Così a Voghera la ‘ndrangheta affilava affari e vendette

(l’articolo di Nicoletta Pisanu, fonte)

Marco Ferrentino
Marco Ferrentino

Quel pugno dato alla sua ragazza andava vendicato. E per questo, il rivale è stato accoltellato in pieno centro a Voghera. Ferocia e violenza traspaiono dalle quasi tremila pagine del provvedimento di fermo spiccato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha portato a bloccare quarantuno persone in tutta Italia con l’accusa di affiliazione alla ’ndrangheta. Pagine che raccontano il perché del coinvolgimento nella vicenda giudiziaria degli otto vogheresi arrestati. Marco Ferrentino, 36 anni, è considerato dagli inquirenti «il reggente e capo carismatico dell’omonima cosca», si legge nelle carte giudiziarie, «distribuendone i relativi proventi ai sodali e gestendo ‘la cassa comune’». Il cugino Francesco, 26 anni, secondo le accuse «nella vicenda afferente l’accoltellamento compiuto da Giuseppe Dimasi ai danni di M.F. (estraneo all’inchiesta, ndr) in data 4 dicembre 2014, pur rimasto estraneo al fatto, diventerà il punto di riferimento per gli spostamenti di Pasquale Dimasi, fratello di Giuseppe, assicurando il mutuo soccorso tra i sodali in caso di controffensive da parte di gruppi criminali avversi». La vicenda si riferisce all’accoltellamento successo in viale Montebello. La natura delle cause che hanno portato all’atto violento, sono spiegate dalle intercettazioni. M.F. aveva aggredito la compagna di Pasquale Dimasi, sua ex moglie, scatenando la vendetta: «L’ha stroppiata sì, si è fatta male ed è scappato, gli faccio dove scappi?», racconta al fratello. Poi aggiunge: «Chiama chi devi chiamare e digli di arrangiarsela lui!», secondo gli inquirenti riferendosi alla necessità di avvertire Marco Ferrentino di quanto accaduto.

A Voghera sono state sequestrate tre imprese edili che secondo le accuse servivano per coprire affari illeciti e per questo gli indagati si erano affidati a un prestanome. Parlando di problemi relativi alle firme di alcuni assegni in virtù di questa pratica, Giuseppe Dimasi intercettato spiega a Marco Ferrentino: «Quando vieni quassù devi farti subito la delega e deve salire anche ‘chidu pecuruni’», riferendosi secondo gli inquirenti al prestanome. La costituzione di una società di import di riso, di cui risulta agli inquirenti socio il vogherese Fabio Aschei, indagato, era legata al business della droga. Aschei viene intercettato mentre un indagato calabrese spiega che per formare la società è necessario l’aiuto economico dei Ferrentino: «Il bambinello Gesù (Marco, ndr) deve portare i doni anche se non è ancora Natale». Droga che circolava anche a Voghera. Le intercettazioni riportano il consiglio di Francesco Ferrentino a Diego Freitas De Siqueira, 30enne, indagato, che secondo le accuse stava movimentando gli stupefacenti. Ferrentino gli suggerisce di non passare dal ‘carro armato’ in via Gramsci, per la presenza della polizia: «Non passare di là, cambia strada, non vorrei che ni mungianu». Usa il termine mungere, in dialetto, secondo l’interpretazione degli inquirenti, per indicare il tocco degli agenti durante l’attività di perquisizione.

 


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