Di romanzi difficili e “pubblici da coltivare”

Definitivo Giulio Mozzi (acuti  come sempre) su letteratura e pubblico:

E poi, non posso dimenticare il giorno in cui un dirigente di Einaudi (mica di Newton Compton), alla mia disperata domanda: “Ma insomma, che cosa volete che vi proponga?”, mi rispose: “Mi dispiace dirlo, ma vorremmo dei libri non tanto grossi, con un protagonista nel quale ci si possa identificare senza indugi, una vicenda lineare, e alla fine un messaggio di conforto”.

Giulio Mozzi prova a sviscerare il senso dell’ostile nella letteratura in un post che ha aperto una bella discussione e, credetemi, vale la pena leggere. È qui.

Per me, per quel poco che conta, vale la frase di un fraterno amico direttore editoriale di un editore ultimamente in classifica che mi disse (di Mio padre in una scatola da scarpe) che era troppo “complesso” per entrare in classifica. So che sta leggendo Santamamma. Chissà che ne dice.


Also published on Medium.

Un commento

  1. Daniel Di Schuler

    Sono talmente d’accordo con Mozzi che scrivo quel che scrivo. E lo faccio da decenni. Mi fregò Barthes con quel suo discorso su libri leggibili e libri scrivibili … .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *