Il tifo sui morti? No, grazie, la solidarietà non russa

La ferocia come legittima difesa? No. Grazie. Vale dentro un piccolo bar di campagna, vale dentro la tabaccheria rapinata, vale a San Pietroburgo, vale ovunque dove ci siano vittime che non hanno nulla a che vedere con le guerre che si giocano sopra le loro teste o sotto i piedi.

Alla notizia dell’esplosione nella metropolitana di San Pietroburgo (11 morti finora, all’ora in cui scrivo) insieme alle ovvie farneticanti felicitazioni di terroristi e paraterroristi si è dispiegata anche una certa malcelata soddisfazione per la punizione che quei morti indirettamente avrebbero compiuto nei confronti di Putin.

È il solito giochetto di chi convinto delle proprie ragioni crede di avere diritto a una ferocia, chissà perché, più nobile della ferocia degli altri. Quando il dramma succede per quelli che politicamente o umanamente sentiamo più vicini diventiamo ipersensibili alle ombre della solidarietà troppo timida o simulata mentre se accade per qualcuno che non amiamo allora lasciamo spuntare le unghie e affiliamo i canini.

No, grazie. Grazie, no. Sarò banale e buonista nel ricordami che morire per una bomba sia terribilmente crudele e ingiusto in qualsiasi nazione. Sarò miope nel credere ancora, ed esserne fermamente convinto, che un rivolo di sangue non abbia mai giustificazioni. Mai.

Buon martedì.

(continua su Left)


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