Si sbellicavano per Berlusconi. E ora hanno Trump.

“Italia: spaghetti, pizza, mamma, Berlusconi”. Come ridevano gli americani negli anni d’oro del berlusconismo. “Ma come fate con Berlusconi?”, “perché Berlusconi?”, ogni volta con Berlusconi pronunciato con la erre che cadeva e quattro elle polposissime. Gli Usa non si sono mai risparmiati quando c’era da fare ironia sulle gaffe internazionali di Silvio Berlusconi mentre era in carica alla Presidenza del Consiglio italiana e anche le testate giornalistiche (video e della carta stampata) hanno prodotto moltissimo materiale così è normale che oggi, con Trump diventato Presidente, Silvio ricompaia.

“Pensate che Trump sia un disastro? Chiedete di Berlusconi agli italiani”, titolava il primo agosto di quest’anno il quotidiano The Local: nel suo articolo il giornalista John Henderson analizzava “la storia che si ripete” per “mettere in guardia tutti quelli che hanno intenzione di votare Donald Trump”. Sempre con l’obiettivo di mettere in guardia gli elettori americani aveva scritto, quest’estate, anche Eric J. Lyman, firma di peso di USA Today, che in Italia ha vissuto e lavorato per alcuni anni proprio a cavallo del periodo d’oro del berlusconismo: “gli italiani – scriveva Lyman il 3 luglio 2016 – offrono un avvertimento a tutti i cittadini americani ì: pensateci due volte prima di votare Trump”. “I due hanno molto in comune. – scrive USA Today – Sono entrambi miliardari arricchitisi nel settore immobiliare che si sono presentati in politica incarnando il senso del “nuovo” e promettendo di mettere al servizio del Paese il proprio fiuto per gli affari per rivitalizzarne l’economia. Entrambi sono sfacciati e sicuri di sé, con una reputazione di grandi donnaioli. Entrambi vedono nell’immigrazione la colpa dei mali dei propri Paesi e si dimostrano impermeabili alle gaffe che avrebbero sicuramente affondato un politico comune.” “Hanno anche una preoccupazione in comune: – ironizza Lyman – entrambi sono ossessionati dai propri capelli”.

Ancora più pesante è Washington Post che in un pezzo di Rula Jebreal (dal titolo eloquente “Donald Trump è l’America di Silvio Berlusconi”) costruisce parallelismi: “Basterebbero lezioni di storia recente della politica italiana – scriveva il WP il 21 settembre scorso – per preoccupare gli elettori americani sulla possibilità di una vittoria di Donald Trump”. E poi: “chiedete agli elettori italiani che hanno trascorso ben nove anni governati da Silvio Berlusconi che è stato il più longevo primo ministro d’Italia. Ha iniziato come un demagogo ricco sull’orlo del fallimento, la sua celebrità – come per Trump – si è costruita nel campo immobiliare e dell’intrattenimento popolare. Berlusconi si è presentato come uomo forte ma con l’atteggiamento del pacchista, vendendo false promesse di ricchezze e grandezza per tutti. Come Trump Berlusconi si è presentato da estraneo della politica promettendo di riportare il Paese agli standard internazionali che gli competono. «Io sono il Gesù Cristo della politica. Mi sacrifico per tutti» diceva Berlusconi e così Trump ci promette di diventare «il più grande presidente degli USA che sia mai sabato creato»”. Il pezzo non si limita alla cronaca ma lancia anche un appello: “È urgente che l’America impari la lezione italiana. Quando l’Italia ha sottovalutato Berlusconi ritenendolo solo un buffone ignorante, una figura comica inadatta a guidare un Paese alla fine non riuscì comunque a fermarlo”.

(il mio editoriale per Fanpage continua qui)


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