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Ops, l’Economist vota no. E le cavallette e i diluvi, quindi?

img_0031L’Economist si schiera senza senza se e senza ma per il No al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. La posizione viene espressa in un editoriale a corredo di un articolo sulla situazione politica italiana nel nuovo numero in uscita. “Questo giornale ritiene che gli italiani dovrebbero votare no” – scrive l’Economist spiegando che “la modifica alla costituzione promossa da Renzi non affronta il problema principale, cioè la riluttanza dell’Italia a fare le riforme. Inoltre, sottolinea il giornale, “le dimissioni di Renzi non sarebbero la catastrofe che molti in Europa temono” e gli italiani e l’errore principale è stato commesso dal premier che ha “creato la crisi collegando il futuro del governo al test sbagliato”. “Gli italiani – prosegue l’Economist – non avrebbero dovuto essere ricattati ” e il presidente del Consiglio “avrebbe fatto meglio a battersi per migliori riforme strutturali”.

La critica dell’Economist è puntuale e nel merito. “Ogni eventuale beneficio è comunque secondario rispetto ai rischi. In cima a questi – rileva il giornale – il pericolo che nel tentativo di fermare l’instabilità che ha dato all’Italia 65 governi dal 1945, si crei un uomo forte eletto al comando”. Il settimanale punta il dito in particolare con la riforma del Senato non più elettivo. “Molti de suoi membri sarebbero consiglieri regionali e sindaci” quando “regioni e comuni” sono gli “strati di governo più corrotti”, concedendo loro anche l’immunità. Questo – si spiega – renderebbe il Senato “un magnete per la peggiore classe politica”.

Il giornale evidenzia quindi i rischi concreti in caso di vittoria del No. “Le dimissioni di Renzi non sarebbero la catastrofe che molti in Europa temono. L’Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come già accaduto in passato. Se in ogni caso la vittoria del No al referendum dovesse innescare il disfacimento dell’euro, allora sarebbe il segnale che la moneta unica è così fragile che la sua distruzione sarebbe solo una questione di tempo”.

(Fonte)


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35 Commenti

  1. Economist dice anche – strano, non lo vedo scritto da Cavalli – che se la riforma passasse il “rischio è che alle prossime elezioni l’Italia sia governata da Grillo e da M5S, un movimento di sconclusionati che vuole un referendum per uscire dall’euro” (traduzione mia).

    Perché questa frase viene sistematicamente omessa dai commentatori che sbandierano l’articolo di Economist come l’arma finale contro il Sì?

  2. Arroganza del giornalista che con argomentazioni sommarie (che ci stanno) arrive a conclusioni assolute (che proprio non ci stanno!!)? Oppure scelta editoriale? Non saprei. Sta di fatto che un giornalista bravo me lo immagino molto più “socratico” e che noi italiani piccoli piccoli stiamo sempre a prostrarvi a questo minchia di economist

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