Verrà la storia a presentarci il conto. E ce ne vergogneremo

Lisa Bosia Mirra è una deputata del Gran Consiglio del Canton Ticino in Svizzera ed è stata condannata per “ripetuta incitazione all’entrata, alla partenza e al soggiorno illegale”. Il reato di solidarietà (che ha percentuali di condanna che fanno invidia ai reati di mafia e corruzione) si sarebbe consumato nell’agosto-settembre scorso quando Como era diventato un accampamento a cielo aperto di rifugiati bloccati alla frontiera.

Lei sulla sua pagina Facebook scrive:

«Sono stata zitta a lungo ma adesso sono pronta a raccontare a chiunque abbia la voglia e il tempo di ascoltare quello che ho visto a Como: delle ferite ancora aperte, delle donne stuprate, dei minori respinti. Di come quel parco antistante la stazione si sia trasformato nella dimostrazione più evidente della fine di qualunque umanità. E di come fosse impossibile fare diversamente da come ho agito. Perché quello che pesa, infine, più dell’ingiustizia, è il privilegio. Il privilegio di quel passaporto che permetteva a me di tornare a casa, a me che non ho fuggito la guerra, che non ho mai patito la fame, che non ho rischiato la vita nel deserto. Io tornavo a casa e loro restavano al parco. Anche quella ragazza il cui fratello era morto nel naufragio dell’imbarcazione sulla quale viaggiavano entrambi; anche quell’uomo che aveva trascorso dieci mesi attaccato ad un muro da una catena. Non la tiro lunga, sono a Belgrado, anche qui disperata umanità senza diritti. È come sempre più utile fare che parlare ma sono pronta a raccontare, ma non è una bella storia.»

 

(continua su Left)


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