#SaveAleppo: cosa possiamo fare (e il senso della politica)

La tragedia di Aleppo è sotto gli occhi del mondo, anche se il mondo sembra preferire parlarne poco e male. Un città distrutta e civili che fuggono sono l’immagine di una sconfitta umana prima che politica. La politica, appunto: ieri con Pippo, Stefano e gli altri ci siamo interrogati a lungo su cosa avremmo potuto fare e come intervenire. Shady Hamadi (che è uno dei bei incontri che la vita mi ha regalato in questo ultimo anno) ne ha scritto qui. Ma noi? Concretamente?

Oltre alle pressioni politiche al governo abbiamo aperto due sottoscrizioni (le trovate qui): una serve, tramite ONSUR, a finanziare l’acquisto di una ambulanza (il costo preventivato è di 3.000 euro) che opererà, non appena possibile, nelle zone più critiche di Aleppo e l’altra per finanziare l’accoglienza in Italia di rifugiati siriani al momento presenti a Beirut, attraverso i canali umanitari già attivati da Mediterranean Hope (si tratta di profughi in situazione di particolare fragilità, portati in Italia in sicurezza e introdotti a percorsi di inclusione).

È poco, lo sappiamo, e terribilmente in controtendenza rispetto a chi ci vorrebbe convincere che restare umani sia debole, stupido e addirittura pericoloso; eppure in poco tempo siamo già vicinissimi all’obbiettivo. Ed è confortante sentirsi parte di una comunità che ci assomiglia, credetemi. Se volete dare un mano lo potete fare qui, se volete partecipare alla nostra comunità qui trovate tutti i modi per esserci. Buona giornata, intanto.


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