‘Ndrangheta in salsa brianzola: arrestato “l’invisibile” Paolo De Luca

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Alla fine è diventato visibile: i carabinieri di Monza hanno arrestato Paolo De Luca, 46 anni, detto ‘il boss invisibile’, uomo della ‘ndrangheta in Brianza legato alla cosca degli Stagno. De Luca, residente a Seregno, è stato arrestato con le accuse di associazione mafiosa, detenzione di armi, detenzione di stupefacenti e calunnia aggravata, insieme a Alessandro Colacitti, un pregiudicato di 34 anni, e alla madre di quest’ultimo, una settantenne originaria di Catanzaro, entrambi residenti a Seregno.

I carabinieri hanno agito in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Milano, su richiesta del pm della Dda Paolo Storari. De Luca amava definirsi ‘il boss invisibile’ perché, sebbene sfiorato da almeno tre indagini per mafia, era riuscito a uscirne sempre pulito. La prima volta era stato durante le indagini di ‘Infinito’, quando alcuni collaboratori di giustizia avevano fatto il suo nome agli inquirenti. Inoltre, aveva precedenti per detenzione di stupefacenti: l’anno scorso nel suo furgone sono stati ritrovati 15 chili di marijuana.

Le indagini dei carabinieri erano partite nel marzo scorso, a seguito di un sequestro di armi effettuato a casa della donna. In quell’occasione, erano stati sequestrati tre fucili da guerra, una mitraglietta dotata di silenziatore e due pistole automatiche, di cui una Beretta con matricola abrasa. In un primo momento madre e figlio si erano intestati la paternità delle armi, poi hanno ritrattato, accusando una persona del posto estranea ai fatti. I due erano stati denunciati per calunnia, con l’aggravante di aver mentito per difendere De Luca.

Gli inquirenti hanno accertato i suoi legami con il clan Stagno di Monza, cui si era affiliato nel 2005 facendo da padrino a Nazzareno, figlio di Antonio Stagno. Inoltre aveva contatti con la potente famiglia Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia), e con i Gallace di Guardavalle (Catanzaro). De Luca era diventato l’uomo di fiducia dei vibonesi, cui aveva riferito di violazioni del codice mafioso da parte del clan Cristello, rivale agli Stagno. Da quel momento aveva smesso di lavorare, e dal 2008 il suo compito era di curare la security di alcuni locali notturni della zona, controllando i traffici di droga nella zona e garantendo ai mafiosi il controllo del territorio. Secondo gli investigatori, De Luca si preoccupava anche di far arrivare in Calabria le “ambasciate” quando qualcuna delle famiglie rivali tentava di prendere il sopravvento.

(fonte)


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