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‘Ndrangheta: così hanno preso Antonino Pesce

Nelle prime ore di oggi 29 gennaio 2017, in Gioia Tauro (RC), i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria unitamente a quelli della locale Compagnia Carabinieri, collaborati da militari dello Squadrone Cacciatori Calabria, hanno tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria su conforme richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, Pesce Antonino, 34 anni, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Prevenuto, latitante dal luglio 2016 quando si era sottratto ad un provvedimento di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Vulcano”, condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza reggina, veniva individuato all’interno di un’abitazione sita nella zona marina del comune della piana, al termine di minuziosa attività d’indagine condotta dalla Stazione Carabinieri di Gioia Tauro, supportata dalla Compagnia, unitamente al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia.

In particolare attraverso attività tecnica e l’imprescindibile patrimonio informativo della Stazione Carabinieri, si è riuscito ad individuare la presenza del latitante nell’abitazione ove si era recato verosimilmente per incontrare la compagna ed i figli. Il prevenuto, all’atto dell’irruzione dei militari, ha tentato di disfarsi, lanciandola dalla finestra dell’abitazione, di una pistola, poi prontamente recuperata dagli operanti. L’arma è risultata essere una pistola semiautomatica in ottimo stato e perfettamente efficiente, completa di caricatore e relativo munizionamento, provento di furto perpetrato in Civitanova Marche (MC) nel 2015. Successivamente non ha opposto ulteriore resistenza. Il Pesce è ritenuto, anche a seguito dello stato di detenzione di altri familiari, il reggente dell’omonima cosca, nonché colui che si occupava dell’approvvigionamento delle risorse finanziarie, principalmente gestendo l’attività di importazione di cocaina dal Sudamerica e curando l’esfiltrazione della stessa laddove importata da altri e stoccata in container sbarcati al porto di Gioia Tauro, amministrando tali risorse finanziarie e distribuendole ai vertici della cosca detenuti ed ai loro familiari. Inoltre lo stesso curava i rapporti con le altre cosche in particolare quella dei Bellocco e dei Molè, più in generale svolgendo le funzioni di organizzatore e promotore della cosca. Medesimo contesto veniva tratto in arresto per il reato di favoreggiamento personale Belcastro Tonino, di anni 53, nullafacente, già noto FF.OO., proprietario dell’abitazione ed ivi presente all’atto dell’irruzione dei Carabinieri. Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati associati presso la casa circondariale di Palmi.

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