Ah, tra le le altre cose il figlio di Poletti copia gli articoli degli altri. Anche.

(ne scrive Claudio Paudice per Huffington Post):

Parole che però suonano come già sentite. Perché identiche a quelle usate dall’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro nel suo articolo del 16 dicembre 2008 sulla morte dell’imprenditore Carlo Caracciolo, fondatore della Società Editoriale La Repubblica che ha dato il via alle pubblicazioni del quotidiano di Largo Fochetti. Scriveva Ezio Mauro:

Perché (Carlo Caracciolo, ndr) conosceva […] quella chimica arcana con cui il giornale dà quotidianamente forma a se stesso, dal primo abbozzo del mattino all’urto pieno e aperto con i fatti, infine al momento in cui gli avvenimenti esterni e la cultura interna si fondono in una selezione, creano una gerarchia, diventano un disegno, formano un’idea: e danno vita non a un fascio di notizie stampate, ma ad una ricostruzione organizzata e a una reinterpretazione appassionata della giornata che abbiamo attraversato, della fase che stiamo vivendo.

ezio mauro

Nel suo articolo Manuel Poletti copia l’intero passaggio, riferendolo non a Caracciolo (morto il mese prima) ma alla sua nuova esperienza editoriale. E infatti l’unica differenza sta in “giornata” che nell’editoriale del figlio dell’attuale ministro del Lavoro si trasforma in “settimana” (dal momento che si tratta di un settimanale).

poletti

È solo uno dei casi che avrebbero fatto guadagnare, secondo chi ha avuto modo di lavorare con lui, la fama di “Mr Copia e Incolla” a Manuel Poletti, figlio del ministro finito nell’occhio del ciclone per le sue frasi su quei giovani andati all’estero alla ricerca di opportunità che a volte “è meglio togliersi dai piedi” . Frase poi definita “infelice” dallo stesso ministro che si è scusato per aver usato quell’espressione.

Poletti jr, prima di diventare direttore dei settimanali delle Coop, ha fatto la “gavetta” come tanti altri giornalisti. Nel 2004 era in forze alla redazione di Bologna dell’Unità. Il 22 ottobre di quell’anno al suo caporedattore arrivò una lettera (di cui l’Huffington Post è in possesso) in cui veniva segnalato un plagio a firma Manuel Poletti. La segnalazione era stata inviata da un giornalista di un settimanale locale e denunciava un copia e incolla pressoché integrale di un suo articolo pubblicato il 16 ottobre 2004 e apparso quasi identico su L’Unità tre giorni dopo, il 19 ottobre. Non solo: veniva fatto notare come lo spiacevole inconveniente si fosse ripetuto più volte in passato.

È accaduto a Massimiliano Boschi, per esempio. Anche lui, giornalista nel 2004 per il settimanale legato al mondo rosso delle coop Sabato Sera, ha pubblicato un articolo il 14 febbraio 2004 quasi integralmente “ricopiato” su L’Unità di Bologna quattro giorni dopo, il 18 febbraio. E anche questo portava la firma di Manuel Poletti. Contattato dall’Huffington Post, Boschi ha confermato la paternità dell’articolo e i “copia e incolla” operati dal figlio dell’attuale ministro.

Nel 2009 Manuel Poletti è diventato direttore del nuovo SetteSere, nato dalla fusione con Sabato Sera Bassa Romagna che pure aveva guidato fino a quel giorno. La decisione dell’editore, la cooperativa Bacchilega, di designare il figlio dell’attuale ministro e all’epoca presidente nazionale di LegaCoop, indusse una decina di giornalisti a fare armi e bagagli e a lasciare il settimanale nel quale avevano lavorato molti anni.

Andarono via dal giornale il direttore, quattro caporedattori e diversi collaboratori, sbattendo la porta. Nella lettera di commiato ai lettori scrissero:

“La fusione è stata decisa senza neppure presentare un progetto editoriale e un piano di fattibilità economica, forzando il voto dell’assemblea dei soci con tempi, modalità e scenari propri più di un blitz che non di una discussione serena. È stata una decisione presa rifiutando a priori, e spesso irridendo, qualsiasi tentativo della redazione faentina di formulare eventuali controproposte che salvaguardassero la qualità e la territorialità del giornale”.

(continua qui)


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18 Commenti

  1. A me pare (pare) che questq cosa di accanirsi contro i figli, come se le “colpe” dei padri dovessero per forza ricadere sulla progenie (così, per puro stupido odio propagandistico) sia quantomeno ridicola.
    Ergersi a superiori morali e non solo (e farlo da soli) puntando a ottenere qualcosa non per propri meriti ma facendo leva sui presunti demeriti degli altri è un metodo da ragazzini (con tutto il rispetto per i ragazzini) e da incapaci oltre che da persone con l’educazione pari a un troglodita.
    Oggettivamente andare a spulciare nella vita altrui per poter sparare merda a vista per non far notare che non si hanno argomenti (se non qualche foto profilo da finto intellettuale) rende molto l’idea di che piccoli uomini siate.
    I perfetti uomini di questo tempo: spalatori di merda su FB perchè nella vita reale siete insicuri.
    Un salutone! Continuate a masturbarvi cerebralmente tra di voi, dandovi pacche sulle spalle per rassicurarvi.

    1. Giulio Cavalli oggettivamente è da 20 anni che prende soldi pubblici. Eppure ve ne accorgete solo ora. In più se commettesse reati andrebbe denunciato. Ma a chi di dovere.. non fare articoli per i big likes su FB.
      Non è per niente difficile, no. Ma mi pare che per voi lo sia. In maniera esagerata

    2. Non prende soldi pubblici da 20 anni. Ci si accorge ora perché non ci sono schiere di giornalisti di inchiesta che cercano gli articoli copiati sui settimanali locali, ahimè. Non si scrive solo di ciò che va denunciato e decide evidentemente il caporedattore dell’Huffington Post che questa sia una notizia. Poi sui “big likes” di fb, beh, sarebbe bello capire chi sono i tuoi “voi”. Buona serata.

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