandare a casa Renzi” visto che il referendum l’ha personalizzato a sua immagine e somiglianza. Adesso visto che i consensi sul PD e sul SI sono scesi fa come sua abitudine ha sempre da quando ha dato la spallata a Letta: fare l’esatto contrario. E io mi dovrei fidare di un parassita simile?

    4. Non c’è nulla di più ridicolo e tragicamente pericoloso di uno che si rimangia continuamente la parola da capo del governo. Che promette di non personalizzare, che invita a stare nel merito e poi minaccia di autoesiliarsi se perde il referendum. Solo due giorni fa Renzi ha ripetuto il refrain del “se perdo cambio mestiere”, come se ne avesse uno.

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