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Intanto in Islanda l’uguaglianza di paga tra uomini e donne è legge

(Ne scrive Repubblica e, se l’avete notato, qui se n’è parlato pochissimo)

Già da decenni all´avanguardia nelle politiche di gender equality (parità di diritti e opportunità tra sessi) la piccola, dinamica Islanda è da ieri il primo paese al mondo ove è in vigore una legislazione dura e coercitiva, la quale obbliga tutti i datori di lavoro privati e pubblici a provare che donne e uomini ricevono la stessa retribuzione a parità di qualifica. La legge, approvata poche settimane fa dall´Althingi, il parlamento islandese, e ora pubblicata sulla gazzetta ufficiale, è definitivamente operativa. E i datori di lavoro, se non tremano, sanno di dover stare bene attenti: il controllo del rispetto della gender equality salariale non è solo teorico. E´affidato a controlli della Lögreglan (polizia), della tributaria e al limite anche allo Squadrone vichingo, il reparto scelto delle forze dell´ordine.

E´una grande vittoria per Frida Ros Valdimarsdottir, che da anni guida il particolare tipo di sciopero di protesta delle donne: hanno lasciato tutte compatte il lavoro, da un capo all´altro della bella isola di appena 330mila abitanti, circa due ore e mezza prima della fine dell´orario lavorativo quotidiano, tempo che grosso modo era calcolato come l´equivalente della differenza retributiva a pari qualifica a vantaggio dei colleghi maschi. “Il problema e la discriminazione esistono ancora”, dice la dsignora Valdimarsdottir. Aggiungono Yrsa Sigurdardottir e Gerdur Kristny, le due più famose scrittrici locali, tradotte in tutto il mondo in decine di lingue: “E come se non bastasse spesso le aziende e i poteri pubblici tendono ad affidare a donne lavori meno qualificati”. Senza parlare delle violenze domestiche celate nell´intimità nell´Islanda profonda, nella provincia lontana da Reykjavík piccola ma vivacissima metropoli centro della vita giovanile.

Il governo centrista si è deciso ad affrontare il problema, con una legge dura appunto. I datori di lavoro saranno sottoposti a controlli e dovranno anche di loro iniziativa fornire documentazione sufficiente per ottenere la certificazione ufficiale di azienda o istituzione che davvero rispetta la parità retributiva tra gender. “Siamo decisi ad abbattere le ultime barriere retributive legate al gender in ogni posto di lavoro”, afferma citato dal New York Times il ministro degli Affari sociali e dell´uguaglianza, Thorstein Viglundsson, “la Storia ha mostrato che a volte se vuoi il progresso sei costretto a imporlo dall´alto contro chi vi si oppone”.

L´Islanda già oggi è ai vertici nelle classifiche mondiali della gender equality. Metà dei ministri sono donne, le leggi sulle quote rosa funzionano, il paese scandinavo fu il primo al mondo ad avere già decenni fa una capo dello Stato donna, Vigdis Finnbogadottir, e massiccia è la presenza di talenti femminili nel mondo accademico e nella letteratura che vanta il maggior numero di scrittori per abitante nel pianeta intero. L´ottanta per cento delle donne lavora, le casalinghe sono una piccola minoranza. Ma le discriminazioni sussistono, con differenze retributive ingiustificate, a pari qualifica, tra il 14 e il 20 per cento a vantaggio degli uomini.  E le donne hanno meno potere economico degli uomini. Controlli e richiesta di certificazioni inizieranno l´anno prossimo, e verranno completate entro il 2022. La Confindustria locale esprime lieve dissenso: “Le aziende dovrebbero fare di piú per le donne nel loro interesse ma non obbligate per legge”, afferma il suo direttore generale Halldor Thorbergsson. Ribatte il ministro Viglundsson: “Combatteremo come vogliamo, noi eletti dal popolo, ogni vested interest (interesse radicato e celato di gruppi di potere, in tal caso i maschi, ndr) per quanto tempo e costi ciò ci imponga”. La forte crescita economica, la tradizione femminista, lo spirito solidale tutto scandinavo della società, aiuteranno probabilmente la riforma.


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